Il dialogo di Amélie Nothomb: scopriamo come l’autrice instaura un legame con il lettore

Romanzi brevi, storie semplici e personalità complesse: uno stile di cui il lettore non può fare a meno.

Amélie Nothomb è una scrittrice belga nota per i suoi romanzi brevi e tanto amati dai lettori. Nata e vissuta in Oriente, adesso vive a Bruxelles per seguire la sua vocazione per la scrittura. Ma cos’è che la rende così speciale?

Il dialogo

Una semplice scambio di parole tra due o più interlocutori è quello che maggiormente fa empatizzare lo spettatore con la storia che ha di fronte ai suoi occhi. Il dialogo: quell’espediente narrativo che può assumere diverse forme ma si diversifica nel mezzo in cui si trova. Se in un copione teatrale è in fulcro della scrittura, in una sceneggiatura diviene quasi un contorno della storia. E in un racconto? Può assumere molteplici forme e la letteratura degli ultimi secoli ce ne ha dimostrati parecchi.  Amélie Nothomb ci propone una sua versione.

Uno stile “dialogante”

I romanzi brevi di Amélie Nothomb raccontano di storie variegate e diverse le une dalle altre, che trascinano con sé aspetti caratteriali dell’autrice e avvenimenti biografici, come da lei sempre dichiarato. Storie di scrittori bulimici e antipatici; di strane attese in aeroporto; di amicizie tossiche e bambine giapponesi che si sentono un “tubo”. Storie bizzarre ma con risvolti finali che impressionano il lettore. Ciò che le accomuna, non è sempre e solo la stessa penna, ma l’espediente letterario: il dialogo.

Tutti i romanzi dell’autrice sono lunghe chiacchierate tra due o più interlocutori in cui si svelano le personalità comuni e a primo impatto “normali”. Si vivono vite e si incontrano personaggi di cui non viene svelato molto. Le descrizioni degli ambienti sono poche e, se inserite, aiutano a comprendere la personalità di un personaggio chiave. Spesso, quello che nelle ultime pagine compie un’azione che smuove le carte in tavola e lascia allibito il lettore. Difatti, collocare l’autrice in un genere di riferimento è complesso. A grandi linee tra il genere autobiografico e quello di fantasia, ma quello che confonde un editore è proprio l’utilizzo di un dialogo continuo e l’”azione sinistra” che conduce sempre ad un punto di svolta al termine della storia. Inoltre, è proprio attraverso il dialogo che l’autrice ha trovato un mezzo con cui far trasmettere al lettore riflessioni semplici e/o complesse che toccano qualsiasi punto del sapere umano.

“Gli aerostati”

Tra gli ultimi romanzi più apprezzati dai lettori vi è Gli aerostati, pubblicato dalla Casa Editrice Voland nel 2021. Ange è una studentessa universitaria di filologia e amante della lettura. Personalità solitaria e sempre sotto lo sguardo critico di una coinquilina altezzosa e precisina, decide di dare ripetizioni in materie umanistiche per arrotondare economicamente. Viene contatta da Grégoire Roussaire per aiutare il figlio Pie a superare il diploma di fine anno. Un ragazzino sveglio, amante delle armi e degli zeppelin. Il principale problema di Pie è la dislessia e la lettura di grandi classici, proposta da Ange, sembra aiutarlo. In quei lunghi pomeriggi di ripetizioni fra Ange e Pie nasce un dialogo intenso di dibattiti fra le guerre troiane e amori nelle storie di Stendhal. La lettura e lo scambio di idee fra i due non diviene più solo una soluzione alla dislessia del ragazzo, ma porta i protagonisti a riflettere sulla propria solitudine e ciò che desiderano veramente. Ognuno dei personaggi trarrà le proprie conclusioni e agirà di conseguenza.

Da una storia molto semplice e che tocca la vita quotidiana di un qualsiasi lettore, la Nothomb affida al semplice gesto della lettura di un libro il destino di un personaggio che qui non verrà rivelato. Quel destino nato da una conversazione che raccoglie dentro di sé la critica letteraria, il pensiero di un semplice lettore e la considerazione che l’autrice fa in merito alla lettura. Dialogare con Amélie Nothomb è proprio così: tranquillo e sprezzante.

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