Credi che romanzi e poesie siano prodotti già confezionati? Scopriamo insieme perché non è così

Le opere letterarie non escono dalla penna pronte da pubblicare: conosciamo tre modi operandi.

Ci risulta sempre molto difficile rendere umano chi ci appare come estremamente distante, quasi fosse un idolo. Questo avviene anche con gli autori e le loro opere, troppo distanti nel nostro immaginario dal concetto di errore.

Prodotto confezionato

Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi, Vittorio Alfieri, Giovanni Pascoli, Francesco Petrarca – e si potrebbe continuare quasi all’infinito – sono alcuni dei più grandi autori che la storia della letteratura italiana abbia mai avuto.

Nella nostra memoria sono tutti cristallizzati intorno alle loro più grandi opere, da I Promessi Sposi a Myricae, dagli Idilli ai Rerum Vulgarium Fragmenta (il Canzoniere per intenderci), che ci appaiono come prodotti già confezionati, ancorati alla carta su cui li leggiamo, come se si trasferissero dalla penna dell’autore alla raccolta con un fiocco in testa.

Niente di più sbagliato.

1. Manzoni alle prese con i “panni in Arno”

Tutti conosciamo I Promessi Sposi – qualcuno potrebbe anche aggiungere ahimè – ma c’è una netta differenza tra conoscere il prodotto finito e confezionato, quello della storia tormentata e d’amore di Renzo e Lucia, ostacolata da molteplici poteri forti e molteplici cause incontrollabili, e conoscere le strade, moltissime, che Manzoni ha percorso per arrivare a quello che noi leggiamo o abbiamo letto sui banchi.

Poiché a scuola vengono ripetute come un mantra, sappiamo tutti che le edizioni del romanzo sono tre, quella del 1823, del 1827 e del 1840 – la definitiva. Ora, vi chiederete cosa cambia tra l’una e l’altra: tutto, ma non è sicuramente questo il luogo adatto a trattare ciò che è a tutti gli effetti un corso monografico universitario.

La prima peculiarità del nostro Manzoni è la modalità di autocorrezione. Tra il Fermo e Lucia (primo titolo del romanzo) e la seconda stesura passano pochi anni ma un lavoro instancabile: Manzoni, proprio come tutti noi a scuola, piegava il foglio a metà ottenendo due colonne sulle quali scriveva testo e correzioni. La peculiarità sta proprio nell’occupare la colonna di destra per il testo scritto e quella di sinistra per le correzioni. Lavorare su un testo del genere farebbe andare via di testa anche il filologo più esperto.

Ma la mossa più azzardata la compie nel viaggio del famoso “sciacquare i panni in Arno”: Manzoni & famiglia (tutta, dai molti figli, al personale di servizio, agli animali domestici) in carrozza attraversano la Lombardia in direzione della Toscana; prima tappa: Livorno. Qui Manzoni si rende subito conto di aver sbagliato tutto a livello di dialoghi e di lingua e così freneticamente si mette a correggere l’edizione del 1827. La necessità di tradurre i termini errati in un fiorentino che potesse rappresentare quello del 1600 in cui è ambientato il romanzo, lo porta addirittura ad assumere una donna di servizio fiorentina da portare a Milano.

2. Pascoli e le scrivanie

Giovanni Pascoli, autore di moltissime opere e componimenti considerati dai più elementari e semplici, ha passato quasi tutta la sua vita tra i libri – scolastici e non.

E come tutti, prima di essere una delle voci più genuinamente complesse, è stato un uomo. Un uomo che preparava le lezioni per i suoi alunni, che andava all’università, che passava le giornate intere a camminare tra i campi e a scambiare parole con tutti e che ha sofferto molto per una perdita, protagonista in controluce di quasi tutte le sue opere.

Immaginiamo ora di essere al posto di un Giovanni Pascoli, seduto a una delle sue scrivanie che arredavano la stanza e su cui alternativamente lavorava, intento a buttare giù un componimento, ci troveremmo di fronte a un foglio bianco da riempire. Ed ecco che i versi si affollano sulla carta, cambiano, vengono cancellati, sostituiti, vissuti. Ed ecco dei disegni, dei volti, che costellano i margini di quelle carte, di quei fogli, come a volersi prendere una pausa dalla poesia e liberare la mente con degli scarabocchi. E ancora, ecco una lista di altri titoli posizionati alla rinfusa qua e là.

3. Leopardi maniaco del controllo

L’autore delle sudate carte ha questo soprannome non casualmente: metodico ed estremamente preciso, Giacomo Leopardi non lascia niente al caso. Il percorso dei Canti, ad esempio, rispecchia perfettamente l’anima del suo autore: l’autore recanatese vi si dedica con tutto se stesso fino alla morte nel 1837.

Diversamente da Pascoli, però, Leopardi avanza lavorando incessantemente sul testo che, una volta arrivato a una forma accettabile, diviene il prescelto. Tutto ciò che è avvenuto prima viene cestinato dall’autore e buttato via, quasi a non voler confondere le acque. E così via fino a quando non avrà ottenuto il risultato sperato e pensato – maniaco del controllo il nostro Leopardi.

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