In questo periodo di crisi del turismo, leggiamo Orazio per riscoprire la bellezza dei luoghi sconosciuti e la filosofia della semplicità.

Quinto Orazio Flacco andava in “vacanza” durante il mese di agosto. L’usanza è molto antica ma oggi paesi come l’Italia sono vessati dal turismo eccessivo che crea inflazione e disordini. Di conseguenza, molti non vanno in vacanza. Per fortuna, leggere Orazio e curare il proprio animo è gratis. Impariamo insieme come prendere le ferie con filosofia.
LE VACANZE DI ORAZIO
Quinto Orazio Flacco nasce nel 65 a. C. in un luogo tra l’Apulia e la Lucania, corrispondenti alla Puglia e alla Basilicata odierne. La sua origine è umile, il padre era un cosiddetto liberto, uno schiavo liberato dal padrone. Ebbe l’occasione di studiare nell’Urbe e viaggiare molto, anche in Grecia, prima di diventare uno scriba, “impiegato” dello Stato. Le sue poesie hanno raggiunto l’immortalità che lui si augurava, in particolare l’Ode a Leuconoe, in cui invita a “cogliere la giornata” (più conosciuto come “carpe diem”). Ma le sue Epistole sono forse l’opera più personale, una fonte preziosa di riflessione e di inquietudini di un uomo del suo tempo. Si tratta di lettere scambiate con i suoi amici: Orazio ci scherza, li istruisce, ma soprattutto critica una società di apparenze, di chi vuole ostentare grandi viaggi ma di scarso valore. Le epistole vengono perlopiù scritte “in vacanza”, o meglio dire nei giorni di riposo. Gli antichi romani avevano feste sacre per tutto l’anno ma il mese di agosto ne era pieno. Questo era stato consacrato proprio ai tempi di Orazio da Augusto, il primo Imperatore, di cui prendeva il nome. Tutta la scansione temporale romana era basata sull’agricoltura: ad agosto finisce il raccolto e ci di riposa per la semina e la vendemmia. Questo aspetto è molto importante: tutti i romani, anche i moderni cittadini della capitale, devono sapere che la loro vita è legata ai campi. Alcune epistole sono una vera e propria dedica alle bellezze sconosciute della sua terra.

UN’ODE ALL’ITALIA
Del luogo in cui trascorrere il proprio tempo libero, Orazio ne fa una questione filosofica: la vita trascorsa a riposare al fresco è migliore di quella dei ministri. Bisogna fuggire dalle ricchezze. Con orgoglio, descrive a Quinzio il suo amato podere in Sabina: per metà della giornata è illuminato dal sole e per l’altra metà sta all’ombra del colle e degli alberi; questi forniscono ottimi frutti e ci sono ghiande in abbondanza per il bestiame, mentre un breve corso d’acqua rallegra l’animo. Si tratta della piccola Licenza, in provincia di Roma, dove ancora oggi si possono visitare i resti della sua villa (che in latino significa “casa di campagna”). La piccola cascata locale dovrà aver ricordato ad Orazio la sua Venosa, nella Basilicata più rurale. A settembre, quel riposo così dolce riconsegnerà il poeta, rinvigorito, al suo amico. Un’altra villa di Orazio potrebbe essere a Vacone, in provincia di Rieti, perché da lì si vede il monte Soratte, proprio come lui dice di vederlo nelle sue odi, quando inneggia a scacciare il freddo bevendo del buon vino sabino. L’inverno è bello anche a Baia, dove Orazio adora fare i bagni freddi, al contrario di tutti che, come oggi, preferiscono i bagni estivi. Ma più di tutte la terra sabina è meglio delle caotiche Lesbo, Smirne, Colofone. In queste grandi capitali greche e turche si potevano visitare templi e scambiare merce esotica. Quando scrive al suo amico Bullazio, Orazio mostra di conoscere la zona; infatti ribatte che preferisce a questi grandi poli la piccola Lebedo, un villaggio ionico di scarsa importanza ma dove la vita deve essere più calma e quindi più piacevole. Da qui, seduti al sicuro, si potrebbe ammirare il mare in tempesta, che è bello da guardare solo quando il pericolo è lontano.
LA FUGA DEL TEMPO
L’overtourism, il turismo eccessivo verso alcune località molto gettonate, è oggi molto dibattuto. Questo fenomeno ha già scatenato proteste da parte dei cittadini in Spagna. E come biasimarli: una città sovrappopolata da forestieri genera sia inflazioni che disordini pubblici. In Italia, Milano è la terza città per sovraffollamento al mondo. Nel Sud è particolarmente diffuso il caso di luoghi che diventano così costosi da essere vivibili solo per ricchi visitatori (la famosa Capri ma anche la Puglia). E come non pensare ai numerosi vandalismi verso opere italiane dal valore inestimabile. Per non aggiungere, poi, che un misto tra situazione caotica e inflazione costringe molti a restare a casa e a sentire quella che i cittadini del network chiamano FOMO, “Fear of missing out”, la paura di perdersi le esperienze. Questa paura non è nuova perché affliggeva anche Bullazio, Quinzio e Fosco. Una delle cose che Orazio non può sopportare è che il tempo è breve e fugge, e gli uomini hanno anche il coraggio di sprecarlo in cose futili e per far piacere agli altri. Lui invece è felice stando vicino alle paludi pontine, come scrive al suo Bullazio “inseguiamo su navi e su quadrighe la felicità: ma quel che tu cerchi è qui, ad Ulubra, se non ti manca l’animo equilibrato”.