Come possiamo raggiungere la felicità? Ecco i 5 consigli di Seneca

In che modo lo stoicismo può aiutarci a vivere felici.

I soldi fanno la felicità? La felicità è un attimo fugace in mezzo alla noia e al dolore ? Sicuramente il filosofo stoico Seneca non la pensava in questo modo. Infatti in numerose sue opere ricerca in che modo l’uomo possa raggiungere la felicità.

1. Ritirarsi dalla vita pubblica: ricercare “l’eutimia”

Il termine greco “eutimia” racchiude in sé la concezione di felicità della filosofia stoica. Il suo significato è “fermezza, tranquillità, imperturbabilità d’animo” di fronte ai molteplici pericoli che minano la felicità dell’uomo. La ricerca dell’eutimia può condurre l’uomo al vivere felice, attraverso la pratica della virtù e della saggezza. Tra queste pratiche Seneca evidenzia il ritirarsi dalla vita pubblica perché mette troppo a rischio la tranquillità dell’animo. L’uomo farebbe meglio a ritirarsi a vita privata e coltivare in questo tempo le proprie inclinazioni, oltre a formarsi culturalmente e studiare.

2. Vivere secondo natura

Ne “La vita felice” Seneca afferma che una vita è, per l’appunto, felice quando si vive secondo natura. Con questa affermazione il filosofo intende spronare il suo interlocutore a migliorare se stesso, a sviluppare quelle capacità e quei talenti che lo costituiscono come persona, che costituiscono la sua natura. Tuttavia, si rifà anche ad una più ampia tradizione stoica che riconosce nel “vivere secondo natura” l’adempimento del dovere, cioè la virtù, in un mondo in cui il destino è già segnato da un logos razionale che governa ogni cosa. Ecco dunque che l’individuo deve, per vivere secondo natura, controllare solo ciò che è in suo potere, e accettare stoicamente ciò che non lo è.

3. Non nascondersi dietro a maschere

Una delle principali cause che allontanano dalla tranquillità d’animo è il preoccuparsi dell’opinione altrui. Il mettersi maschere che non ci appartengono impedisce di agire secondo la nostra natura, diverremo solamente attori di un sceneggiata altrui. In questo concetto si rivede appieno il poter controllare ciò che puoi, ossia la tua opinione sul pensiero degli altri nei tuoi confronti.

4. Non essere schiavo dei beni materiali

Il rapporto che Seneca ed in generale gli stoici avevano nei confronti delle ricchezze era abbastanza controverso (nonché elemento di critiche rivolte dai loro contemporanei). Se da una parte, infatti, molti filosofi come Marco Aurelio o lo stesso Seneca possedevano numerose ricchezze, dall’altra parta è presente una condanna ai beni materiali nelle loro filosofie. Seneca afferma ne “La tranquillità dell’animo” che le ricchezze conducono ad una falsa felicità e che anzi, il perderle conduce soprattutto al dolore. Ciò che emerge da questo rapporto apparentemente conflittuale è che l’uomo non deve condannare le ricchezze in quanto tali, ma non deve neanche assoggettarsi ad esse e dipendere in tutto e per tutto da esse. Una sorta di “giusto mezzo” per cui si possa avere il necessario per vivere, ma che questo “vivere” inteso come pratica di virtù e ricerca della tranquillità non sia subordinato alla ricchezza.

5. Non buttare via il tempo

Abbiamo detto che spesso l’uomo è avido di ricchezze. Tutta la sua esistenza è indirizzata al loro accumulo. Ma questa avidità è controbilanciata da un dispendio eccessivo di tempo. L’unico tesoro che puoi spendere e non acquistare. Ecco allora quanto sia fondamentale usare intenzionalmente il proprio tempo. Mai semplicemente esistere, ma vivere. La differenza tra questi due concetti sta proprio nella scelta consapevole “del saggio” di investire cautamente il suo tempo. Come nel mare in tempesta, chi si lascia sballottare per molto tempo dalle onde non ha poi viaggiato così tanto.

 

 

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