Per gli 80 anni dalla scomparsa di Marinetti, si inaugura una mostra dedicata al Futurismo.

Filippo Tommaso Marinetti è uno dei più celebri esponenti del Futurismo italiano. Scomparso proprio il 2 dicembre del 1944 a Bellagio, sul Lago di Como, per un arresto cardiaco. In realtà è noto anche per la sua vicinanza al fascismo, ma per lo più lo si ricorda per l’enorme contributo che ha portato all’arte e alla poesia, rendendo possibile l’avvicinamento di oggetti più moderni al mondo poetico. Proprio grazie al movimento futurista, alcuni oggetti bellici o tecnologici hanno potuto trovare uno spazio all’interno dell’arte. Sebbene i primi valori del movimento erano già scomparsi alla morte di Marinetti, oggi si vuole ricordare questo movimento letterario artistico con una mostra estesa su 4mila metri quadrati a Roma.
Tempo e tempio
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Gnam-C) inaugura “Il tempo del Futurismo”. Si tratta di una mostra spettacolare che celebra gli 80 anni dalla scomparsa di Filippo Tommaso Marinetti. Con 4000 mq di esposizione, 26 sale, 350 opere e prestiti da 70 musei, include quadri, sculture, arredi, film, libri, manifesti, un idrovolante, automobili e due installazioni. Una mostra enorme. Il nome vuole riprendere un gioco di parole, ovvero “tempo” e “futuro”, ma a questo punto anche “tempio” sarebbe stato molto indicato. Curata da Gabriele Simongini, la mostra punta sulla qualità artistica, senza intenti ideologici, offrendo un tributo al Futurismo unico nel suo genere. Non c’è bisogno di ricordare la fazione politica, soprattutto se al centro dell’attenzione è esclusivamente l’arte.

Modernità e poesia
Sarebbe difficile al giorno d’oggi pensare di rendere poetico uno smartphone, un profilo social o un treno ad alta velocità. Sarebbe strano pensare che questi oggetti possano avere all’interno di sé qualche tipo di poeticità. Si trattano di oggetti grigi, solidi, più funzionali che poetici. Eppure, ai suoi tempi, Marinetti aveva conferito ad oggetti simili un posto all’interno della sua poesia. Non solo: aveva attribuito anche ad alcuni suoni una poeticità nuova. Se prima di allora le onomatopee utilizzate erano rare, ma al contempo più leggere, Marinetti utilizza suoni forti e prorompenti. Questo era volto soprattutto a trasmettere la forza e il dinamismo dei tempi in cui stava vivendo il poeta. Celebre è la poesia onomatopeica “Zanh Tumb Tumb”, per esempio.
Cyber-poetry
Al giorno d’oggi la poesia non sembra trovare spazio se non all’interno di canzoni. La poesia viene apprezzata sono da un piccolo pubblico di nicchia. Eppure, movimenti simili al futurismo si trovano ancora. Se Marinetti ha messo in poesia la guerra, la velocità, le macchine, ci sono poeti contemporanei che hanno cercato di mettere in poesia il computer, il web, il pixel. La resa potrebbe non essere uguale e non trovare il gusto di molti, ma è una poesia sperimentale che sicuramente ha trovato l’interesse degli studiosi. Viene chiamata “cyber-poetry” o “computer poetry” ed è un misto di poesia scritta e di altri media. Uno dei maggiori esponenti è stato, per esempio, Philadelpho Menezes, così come l’italiano Fabrizio Venerandi.