Dove è arrivata la letteratura nel 2024? analizziamo Han Kang, premio Nobel per la letteratura

Dove è arrivata la letteratura oggi? Quale miglior risposta che quella della scrittrice coreana più apprezzata degli ultimi tempi.

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Han Kang è la nuova vincitrice del premio Nobel per la letteratura. È stata premiata per la sua “prosa poetica” e per il tema della “fragilità umana”. Attraverso Lezioni di Greco del 2023, esploriamo alcuni aspetti del romanzo al giorno d’oggi.

IL ROMANZO PSICOLOGICO/ LA TERAPIA

La storia in sé è una storia di crisi: una donna che in momenti inaspettati della sua vita non riesce più a pronunciare né pensare parole umane. Lei lo chiama “il silenzio” e alcune domande del terapista diventano spunti per creare la storia della sua vita. In Italia siamo abituati a questa forma che ha trovato fortuna con Svevo. Anche la protagonista rinuncerà alle cure, troppo costose e lunghe. Sulla trama di Lezioni di Greco ci sarebbe molto da dire: Aristotele si chiedeva cosa fosse un essere umano. Se è un’entità con una precisa forma e che può sentire, parlare e vedere, allora nessuno di quelli che si muovono nel romanzo è un essere umano.

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L’ESOTICO/ LA TRADUZIONE

Ma il romanzo non è un romanzo psicologico in sé e non si limita al resoconto di un caso clinico. Non a caso, nelle grandi metropoli orientali troviamo che la letteratura sembra resistere al conformismo imposto dell’Occidente di uno stampo modernista ormai banale. La risposta di Kang è una combinazione di idee e modelli, dal romanzo epistolare al monologo preso in prestito dal teatro. Il mondo coreano non serve più da “esotico” ma si avvicina. Questa nuova prospettiva ci deve anche abituare alla traduzione, mentre nuove letterature ed il loro canone si fanno strada in Occidente. Una critica ricorrente è stata l’inesattezza della definizione “Kafka coreana”. I lettori non sentono più l’esigenza di questi paragoni “occidentalizzanti” perché sono di grande pigrizia. “Han Kang è Han Kang”, recita un ammiratore.

LA PROSA/ LA POESIA

Al giorno d’oggi la poesia non riceve grande interesse, cosi si è trasferita nella prosa. Una prosa semplice ma non per questo non lavorata. Non realista ma sognatrice di continue metafore e visioni. Ci fa pensare alla poesia di Saba, ma sarebbe un pensiero tutto italiano, chiaramente la scrittrice si riferisce alla concentrazione aggettivale della poesia cinese e giapponese. Anche i titoli sono evocatori, ci fanno pensare alle opere d’arte contemporanea, il cui titolo non spiega l’opera ma ne aiuta ad interpretare il significato. Chiaramente anche la traduzione deve rendere questo effetto, dato che non tutti possono leggere il coreano. Come dice la nostra poetessa nel libro: “il linguaggio muove i polmoni e la gola e la lingua e le labbra, fa vibrare l’aria mentre vola verso chi ascolta. La lingua si secca, la saliva schizza, le labbra si screpolano”. Il linguaggio è proprio “un modo infinitamente più fisico di toccare.”

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