Morire (dal ridere): i limiti oggettivi della satira.

Esiste un limite alla risata? Si può ridere di ogni cosa? Sono tante le domande che potremmo porci e potremmo persino arrivare a delle conclusioni, ma ognuno si farà la propria opinione. A difendere, a tal proposito, le opinioni altrui ci sarà un diritto, nato per segnare un confine e allo stesso tempo per valicarlo.
UNA BOMBA AD OROLOGERIA
Tette al vento, genitali in vista e preservativi come ostie. Qualcuno potrebbe pensare trattasi di una rivista pornografica, ma i disegni in questione altro non sono che le copertine della nota rivista francese Charlie Hebdo. Molti commentano quello che succede nel mondo utilizzando fiumi parole, loro invece si perdono nella semplicità delle immagini, creando vignette ad effetto dai significati talmente chiari da essere quasi crudeli. I disegni di Chalie Hebdo mostrano un mondo alla pari, dove politici e preti vengono mostrati senza veli o ‘vantandosi’ di stragi quali l’incidente di Notre Dame. La loro è satira che, in questi casi, sembrerebbe essere una giustificazione piuttosto che un’etichetta. Quando ad essere raffigurati furono però figure ecclesiastiche, in molti cominciarono a storcere il naso, tanto da far indiavolare le comunità cristiane. Mentre venivano vendute copie con Gesù avere rapporti sessuali col Padre eterno ed Erdogan prendere la corrente immerso in una vasca da bagno, una branca yemenita affiliata ad Al-Qāʿida organizzava il primo di una lunga serie di attentati che avrebbero piegato la Francia e terrorizzato non solo i francesi, ma l’intera Europa. Ad essere apparso sulla famigerata rivista, fu anche Maometto, a tal punto da diventare una star delle piccole edicole parigine. I morti furono tanti, uccisi non dai proiettili quanto piuttosto dalle loro stesse mani, dalle loro stesse native con cui raccontavano una società bigotta e oramai secolarizzata. L’abbraccio di solidarietà fu talmente forte da scaldare i cuori di tutti, ma soltanto per poco tempo. Un anno dopo la strage apparvero diverso vignette a detta degli utenti ‘raccapriccianti’, dove i vignettisti di Charlie Hebdo disegnano le vittime del terremoto di Amatrice come se fossero strati di una grande lasagna. Panico, internet si scatena. Ad ottobre l’attacco di Hamas, ma le vignette dedicate alla terribile vicenda che vede centinaia di migliaia di palestinesi morire sono apparse, ma per poco tempo. Neppure in copertina, ma tra le pagine. Ma non si poteva ridere su tutto? Adesso andiamo noi ad analizzare e ‘disegnare’ i limiti.

IL DIRITTO DI SATIRA A PICCOLI MORSI
Fino ad ora abbiamo parlato di satira e sul fatto che molti reputino che sia indifendibile. In verità a difenderla c’è proprio il diritto alla satira. In Italia è riconosciuto come diritto soggettivo di rilevanza costituzionale, poiché rientra nell’ambito di applicazione degli articoli 21, 9 e 33 della Costituzione, che tutelano rispettivamente la libertà di pensiero ed espressione, lo sviluppo della cultura e la libertà di creazione artistica. L’uso di espressioni lesive della reputazione altrui è legittimo se giustificato dalla manifestazione di un dissenso che concerne l’opinione o il comportamento del soggetto preso di mira. Si ha, tuttavia, diffamazione se l’opera satirica attribuisce all’oggetto della satira una condotta illecita o moralmente disonorevole, poiché la satira come ogni altra manifestazione del pensiero, non può infrangere i diritti fondamentali della persona, la quale possiede il diritto all’onore e al decoro. Ad essa sono comunque posti due limiti: uno interno in funzione alla notorietà del personaggio, poiché si presume abbia rinunciato a quella parte del proprio diritto alla riservatezza direttamente correlata alla sua dimensione pubblica dato che ha scelto la notorietà come dimensione esistenziale del proprio agire. Infine, un limite esterno legato al messaggio satirico in sé. La propagazione di notizie destinate per legge al segreto od alla riservatezza o comunque idonee a creare notevole imbarazzo o grave disagio nell’ambito familiare, professionale e sociale, e così via non sono proprie per la satira.
MATITE COME ARMI
Si deduce in definitiva che la satira non può tradursi in diritto al libero insulto, superando il limite della correttezza del linguaggio e del rispetto della dignità umana. La Cassazione ha quindi tentato di limitare la satira più dal punto di vista dello scopo che da quello del tono utilizzato. Il linguaggio essenzialmente simbolico e frequentemente paradossale della satira, in particolare di quella esercitata in forma grafica, è svincolato da forme convenzionali, per cui è inapplicabile il metro della correttezza dell’espressione. Una caratteristica del diritto di satira è che per essere tale deve muoversi nella direzione di qualsiasi potere. Certe questioni, come quella palestinese, sono talmente bollenti che nessuno vorrebbe scottarsi. Quindi la satira deve rivolgersi verso l’alto e non basso altrimenti non è satira. Tocca Presidenti e Papi spogliandoli di ogni loro autorità. Restituisce colpe ai dogmi come farebbe qualsiasi altro giudice quando ha tra le mani il proprio imputato. Ecco che quindi le parole si trasformano in armi, proiettili.