Indaghiamo su come l’evoluzione dei media ci ha portato a designare un futuro politico pericoloso tanto quanto apocalittico.

Polibio ne sapeva una più del diavolo: lo storiografo greco ha saputo costruire un disegno che spiegherebbe più di altri le motivazioni per cui una forma di governo tramuti nella sua versione peggiore. Ma ha saputo davvero predire ogni forma di governo o gliene sarà sfuggita qualcuna? Scopriamo quale.
L’ANACICLOSI DI POLIBIO
Neanche il tempo di istituire una forma di governo che essa si tramuta nella sua forma ‘maligna’. È ecco perchè grandi autori classici, da Erodoto a Platone, hanno riflettuto chiedendosi quale possa essere la forma migliore di governo per uno Stato. L’illustre oratore dell’antica Roma, Cicerone, espose nel ’De re publica’ la teoria in base alla quale ogni forma di governo è destinata a degenerare secondo la commutatio e dice che ciò non accadrebbe con la costituzione mista, che garantisce aequabilitas quandam tra i rappresentanti di ogni classe. Aggiunge poi che l’unico motivo per cui la costituzione mista potrebbe fallire sarebbe da ricercare nelle gravi colpe dei cives. Per comprendere invece la teoria dello storico greco Polibio bisogna partire dal presupposto che ogni cosa in natura muoia. Esso, infatti, paragona le forme di governo al ciclo della vita, secondo le seguenti fasi: formazione (σύστασις), crescita (αυξησις), massimo sviluppo (ακμή), decadenza o corruzione (φθορά) e caduta o fine (τέλος). La prima fase è quella del regno e la sua degenerazione è da attribuire al fatto che gli eredi del re non sono in grado di rivestire tale carica, trasformandosi in tiranni. Quando è l’aristocrazia a prendere il sopravvento inevitabilmente si trasforma però in un’oligarchia e, poi, dal governo ‘dei pochi’, si passa a quello democratico ‘dei molti’. Anche quest’ultimo, però, degenera nell’oclocrazia, che è l’unica conseguenza negativa della democrazia se gestita da uomini senza scrupoli, rendendo poi necessaria la ricerca di un monarca che possa ristabilire l’ordine.

QUANDO LA TUA OPINIONE POTREBBE NON ESSERE LA TUA
Il processo di rimediazione ha fatto sì che non solo un media potesse subentrare e sostituirne un altro, ma ha fatto anche in modo che il media appena nato potesse accrescere il proprio potere. Ce lo insegna la storia, con l’insediamento della radio tanto quando la nascita del televisore, il noto “focolare elettronico”. Quest’ultimo, più di altri, è riuscito ad attirare l’attenzione di tanti e la curiosità di molti. Tra questi, tanti politici che hanno visto la nascente televisore come un’opportunità per far accrescere la propria popolarità. Non a caso furono proprio i principali personaggi storici del panorama politico a vincere le loro elezioni grazie al tubo catodico. Questi moderni oratori hanno saputo costruire la loro carriera proprio grazie ai consensi dei loro telespettatori. Eppure, il processo di propaganda televisivo non ha visto le stesse giustificazioni degli altri media a causa della sua aggressività. Per molti, la TV non educa, ma provoca. A volte insegna, ma tante altre volte lobotomizza. Questa forma di governo virtuale si chiama telecrazia. Eppure, nonostante molti abbiano già sottolineato i pericoli del televisore, quest’ultimo aspetto non è ancora stato tratto in analisi sufficientemente. Altri, invece, non ci credono ancora.
MA DAVVERO “TELEVISION RULES THE NATION”?
Era il 2005 quando il duo francese di musica elettronica Daft Punk pubblicarono Television rules the nation. Un unica frase ripetuta ossessivamente, quasi ad ipnotizzare l’ascoltatore. Un ritmo martellante ma allo stesso tempo incantevole. Attraverso la loro discografia, i Daft Punk hanno più volte profetizzato non solo la pericolosità della tecnologia, ma soprattutto come quest’ultima ci lobotomizzi, a tal punto da farci perdere le nostre più semplici caratteristiche che ci rendono umani. D’altro canto, l’album da cui è tratto il singolo si intitola Human After All. Trovare quindi uno spazio democratico dove esprimerci senza tuttavia perdere la nostra capacità di ratio sembrerebbe essere diventato un problema. L’ideale sarebbe una forma di governo nella quale ogni classe sociale possa sentirsi rappresentata. Attualmente il problema sembra essere quello di trovare una forma di governo per la nuova “società di internet”. Oggi la maggior parte di noi passa gran parte del proprio tempo davanti a un pc e, a causa della pandemia, questa situazione è andata peggiorando; però la rete, nonostante sia uno strumento comunitario e di partecipazione, ostacola il dibattito, che è alla base della vita civile, ecco perché è stata definita ‘un male senza la costituzione’. E per far sì che l’agorà virtuale non si trasformi in una bolgia senza regole, sarebbe opportuno l’aiuto di un novello Polibio per decidere quale forma di governo è necessario applicare.