Una storia che puzza di 1920: studenti manganellati a Pisa durante una manifestazione pacifica

Cosa distingue l’uomo da un animale? Secondo gli ultimi sviluppi scientifici, uno degli elementi principali è il linguaggio, il mezzo attraverso cui esprimiamo bisogni, desideri, pensieri e,soprattutto, opinioni. La linea di demarcazione tra i due regni però, non è sempre così netta, specialmente quando si tratta di persone che, anziché parlare, preferiscono usare i manganelli.

In un 2024 che profuma di 1968, leggiamo i fatti del 23 febbraio facendo capo alla Costituzione italiana .

PISA 1968

Lo scorso 23 febbraio Pisa e Firenze sono state teatro di violenti scontri tra forze dell’ordine e studenti, scesi in piazza con qualche slogan ed un paio di striscioni per sensibilizzare le comuni coscienze circa il dramma umanitario che si sta consumando a Gaza sotto gli occhi tutti. Ma come ogni contraddizione che si rispetti, a parlare di pace si finisce con il volto sporco di sangue, si finisce inseguiti e minacciati dalle forze dell’ordine che a suon di manganelli ricordano ai giovani studenti la loro posizione nella piramide sociale. C’è chi la chiama legge del più forte, chi parla di ordine pubblico, chi parla di istigazione all’antisemitismo o chi, addirittura, non parla affatto. Il risultato,comunque, rimane invariato:come fossero bestie, degli studenti sono stati massacrati da coloro che dovrebbero difendere. Il motivo? L’essere pacificamente scesi in piazza per manifestare il loro dissenso, per esprimere un’opinione, per esercitare il loro diritto alla libertà, per tentare di risvegliare dalla profonda anestesia un mondo che sembra crollare, giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo. In un’Italia troppo attenta alle rocambolesche avventure della “royal family” nazionale, le forze dell’ordine e il Governo sentono la necessità di caricare studenti e studentesse con ideali e chiudere le loro bocche, implicitamente suggerendo che questo non è un lavoro per loro, giovani che non sanno di cosa parlano e non hanno la capacità di intervenire in un dibattito così importante come quello palestinese. Ma da quando per scendere in piazza è necessario valutare le proprie competenze e su di esse stabilire la possibilità di esercitare un diritto sancito dalla Costituzione? Probabilmente da quando chi dovrebbe farsi garante dei suddetti diritti ha preoccupazioni più importanti, sconosciute a noi comuni mortali e, perché no, anche ad alcuni di loro.

LA CARTA FONDAMENTALE

Mentre nel resto d’Europa si stava cercando di rimettere insieme i pezzi stracciati dal dramma del nazismo e della Shoah, in Italia nasceva la Repubblica. Quel 2 giugno 1946 apriva negli animi di tutte e tutti la speranza di un futuro, scenari possibili e non di un domani che, di certo,sarebbe stato migliore di ieri. In seguito al primo referendum a suffragio universale della nostra storia, si sentiva l’urgenza di restituire a cittadine e cittadini ciò che troppo tempo prima qualcuno gli aveva portato via: il diritto, in tutte le sue forme. È da ciò che nasce la Costituzione, primo seme di una realtà nuova che, avendo ancora troppo vividi i ricordi di ciò che era stato, si impegnava a non ripetere. Proprio per questo autori e autrici del Documento fondamentale del nostro Stato, si impegnarono a redigere 139 Articoli di stampo socialista, che riunissero le diverse voci in un unico ed armonico coro da cui nessuno sarebbe dovuto rimanere escluso. Uno dei punti più importanti riguarda la libertà di espressione di cui l’Art. 21 si fa garante:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Ciò che permette alla libertà di espressione di concretizzarsi, è la possibilità di manifestare come è scritto nell’Art. 17:

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.”

Le uniche armi presenti a Firenze e Pisa erano quelle delle forze dell’ordine e dire che la manifestazione non fosse autorizzata, di certo, non sottintende l’assoluzione. Purtroppo quello che sta accadendo in Medio Oriente riporta alla mente terribili scenari in nome dei quali si tenta di non ricreare terreno fertile ma ,chiaramente, impedire di parlare in televisione o di esercitare un diritto non è la strada giusta. Nel tentare di non ripetere si sta dimenticando ciò che è stato, non sembra un ossimoro?

IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ

Gli adulti sui giovani hanno sempre da ridire, mettono costantemente in luce la loro incapacità di sviluppare un pensiero critico, di stare al mondo, di sedere al “tavolo dei grandi”. Allora per quale motivo si interviene con la forza? Se il potere dei giovani è così insignificante, perché non si lascia loro la possibilità di esprimersi? Perché la voce, la massa, l’unione e la rabbia fanno paura. La storia è piena di rivoluzioni che hanno sovvertito l’ordine preesistente, è piena di giovani che hanno popolato le piazze intonando canti e sfilando sotto gli uffici dei grandi saggi del nostro tempo, lottando e incassando quei colpi che sembrano nulla difronte alla prigionia di un’esistenza condotta in silenzio. Per ogni pecora c’è sempre un leone, c’è sempre chi è disposto a sacrificare tutto per un ideale che come una passione perpetuamente ardente nel petto, deve essere gridata e, soprattutto, non deve essere zittita. Ciò che è accaduto a Pisa e Firenze è un’ulteriore dimostrazione di quanto i diritti che fanno capo a quella Sacra Carta osannata da chi non fa altro che infangarla, vengano gradualmente sottratti senza che nessuno se ne renda conto, almeno finché non si arriva a situazioni estreme. In poche ore sono state vanificate le lotte portate avanti in nome della libertà, sono state calpestate le tombe dei morti che hanno sacrificato la propria vita combattendo per un futuro migliore, in cui ognuno avrebbe dovuto avere la possibilità di alzare la mano per esprimere la propria opinione. Le idee sono ciò che rendono unici, il proprio essere, la propria mente ed il proprio pensiero. E allora gridate, lottate, macinate chilometri voi che avete coraggio, non date la possibilità agli inconsapevoli di prendere il sopravvento. Hannah Arendt ha scritto un capolavoro sulla banalità di un male perpetrato da esecutori spersonalizzati che, come fossero boia ipnotizzati, portano avanti una  battaglia per conto di altri che non hanno abbastanza coraggio di affrontare le criticità di un sistema che sta collassando su se stesso. Ebbene cari giovani, in questa banalità, che voi siate l’eccezione.

Lascia un commento