Scopriamo insieme come il mondo della letteratura e del cinema assume sempre di più un’orma tutta al femminile.

In un mondo in cui vince il patriarcato la donna ha sempre avuto poca possibilità di parola. Fin dal Medioevo l’essere femminile è stato relegato a una concezione maligna, impura, malata a causa della presenza dell’utero.
Tuttavia la donna ha sempre coltivato la passione per le arti e per la letteratura. Vediamo insieme la crescita che ha fatto nel mondo artistico, partendo in primis dalla letteratura.
LE DONNE NELL’ARTE
Nell’antichità si è sempre sentito parlare di donne come le muse ispiratrici per i grandi poeti ed artisti. Nonostante “arte” sia un sostantivo femminile, è sempre di più usato in una sfumatura maschile, tutto ciò a scapito di una realtà di genere che per secoli si è mossa in punta di piedi. Il ricamo è l’esempio più eclatante: praticato da uomini e donne e retribuito al pari della pittura durante il Medioevo, in età moderna viene pian piano identificato come lavoro femminile. Più il ricamo veniva eseguito in casa per uso domestico, più era considerato un completamento piuttosto che un’arte. Ma il ricamo aveva molti elementi in comune con la pittura: riproduceva piante, fiori, uccelli, animali; le ricamatrici si cimentavano con la prospettiva e badavano alla proporzione. Le due arti si influenzavano a vicenda ma l’arte del ricamo differiva dalla pittura negli aspetti più importanti.
Una vera e propria letteratura femminile ha inizio in età moderna con i carteggi: che fossero regine o popolane, le donne hanno sempre scritto lettere che diventavano di dominio pubblico; scrivere lettere significava ostentare cultura, per questo molti critici ritengono oggi che l’origine del romanzo femminile sia derivato proprio il carteggio.

UNA LETTERATURA FEMMINILE
Il punto di svolta avviene solamente con la Rivoluzione francese: il gentil sesso lotta per i diritti, per l’emancipazione; il romanzo diventa una forma per parlare di realtà concreta e attuale, affascinando il pubblico femminile che manifesta una certa curiosità per tutto ciò che è moderno.
Nell’Ottocento la letteratura femminile si muove sotto tre generazioni: coloro nate prima del 1820 che mostrano una certa reticenza nel mostrare la propria personalità, motivo per cui si firmano sotto pseudonimo maschile; è un periodo in cui dopo la Restaurazione le donne devono ancora vincere contro i loro oppositori, come avviene nel caso delle sorelle Brontë. Le tre sorelle per paura del pregiudizio del loro pubblico si firmarono con pseudonimi maschili, seppur decisero di mantenere la loro rispettiva iniziale: Charlotte scelse Currer Bell, Emily preferì Ellis Bell, mentre Anne decise per Acton Bell.
Durante il periodo Vittoriano fino alla metà dell’Ottocento si assiste alla seconda generazione femminile, cioè in questo periodo le donne, spronate dalla prima generazione, iniziano a fare capolino, a pubblicare e ad essere retribuite. Louisa May Alcott ne è un esempio nella sua opera eclatante “Piccole Donne“. la Alcott creò la protagonista Jo sotto le sue sembianze, ma se nel secondo libro la ragazza si sposa, la nostra autrice non concederà mai la sua mano.
La terza generazione, nata tra il 1840 e 1860, segna il punto di rottura, le basi da cui partirà il nuovo secolo. Le donne di questa generazione si imbattono con il pensiero misogino dei Positivisti, i quali considerano il cervello maschile superiore a quello femminile. è in questo periodo che nasce anche il movimento delle Suffragette con l’intento di rivendicare i propri diritti.
GRETA GERWIG
Nonostante oggi le donne abbiano conquistato il mondo letterario è ancora lontano per tenere le redini di quello cinematografico. Tuttavia esiste qualche fiore all’occhiello: negli ultimi decenni spicca tra le figure hollywoodiane l’attrice, ma soprattutto regista, Greta Gerwin.
Debutta come regista con Lady Bird, Greta Gerwig è ritenuta secondo il Times una delle 100 donne più influenti del mondo. Attraverso i suoi film la nota regista cerca di lottare per l’identità di genere e soprattutto cerca di dare voce a tutte quelle donne comuni che non hanno possibilità di farlo. Con Greta si parla di un nuovo indirizzamento del cinema hollywoodiano, un cinema tutto al femminile.
Qual è il comune denominatore tra Greta Gerwig e le grandi scrittrici dell’Ottocento?
“Ci sono stati grandi passi avanti e dobbiamo continuare: continuare a scrivere, a produrre, a fare nuove cose”.
È così che la Gerwig utilizza Barbie come nuova metafora per rappresentare l’evoluzione femminista all’interno della società nel 1959 a oggi. Greta risulta essere la degna succeditrice delle grandi femministe dei secoli scorsi; ed ecco il passo in avanti fatto: Barbie è un invito a superare gli stereotipi e le guerre di supremazia di genere.
“È letteralmente impossibile essere una donna”, dice Gloria. “Sei così bella, così intelligente, ed è davvero insopportabile pensare che non sei abbastanza brava… Sono così stanca di vedere me stessa e tutte le altre donne impegnarsi per farsi piacere dalle persone. E non so se tutto ciò si applica anche alle bambole che rappresentano solo le donne.”