Il “locus amoenus” è un topos letterario, eppure molte celebrità se ne appropriano per contravvenire al ritmo frenetico della fama.

Gli autori lo assumevano come perfetta ambientazione narrativa e i filosofi lo consideravano una concreta aspirazione di vita, ma perché costruirsi il proprio locus amoenus nel XXI secolo? vediamo cosa rappresenta per le celebrità del mondo moderno.
Il simbolismo del locus amoenus nella tradizione letteraria
E’ descritto come un luogo incantevole, scevro da ogni tipo di corruzione artificiale, ingenuamente primitivo o risolutamente distante; un luogo in cui la natura accoglie l’uomo alla stregua di piantagioni, ruscelli e animali, non in quanto entità privilegiata ma, anzi, privandolo di ogni sua caratterizzazione e, al contempo, della sua responsabilità civile e sociale.
Del locus amoenus affascina, oltre l’aura paradisiaca, lo stimolo inevitabile alla contemplazione, considerata al tempo degli stoici fonte di saggezza e comprensione della realtà.
In Orazio assume la configurazione dell’ “angulus”, uno spazio noto e sicuro per chi lo abita, il rifugio per allontanarsi dalle proprie paure e attenuare il pensiero sull’incessante scorrere del tempo e il sopraggiungere della morte. Virgilio ne fa un riparo adatto ai turbamenti amorosi di Cornelio Gallo, nella X egloga della raccolta, e Petrarca ritiene il locus amoenus l’unico spazio adatto ad accogliere le belle membra di Laura, la donna che ama.
Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
L’abbandono del topos
I lumi del ‘700, bramosi di modernizzazione, non avrebbero mai scambiato il fumo degli edifici industriali per un odore primitivo di erbe e fiori, così il topos del locus amoenus inizia a sfumare nei riferimenti letterari al mondo contadino. Un mondo che continua a promuovere gli elementi caratterizzanti del luogo ideale, ma distanziandosi sempre più dalla modernità.
L’illuminismo, il capitalismo, l’industrializzazione procedono inarrestabili ma in modo diseguale, generando “dislivelli culturali”, per cui la civiltà rurale continua ad essere contenitore di una bellezza autentica, ma al prezzo di restare fuori dallo sviluppo e subire il paternalismo di chi vede in quei valori e contesti paradisiaci solo una grande ingenuità.
Nell’epoca moderna non sarebbe stato possibile riproporre il modello dell’uomo immerso nel suo ambiente primitivo e paradisiaco, così il locus amoenus sviluppa nuove forme e nuovi protagonisti.
Il locus amoenus entra nella cultura pop
Brad Pitt e Angelina Jolie scelsero Villa Costanza, situata sulle colline della Valpolicella, per mantenere vivo il contatto con la natura. Il loro patrimonio gli permise una reggia, che seppur lontana dalla frugalità e semplicità del mondo rurale a cui si ispirava Virgilio, rappresenta il risultato di uno stesso moto atavico: la ricerca di pace.
Fabrizio de André nel 1976 impiegò i suoi investimenti nella costruzione di un luogo che fosse immerso nella natura, accogliente, piacevole, e che rispettasse l’idealizzazione del topos ameno, lontano dal caos cittadino e incontaminato. Realizzò così l’“Angnata” ossia il “piccolo angolo” dove trascorrere con la famiglia il resto dei suoi giorni. La proprietà si trova in Sardegna nella Gallura, e fu lui stesso ad identificarlo come un “paradiso”.

Un’oasi di pace può essere la soluzione
Ce lo dimostra Antonella Clerici, che non fa mistero della sua decisione: vivere in una casa nel bosco. Racconta in più interviste la sua necessità di fuggire dall’ambiente ristretto della provincia per soddisfare la necessità di emancipazione, ma sottolinea quanto, ad un certo punto della sua vita, fosse altrettanto necessario ritornare in un ambiente meno caotico.
Oggi vive nel bosco di Arquata Scrivia con la sua famiglia, in una casa circondata da alberi, immersa completamente nel verde. Potrebbe far pensare alla volontà di un allontanamento dalla vita pubblica, ma la conduttrice continua ad essere presente più che mai nelle famiglie italiane tramite social, interviste e programmi.
Le celebrità possono forse realizzare oggi, grazie alla loro disponibilità e ai mezzi di comunicazione tanto demonizzati dai conservatori, l’equilibrio perfetto a cui si aspira da secoli: ritagliarsi uno spazio di pace e serenità lontano dalla vita cittadina, senza che questo generi l’isolamento dalla comunità e rappresenti una comoda fuga dagli obblighi e dalle questioni della vita.
L’equilibrio trovato dimostra che il richiamo primitivo verso la concretezza della natura non si è dissolto, ma cerca squarci in cui farsi spazio, con la consapevolezza di oggi che gli stimoli della realtà non sono da evitare, ma da affrontare con i giusti mezzi e tempi.
