Su Spotify è presente una playlist, intitolata “Le parole delle canzoni”, messa a punto dalla Treccani per spiegare il significato di alcuni termini della lingua italiana.

Con più di 200 brani, per un totale di circa 14 ore di ascolto, la playlist dell’istituto dell’Enciclopedia italiana comprende brani di musica indie, pop e commerciale. Si tratta di un format innovativo che adoperando un social network, quale Instagram e quindi un canale popolarissimo tra i giovani, permette un dialogo tra un’istituzione accademica antica e il moderno panorama musicale. È un modo per dare voce al vocabolario e alle definizioni che esso contiene.
Il format
Ogni settimana, dal 2018, la Treccani, sceglie una parola di una canzone e ne spiega il significato. Sulla pagina Instagram ufficiale @treccanigram viene pubblicato un post che illustra la parola della settimana, il titolo della canzone e l’album da cui è tratta. Segue la citazione di una parte del brano in cui la parola compare, cui si aggiunge l’esplicazione della voce del vocabolario o dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere e Arti, partendo dall’etimologia. Inoltre, viene analizzato e commentato l’uso di quella determinata parola nel contesto musicale. Infine, viene inserito il link della playlist cui ogni settimana viene aggiunta una nuova canzone.

Parole e musica si incontrano
La prima canzone della playlist è Pesto di Calcutta, aggiunta l’8 luglio 2018, e tra le più recenti troviamo Alta Marea, Parafulmini, Insta lova… Recuperando i post sul profilo Instagram e scorrendo la playlist su Spotify è possibile individuare i nomi degli artisti più ricorrenti: in primis Calcutta (che appare una decina di volte), I cani, Brunori Sas, Ernia, Pinguini Tattici Nucleari, Gazzelle, Thegiornalisti, Franco Battiato, Mahmood, Fabri Fibra, Salmo, Madame, Marracash, Liberato, Elodie…
Per quanto riguarda le parole analizzate, ci sono:
- parole comuni come importante, aggettivo tratto dall’omonimo brano di Marracash; cenere tratta dalla famosissima canzone di Lazza; pastello da Pastello Bianco dei PTN; innamoramento in “Per due come noi” di Brunori Sas;
- voci come karma in “C!ao” di Rondodasosa e Nirvana in “Klan” di Mahmood; derviscio in “Voglio vederti danzare” di Franco Battiato; haiku in “House of Keta” di Populous, Myss Keta e Kenjii;
- voci antiche o regionali come pungicare in Kiwi di Calcutta oppure controra in “E te vengo a piglià” di Liberato;
- prestiti stranieri come glamour in “Baby soldato” de I Cani e sigle come ok in “Tutto ok” di Mecna e Frah Quintale; range in “Nuovo range” di Rkomi, Sfera Ebbasta e Junior K o réclame in “Blue jeans”di Franco 126 e Calcutta;
- nomi di personaggi come Maradona nel brano omonimo dei Canova.

Uno schema fisso
Nel post, tramite un carosello, vengono indicati la parola scelta, la canzone, l’album e l’artista di riferimento; nella terza slide, in genere, viene data la definizione, come nella voce di un normale dizionario. Si parte con le informazioni etimologiche messe tra parantesi quadre, cui si aggiunge l’indicazione della qualifica grammaticale del lemma (categoria di appartenenza e genere); si passa poi al significato (o ai significati numerati), agli usi, figurati e non.
Dopo l’illustrazione della voce del vocabolario o dell’enciclopedia, viene ripreso il contesto in cui la parola è stata utilizzata nella canzone e vengono spiegate le modalità e le motivazioni per le quali il narratore l’abbia usata, con un’accezione figurata o concreta, analizzando lo stralcio di testo in cui compare. Non mancano, poi, curiosità sui titoli delle canzoni o sui videoclip.
Questo format permette di imparare il significato di nuove parole, scoprirne altri di termini che già conoscevamo, riscoprirne un’accezione diversa o semplicemente avere il piacere di ritrovare una canzone a noi cara tra quelle proposte nella playlist della Treccani.
Non resta che mettersi le cuffie.