Le luci si spengono e i riflettori illuminano un’epoca che di luminoso aveva bene poco.

La rabbia adrenalinica di Gli spari sopra, la rassegnazione di Vivere e le guerre esterne ed interne di Walzer di gomma. Uscito negli anni spesso definiti “della spensieratezza”, il rocker di Modena vuole mostrare l’altra faccia della medaglia, attraverso un disco le cui tracce sono l’inno dei ribelli, degli sconfitti e degli anticonformisti.
GLI SPARI SOPRA: L’ALBUM CONTRO LA GUERRA
6 Febbraio 1993: dopo tre anni dall’uscita del suo ultimo disco, Vasco Rossi torna sulle scene musicale per regalare un disco diverso dal solito. C’è chi ha definito l’album come energico, duro ma, soprattutto, polemico. La verità è che si tratta di un disco le cui canzoni sono intrise dalla rabbia, dalla delusione (come l’omonima traccia) e dalla solitudine di una generazione abbandonata a se stessa in un’epoca di guerre e crisi politiche anche sul piano internazionale. Siamo soliti ricordare gli anni novanta con nostalgia, mentre stringiamo tra le braccia il vinile dell’ultimo disco dei Nirvana guardando Trainspotting su una videocassetta. La verità è che chi ha vissuto quegli anni ha rischiato di vivere più di un’Apocalisse, a causa di qualche guerra di troppo e di tanti giovani con in mano una siringa. Innanzitutto, la title track, una dichiarazione di guerra contro chi utilizza il proprio potere per seminare supremazia. I poveri vittima di tale sistema si ribellano, diventano un collettivo, e sparano sopra contro il nemico. Tutti pronti con i fazzoletti in mano quando parte Vivere, un inno alla rassegnazione. In una società come le nostra in cui le emozioni vengono barattate col tempo ed il denaro, ci si perde nella bellezza di una risata, anche di quella di chi è morto dentro. Chi si ricorda le vallette di Non è la Rai? Erano il sogno proibito di tutti gli italiani. Ma non per Vasco, in quanto schifato da come delle ragazzine fossero diventate soubrette e dal comportamento ambiguo dell’ideatore del programma, il compianto Gianni Boncompagni. Dedica a loro Delusa, una delusione nei confronti anche dei telespettatori che si lasciano catturare dalla sensualità di quelle ragazzine costrette a ballare in televisione. Sulla stessa linea anche la traccia non appari mai, che critica chi si lascia influenzare da ciò che viene detto in TV, la nuova protagonista (e mostro) di fine millennio. Infine, la traccia Walzer di gomma dalle melodie psichedeliche, a tratti disturbanti, ci porta in una dimensione extrasensoriale dove l’individuo racconta e vive la guerra:
”Quando mi trovo a volare in alto sopra al mondo,
vedo la gente scappare
sento che arrivano gli uomini con il fucile
sento che vogliono sparare!”
Il tutto, con in sottofondo un rock anni settanta che sa essere graffiante quanto romantico.

L’ALMANACCO: NUOVE BATTAGLIE SUL FRONTE STRANIERO
C’è più di una crisi: una internazionale, dove più fronti sono sotto l’assedio di bombe nemiche; ed una interna, per l’esattezza si tratterebbe di una crisi sociale che vede intere generazioni scoraggiate dalla situazione socio-politica del tempo. Nel pieno della realizzazione del disco c’è una guerra che si combatte in Oriente. La Prima guerra del Golfo avrebbe infatti portato non solo un aumento dei prezzi del petrolio, ma avrebbe dato alimentato il terrorismo internazionale, già avviato da tempo a causa della questione Palestinese. C’è chi guarda MTV, è chi invece segue l’evolversi delle vicende nel Kuwait. Ci sono le guerre Jugoslave, dettate dal nazionalismo. Leader politici che trasformano la Jugoslavia in uno scacchiere. Questo mente la mafia uccide Borsellino e la pecora Dolly viene clonata. In Italia la droga c’è dagli anni 70, ma è durante i processi di Tangentopoli e le notti magiche che altri farmaci facevano la loro comparsa in Italia. Nel 1986 un’indagine statistica parla di una popolazione tossicodipendente presa in cura presso il Servizio Pubblico con età media di circa 23 anni. Lo stesso esame dieci anni dopo vede alzarsi l’età media a 28 anni. Cocaina, ma anche tante droghe sintetiche, che diventano una nuova moda soprattutto tra i giovanissimi. Non si diffondeva solo tra i bassi fondi delle città e nelle periferie, ma anche sulle passerelle dell’alta moda. Lo racconta Kate Moss, una delle top model simbolo degli anni novanta.
VASCO CONTRO TUTTI: L’ALTRA METÀ DELLA MELA
I successi del disco vanno ben oltre le aspettative, nonostante la critica si divise in due: la prima, ridicolizza Vasco e il suo lavoro per la sua banalità; l’altra apprezza come ci possa essere un esempio di rockstar tutta italiana. Spesso definito “provocautore”, i testi del disco sono intrisi di una verità tenuta spesso nascosta, che toglie tutta la brina che ha reso luccicante gli anni novanta per anni. Vasco contro tutti, per trovare quanto di marcio c’è nell’altra metà della mela.