Turisti che arrivano, turisti che vanno: quanto potrebbe influire il fenomeno sulla nostra società?

Ci voleva il genio del regista Gabriele Salvatores per raccontare un mondo che cambia, ancor prima che questo mondo cambiasse. Erano gli anni Novanta, con la globalizzazione alle porte. Scopriamo il perché.
IL MAR EGEO META PER TURISTI (E MILITARI)
Non erano otto turisti, ma otto militari italiani che hanno ricevuto l’ordine di presidiare un’isola greca, apparentemente deserta. Gli abitanti, infatti, ci sono eccome e sono tutti vecchi e donne. Il malfunzionamento della radio, unico mezzo che avrebbe potuto fare da ponte col mondo esterno provocherà l’isolamento totale. Soltanto tre anni dopo, a causa dell’atterraggio di un ricognitore in avaria, il gruppo viene informato che Mussolini è caduto e che gli alleati adesso sono gli americani, quelli che prima avrebbero dovuto uccidere. Tutti, meno Farina, che sposa la prostituta Vassilissa, tornano a casa malvolentieri. Molti anni dopo il tenente Montini, ormai invecchiato, riceve l’invito di Farina per tornare sull’isola. Una volta approdato quello che trova è un paesaggio totalmente mutato, stravolto dal turismo di massa. Sembra quasi non riconoscere più quelle spiagge e quei cieli che per tre anni furono la sua ‘prigione’ naturale per lui che, insieme ai suoi compagni, presero la decisione di nascondersi. Ora, quel rifugio fatto di aree verdi, scogliere e mari senza confine, è meta annuale per i turisti.

I TEMPI CHE CAMBIANO
Viaggiare approfittando dei prezzi vantaggiosi, delle mete più ambite al passaparola che ti porta ad acquistare un volo last minute per Ibiza. Il turismo di massa coinvolge un grande numero di persone che si recano negli stessi luoghi che possiedono un gran numero di alberghi, B&B e…movida. Si tratta di un’invenzione del nostro secolo che ha portato città anche ‘sconosciute’ a diventare mete ambite per i turisti. Quello che il viaggiatore cerca, oltre il divertimento, paradossalmente è anche la pace e la tranquillità. Ecco che quindi isole come quella dei nostri protagonisti vengono ‘divorate’ dal turismo di massa. Basti pensare che in Italia, secondo l’Agenzia nazionale del turismo nel 2023 solo in alberghi e strutture ricettive, escludendo dunque gli alloggi affittati da privati, gli arrivi turistici sono stati 125 milioni (+5,5% sul 2022), con gli stranieri che rappresentano ormai il 50,2% del totale (fonte: Avvenire)Ma quando queste località vengono risucchiate dal vortice del turismo di massa, che cosa succede?
DETURPARE IL PAESAGGIO (E IL RICORDO)
Come spiegato da Tomaso Montanari, rettore dell’università per stranieri di Siena, il turismo di massa è diventato:
“Un’industria estrattiva che internalizza i profitti ed esternalizza i costi, genera un enorme impatto ambientale e pregiudica altri settori sociali e produttivi. L’economia turistica si serve di catene tanto complesse quanto perverse: da un lato, grandi attori (piattaforme digitali, multinazionali, fondi di investimento, società immobiliari, ecc.) mossi esclusivamente da interessi speculativi e logiche di profitto, e, dall’altro, una gigantesca mole di forza lavoro precarizzata, sfruttata, senza garanzie né diritti”.
Per non parlare poi delle strutture convertire in alloggi per turisti, causando una vera e propria emergenza abitativa. Inoltre, anche i turisti hanno un impatto sull’ambiente. Pensate, infatti, ai mezzi coinvolti per spostarli, alle costruzioni di strutture per accoglierli ecc. Che quell’isola nel mar Egeo, rifugio per quegli otto soldati, sia stata una delle prime vittime? Chissà. Resta difficile, quando si è avvolti dalla nostalgia, ricordare un luogo per quello che era, visto che al suo posto troveremmo un parcheggio. Resta l’emozione, racchiusa in un ricordo che nessuno, oltre noi, potrà visitare.