Canzone del Maggio: ecco come Fabrizio de André parla del sessantotto studentesco

«Anche se voi vi credete assolti/Siete lo stesso coinvolti»: ecco cosa racconta Canzone del Maggio di Fabrizio de André. 

Contenuta nel disco su cui ha lavorato con Bentivoglio e Piovani, Canzone del Maggio racconta delle rivolte avvenute durante la primavera del 1968, ma qual è il fine del brano?

Storia di un impiegato

…la “Storia di un impiegato” l’abbiamo scritta, io, Bentivoglio, Piovani, in un anno e mezzo tormentatissimo e quando è uscita volevo bruciare il disco.
Era la prima volta che mi dichiaravo po­liticamente e so di aver usato un lin­guaggio troppo oscuro, difficile, so di non essere riuscito a spiegarmi.

– Domenica del Corriere, 01/1974

Come si evince dal titolo Storia di un impiegato è articolato sui pensieri e le visioni di un impiegato, il quale viene introdotto mentre osserva i moti del sessantotto e le mosse degli studenti ribelli. Si tratta di un concept album, fondato su una visione strettamente politica che, però, non sembra soddisfare né de André, né il pubblico e la critica, quantomeno all’inizio. L’impiegato, dapprima agente esterno che soppesa le azioni altrui da lontano, entra in crisi, tanto da decidere di ribellarsi a sua volta, ma senza rinunciare alle sue idee, finendo, quindi, per occupare una posizione individualista e solitaria che lo condurrà a una esperienza fallimentare. Da qui il carcere, vissuto come presa di coscienze e, alla fine, la necessità e il bisogno di una lotta comune. Pubblicato nel 1973, il disco verrà rivalutato solo negli anni Novanta, periodo in cui la critica smette di percepirlo come un prodotto scucito o da liceale.

Cosa sono i movimenti del Sessantotto?

Con il termine Sessantotto o Movimento del Sessantotto si fa riferimento a un fenomeno socio-culturale sviluppatosi proprio durante quegli anni. Le masse partecipanti erano composte da varie categorie, tutte eterogenee, le quali si battevano per le stesse posizioni: studenti, operai, intellettuali e piccoli gruppi etnici lottavano contro gli apparati di potere e le loro ideologie, sia con mezzi pacifici che con l’uso della forza. Naturalmente, come ogni fenomeno o parentesi storica, il Sessantotto non nasce in un giorno prestabilito e programmato, ma ha un periodo di maturazione e affermazione a partire dagli anni Sessanta, in America. Sono gli anni della controcultura, periodo in cui ci si batteva per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam. Il caso più eclatante in Europa fu il cosiddetto e famoso Maggio Francese, luogo dove la protesta raggiunse toni molto più radicali, tanto da trasformarsi in una vera e propria rivolta verso lo Stato, evitando di assumere, almeno inizialmente, caratteri insurrezionali.

Canzone del Maggio

A questo punto, storicizzando il testo e guardando agli anni di composizione, il Maggio indicato nel titolo, non poteva che essere quello francese. Il disco esce a circa cinque anni di distanza, dunque si trattava di un tema ancora molto battuto o, comunque, sentito.

Se avete lasciato fare
ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie
di noi teppisti di noi ribelli
lasciandoci in buonafede
sanguinare sui marciapiede
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.
(Testo originale)

Il giovane impiegato che dà voce all’album, non ha combattuto dietro le barricate del Sessantotto. La canzone, infatti, non deve essere immaginata come un diretto pensiero del protagonista, bensì come una proiezione delle ipotetiche accuse mosse a chi non c’era durante gli scontri, proprio come lui, a chi era responsabile del fallimento. Cosa porta, però, a non agire? La paura. È la paura ad aver tolto forza alla rivolta, paura scaturita dall’utilizzo della violenza, paura delle percosse, la quale costringe a chinare il mento. Eppure, non manca la prospettiva futura di un miglioramento tra i versi di Faber. La prima versione del testo, censurata per via della casa discografica, era molto più cruda della versione che siamo abituati ad ascoltare, cruda e forse anche un po’ esagerata nel far trapelare il Sessantotto come una guerra, per esempio. In questa versione però, c’è anche il pensiero – e anche la convinzione – che arriverà il momento in cui le «canaglie», i «teppisti» e i «ribelli», avranno la loro rivincita contro il potere baronale. La Canzone del Maggio è il primo appanno della crisi dell’individuo operante del sistema di massa che, da lontano, prende consapevolezza della forza delle idee e delle proprie convinzioni:

Lo conosciamo bene
il vostro finto progresso
il vostro comandamento
“Ama il consumo come te stesso”
e se voi lo avete osservato
fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
voi non potete fermare il vento
gli fate solo perdere tempo

(Testo Originale)

 

 

 

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