Ogni anno vengono a galla dei risentimenti verso la festa del 25 aprile: ma è veramente un giorno divisivo?

A più di 70 anni dalla caduta del nazifascismo, la data scelta per ricordare la librazione dal regime sembra creare ancora divisioni, anche tra le più alte cariche dello stato come per Ignazio Benito Maria La Russa.
I fatti
In Italia il 25 aprile ricorre la Festa della Liberazione, proposta dal Presidente del consiglio, Alcide De Gasperi nel 1946. Ogni anno a ridosso di questa data se ne sentono di ogni: sul suo “vero” significato, sui giochi politici che nasconderebbe e sulle demagogie che una parte imputa all’altra. Questa volta, con rammarico, è proprio la seconda carica dello stato, il presidente del Senato LaRussa a dare il la : in una intervista a La Repubblica constatava l’assenza del termine “antifascismo” nella Costituzione italiana, deducendone che “la Costituzione non è antifascista”. Il presidente del Senato ha poi voluto rimediare dicendo di “condividere appieno i valori della Resistenza, vista come superamento di una dittatura”. Ma “Il problema è che di quei valori si sono appropriati il Pci e poi la sinistra.”
Meglio delle sue parole però, parlano le sue azioni: la seconda carica dello stato, subito dopo la celebrazione all’altare della patria col presidente Mattarella, si recherà a Praga per ricordare Jan Palach, patriota simbolo della resistenza anti-comunista. Una scelta che sottolinea la sua equiparazione tra nazifascismo e comunismo, lasciando spazio alla riflessione. Ma non è la prima volta che La Russa si esprime in maniera ambigua riguardo la festa nazionale: già nel 2020 aveva detto che fosse l’ora di superare il 25 aprile in quanto “divisivo”: propose di trasformarla nella giornata del ricordo per tutti i caduti italiani nelle guerre, compresa quella contro il Coronavirus.”

Il tempo passa ma le polemiche restano
E così, nonostante sia passato tanto tempo, ci troviamo ancora a dover fare i conti con le ombre del nostro passato, c’è da chiedersi ma il 25 aprile è veramente divisivo?
Nel tempo il 25 aprile e più in generale la Resistenza, hanno assunto un connotato politico molto forte. Questo a causa dell’ uso politico e propagandistico, che ne hanno fatto i partiti della sinistra. Il PCI ha instillato nella mente delle persone un falso accostamento tra lotta partigiana e lotta comunista, portando ad una inevitabile reazione di distanziamento del MSI. È importante, se non fondamentale però avere ben chiare le differenze tra l’una e l’altra. Nonostante l’uso strumentale che se ne possa fare, la storia è storia: la lotta per la liberazione è lotta partigiana e non ha colore politico, il 25 aprile non è divisivo. Lo dice anche nel 2009 il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini: “Il 25 aprile è la festa di tutti, senza se e senza ma”. È Fini stesso, con la fermezza di uno storico, che risponde alle dichiarazioni di La Russa, citando Violante :
” il 25 aprile è la festa di tutti a due condizioni, che la destra si riconosca come antifascista e che la sinistra non presuma di avere la paternità della Resistenza”.

Antifascismo si o antifascismo no?
Quindi, la costituzione è o no antifascista? La risposta è si. Lo leggiamo nelle disposizioni finali :
“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”
La costituzione è per matrice antifascista. Questa base valoriale, su cui poggia la legge fondamentale dell’Italia, ha unito i padri costituenti provenienti da ideologie politiche contrapposte. Malgrado la narrazione fuorviante portata avanti, la realtà storica è semplice: la Costituzione è nata antifascista ed è nata grazie all’idea, comune ad ogni colore politico, di non ripetere più quello che è stato. Il 25 aprile non è divisivo, ma sparte le acque tra prima e dopo il regime, prima e dopo la nascita dei diritti inalienabili; prima e dopo il riconoscimento dell’uguaglianza; prima e dopo la Liberazione.
Il 25 aprile è un evento troppo importante per essere piegato a polemiche, ma finché verranno fuori, ci saranno motivi in più per festeggiarlo.