FEMMINICIDIO, IL NEOLOGISMO DEL XXI SECOLO: QUANDO UN TEMPO IL TERMINE UTILIZZATO ERA “SCOMPARSE”

Storia di quelle donne che sono state uccise due volte: in vita e nella morte, seppellite soltanto nelle nostre memorie.

Elena Vergari, Agnes La Roux e Margherita Bisi. Ma anche Erika Ansermin, Tatiana Ceoban e la figlia Elena. Queste donne sono tutte scomparse e sulla loro fine c’è anche la parola “omicidio”. Ma quando non c’è un corpo, dicono non si sia neppure il crimine. Dove sono i loro corpi? Oggi l’indignazione sarebbe stata tanta. Molti, come per Giulia Cecchettin, sarebbero scesi in strada per manifestare. Ma la parola “femminicidio” non faceva ancora parte del nostro lessico povero, oltre che patriarcale.

MANUELA TEVERINI, LA PICCOLA ELISA ED HARRY POTTER

Una mamma scompare. Il suo nome è Manuela Teverini. Vive con la sua famiglia nelle campagne di Cesena. Una casa bellissima, arredata secondo il suo gusto. Ma ora quelle stanze sono vuote, tristi. Costante Alessandri, il marito della donna, ha riferito che la sera del 5 aprile 2000 si sarebbe addormentato accanto alla figlia Lisa e che quando si è svegliato, entrando nella camera da letto, avrebbe notato l’assenza della moglie. Nessuno quella notte aveva dormito in quel letto matrimoniale e in casa non mancava nulla, tranne l’auto. Cinque ore dopo uno dei fratelli di Manuela trova la sua Fiat ‘Uno’ blu parcheggiata nei pressi della stazione di Cesena. Lisa attende che la sua mamma torni, ma una mamma come Manuela non avrebbe mai abbandonato sua figlia. Sorvegliando Costante, gli investigatori hanno scoperto che l’uomo, pochi giorni prima della scomparsa della moglie, aveva accertato presso un’agenzia l’esistenza di una polizza sulla vita stipulata da Manuela. La sera della scomparsa i due litigarono. Manuela da tempo chiedeva il divorzio perché stanca dei tradimenti del marito. Le prostitute erano il suo vizio più grande, qualcosa di incontrollabile. Nei mesi successivi alla scomparsa, l’uomo aveva iniziato una relazione con una donna slava. Il cerchio si stringe. In un’intercettazione l’uomo confessa l’omicidio. Il magistrato manda le ruspe a casa di Costante per cercare il corpo di Manuela. Niente da fare, del corpo nessuna traccia. L’uomo, sapendo di essere tenuto sotto controllo, avrebbe “sfidato” gli investigatori pronunciando quelle frasi. Per lui, Manuela sarebbe andata via, stanca di quella vita così grigia e monotona. Nel frattempo, la figlia di Manuela e Costante è stata affidata ai parenti della donna scomparsa. “Per anni mi sono sentita come Harry Potter” dice alle telecamere di Chi l’ha visto?. Gli anni passano, ma di Manuela non c’è traccia. Il marito viene processato. Anche la piccola Lisa è contro di lui. La Corte di Cassazione lo condanna a 20 anni per omicidio. “Ora ci dica dove l’ha messa”, dicono le sorelle della donna. Lisa attende ancora la sua mamma, mentre vaga nei cimiteri immaginando la sua mamma in una di quelle lapidi.

LA STORIA DI ROBERTA, SCOMPARSA IN PIGIAMA E PANTOFOLE

Due occhi di ghiaccio che sembrano guardarti dentro, come se attraverso la sua foto Roberta Ragusa, scomparsa a 44 anni, dicesse “Cercatemi ancora”. Sposata, due figli, vive a San Giuliano Terme dove gestisce una scuola-guida adiacente alla propria abitazione. Il marito ha riferito che, intorno alla mezzanotte del 13 gennaio, al momento di andare a letto lei si è trattenuta in cucina per scrivere la lista della spesa che dovevano fare insieme il giorno dopo. Alle 6:45 il marito si è svegliato e si è accorto che la donna non era a letto. Gli abiti che avrebbe dovuto indossare erano ancora in camera, mentre mancavano il pigiama rosa e le ciabatte. Possibile che Roberta sia andata via in pigiama e pantofole? Inoltre la porta di casa non era più chiusa a chiave come la sera prima e in giro c’erano tutti i suoi effetti personali: cellulare, documenti, chiavi, soldi, borsetta. I telespettatori di Chi l’ha visto? Dicono di averla vista in giro per l’Italia. Forse i compagnia di un uomo, o più di uno. Le strade vengono tappezzate con le sue foto. I protagonisti restano quegli occhi che sembrano cercare qualcuno, forse il colpevole. Dopo anni di vane ricerche, si arriva alla più crudele delle ipotesi: è stato il marito, è lui il colpevole. Lo è per tutti, tranne che per i figli e per la sua Sara, donna con la quale aveva intrapreso una relazione extraconiugale. Anche per lui 20 anni di reclusione. Chissà se Roberta conoscesse queste parole: “Ehi, occhi blu. La verità è che senza tante parole io sento i brividi, i brividi d’amore”.

UNA NOTTE DI DICEMBRE

Il fumo che si alza nel cielo in una fredda notte di dicembre del 1996. Francesca Caputo scomparsa da Voghera, aveva un marito e due figli. Una famiglia perfetta, ma i litigi tra i due coniugi erano tanti, troppi. Dopo l’ennesima discussione, la donna – secondo il marito – se ne sarebbe andata. Da allora di lei non si è più saputo niente. A ventotto anni dalla scomparsa, è ancora fitto il mistero sulla sua sorte. Gli investigatori, che in un primo momento avevano indagato sul marito per omicidio, hanno dovuto rivedere le loro ipotesi. Un terribile sospetto spegne anche la più forte delle speranze: nella fonderia dove lavora il marito c’è puzza “di carne bruciata” dicono i presenti. L’uomo avrebbe gettato la moglie nel forno. Ma la parola femminicidio non ha ancora un volto, nemmeno un nome. Francesca scompare portando con sé gli errori di una società coniugata al maschile: avrebbe voluto separarsi, ma i figli? Avrebbe voluto guarire da quel dolore che costudiva nella sua gola, dove vennero trovati due noduli, ma per il marito lei era “pazza”. Francesca avrebbe voluto vivere, o quantomeno che qualcuno dicesse che lei fosse stata vittima di un femminicidio. Francesca così avrebbe riavuto la sua dignità. Invece è scomparsa, e basta.

 

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