Il vero contenuto delle fiabe è spesso macabro e inquietante, pieno di riferimenti sessuali, scene di violenza e cannibalismo. Ma se nelle fiabe il contenuto sessuale è stato censurato, perché poco adatto ai minori, questo non accade per molti slogan pubblicitari, in cui le aziende basano il loro business.

Fin da piccoli ci vengono raccontate fiabe per insegnarci regole di comportamento, di cui esempio è Cappuccetto Rosso che insegna a non dare retta agli sconosciuti, ma affidarsi solo alle persone che già si conoscono. Ma se il contenuto delle fiabe non fosse quello? Fiab come ‘Cappuccetto rosso’ e ‘La Bella addormentata’ sono state più volte reinterpretate, perché il loro contenuto di partenza era considerato troppo macabro, dunque contenuti che non andavano bene per un pubblico di minori. Se le fiabe hanno subito una censura, ciò non è successo con gli slogan pubblicitari, a cui, tra l’altro, i minori sono esposti grazie alla televisione e internet.
CAPPUCCETTO ROSSO, VERSIONI
Charles Perrault ne ‘I Racconti di Mamma Oca’ scrive un finale piuttosto macabro: nonna e bambina finiscono per sempre nella pancia del lupo, un finale che verrà modificato dai Fratelli Grimm in cui le due riescono a salvarsi grazie all’aiuto di un cacciatore. Ma fin da Perrault la morale della fiaba era piuttosto evidente: si avvertivano le giovani donne di diffidare dagli sconosciuti, poiché si sarebbero potuti rivelare dei famelici lupi. In Italia una fiaba simile coincide con ‘La Finta Nonna’ narrata sin dal XIV secolo e in seguito riadattata da Italo Calvino. Qualsiasi sia la versione della fiaba, si trovano dei punti in comune: un antagonista sotto le sembianze di un mostro, una nonna che viene ammazzata dall’antagonista per poi essere mangiata dalla nipote e Cappuccetto Rosso invece, invitata a togliersi gli abiti e a giacere nel letto con il lupo.
In altre versioni, la bambina si accorge dell’inganno e chiede al suo aguzzino di allontanarsi per andare in bagno. Il lupo acconsente, tenendola però legata con uno spago, dal quale Cappuccetto Rosso riesce a liberarsi. In altre versioni ancora la bimba viene inseguita dal lupo, ma alcune lavandaie la aiutano a costruire una trappola, mettendo un lenzuolo sul fiume in cui il lupo, ritenendolo un appoggio stabile, cade annegando. La fiaba dunque è da sempre tramandata in molteplici versioni, eppure in ognuna di queste si possono riscontrare tre tematiche principali.

CONTENUTO IMPLICITO
Cannibalismo: Nella fiaba l’antagonista, lupo, orco o lupo mannaro, mangia la nonna. Addirittura nelle prime versioni è la stessa Cappuccetto Rosso a mangiare la nonna, ed il riferimento più evidente è al cannibalismo, praticato durante i periodi di carestie del Medioevo, cioè il tradizionale uso di cibarsi di carne umana.
Violenza Sessuale: Nelle prime versioni cappuccetto rosso viene forzata a spogliarsi dal lupo, che la violenta prima di mangiarla; violenze sessuali, pedofilia e infanticidio erano reati diffusi in epoca medievale, dunque la fiaba mette in luce i rischi che si corrono dando fiducia al “lupo cattivo”, inteso come stupratore di sesso maschile.
Prostituzione: Il mantello rosso e il bosco sono due riferimenti alle usanze praticate dalle prostitute francesi, dal momento che portavano come segno identificativo un capo di abbigliamento rosso.

COSA PROPONE ANGELA CARTER
In ‘Il lupo mannaro’ e ‘La compagnia dei lupi’ viene esplorato l’aspetto più macabro della sessualità. Mentre la bambina attraversa il bosco per andare a casa della nonna, viene aggredita da un lupo feroce e senza battere ciglio prende il coltello e si difende. Ci si discosta quindi dalla bambina bisognosa di protezione, perché qui Angela Carter presenta una bambina coraggiosa: gli mozza la zampa destra anteriore e la mette nel cestino. La bambina si rimette in cammino e finalmente giunge alla casa della nonna, che è molto malata. Nel cercare una pezza per farle un impacco freddo, le cade la zampa del lupo dal cestino, ma si scopre che era la mano della nonna. Quindi il lupo era la nonna.
“Scosse il panno dal cestino: voleva usarlo per preparare alla nonna una compressa gelata, e la zampa del lupo cadde a terra. Ma non era più una zampa di lupo. Era una mano mozzata all’altezza del polso, una mano indurita dal lavoro e macchiata dagli anni. C’era una fede nuziale sull’anulare e un porro sul dito indice. Da quest’ultimo riconobbe la mano della nonna […] la bambina si fece il segno della croce e gridò tanto forte che i vicini la udirono e si precipitarono a soccorrerla. Riconobbero immediatamente nel porro un capezzolo di strega; la vecchia, così com’era, in camicia da notte, fu spinta fuori nella neve; a colpi di bastone condussero la sua carcassa cascante fino ai margini della foresta, e qui la presero a sassate fino a lasciarla a terra senza vita”
Molto famoso è il dialogo:
“Che occhi grandi hai / Per vederti meglio / Che braccia grandi hai. / Per abbracciarti meglio / Che denti grandi hai / Per mangiarti meglio”
Ma ecco che proprio in questo punto vi è una variante inaspettata: durante lo svolgimento del seguente scambio di battute, la bambina si toglie i vestiti gettandoli nel fuoco sotto suggerimento dell’aguzzino, che in questo caso è un lupo mannaro. Quando è poi del tutto nuda, liberamente lo bacia ed infine, scoppia in una grande risata, superando così il muro che li divide, pronta a offrirgli la sua verginità e godere del suo corpo.

LA BELLA ADDORMENTATA O LA BELLA VIOLENTATA?
La fiaba del 1340, ambientata all’epoca dei Greci, vede la principessa Zellandine e il suo amore per Troylus. Il padre della ragazza vuole mettere l’amante alla prova, così parte lasciando la figlia in un sonno incantato.
Il principe non sveglia la ragazza con un bacio, ma la mette incinta nel sonno e sarà il figlio a svegliare Zellandine.
Anche la versione del 1634, ‘Sole, Luna e Talia’ di Basile presenta lo stupro e altri temi che indirizzano la fiaba ad un pubblico adulto: un ragazzo passando per il bosco vede una principessa dormiente, quasi morta e decide comunque di violentarla solo per rispondere alle sue esigenze carnali di quel momento. Da questo rapporto resterà incinta e nasceranno due gemelli; questi talmente le succhiano il pollice che le tirano via l’ago maledetto, riuscendo a svegliarla. Perrault e i fratelli Grimm cambiano la versione, eliminando ogni elemento disturbante: il principe sveglia la principessa con un bacio, ponendo fine alla maledizione.

FATTI REALI
Una volta che i reali contenuti sono stati messi in luce, si è deciso di estrarli e riproporre le fiabe in ‘chiave moderna’ in cui il contenuto sessuale è esplicito, ma per mandare un chiaro e forte messaggio al pubblico e anche per fare in modo che questi contenuti non siano considerati più un tabù. Un rapporto sessuale non è un tabù, chi ha subito violenza deve essere libero di parlarne liberamente senza sentirsi giudicato in quanto additato come ‘argomento proibito’. Inoltre perché censurare fiabe e non slogan pubblicitari con frasi piene di doppi sensi? Nelle fiabe la censura è stata effettuata solo perché tutta quella violenza era ritenuta non adatta a un pubblico di minori, e gli slogan a doppio senso sarebbero idonei? Forse non si ha ben chiaro che non è la sessualità a creare scandalo o a vendere, ma come questa viene considerata e affrontata.

WIR SUCHEN DICH
Ma cosa succede quando si usano riferimenti sessuali solo per ‘fare business’? in Italia ricordiamo lo slogan ‘Poltrone Sofà, beato chi se lo fa’ oppure in Germania è noto lo slogan ‘Wir suchen dich’ che letteralmente significa ‘Ti cerchiamo’. È uno slogan presente sui cartelloni pubblicitari quando le aziende sono alla ricerca di personale, per poi diffondersi ovunque, vedendolo nella catene di fast food, ristoranti e bancarelle, perché l’importante è puntare sul gioco di parole, una frase che a livello di suono rimanda alla tanto conosciuta frase volgare inglese. La maggior parte delle persone che vede questo slogan, soprattutto turisti o gente non nativa, scattano la foto per poi creare una storia Instagram. Sembra banale, ma è comunque una trovata piuttosto strategica: quale miglio modo di fare pubblicità se non pubblicizzare uno slogan che adotta un implicito contenuto sessuale? Pure chi non conosce il tedesco è in grado di comprenderlo e la sua mente rimanderà a un’implicita sessualità e non all’effettiva traduzione.
