L’ironia fa ridere, riflettere o entrambe le cose? Ci risponde Checco Zalone

“Seppur utilizzata per scatenare il riso, l’ironia rappresenta una spada tagliente che esprime temi delicati però “truccandoli” con espressioni comiche. A tal proposito, se si parla di ironia, non si può non citare il comico Checco Zalone.”

fonte: Oggi

Da alcuni amato per la sua capacità di ironizzare su certi stereotipi e tematiche sociale, da altri meno, Checco Zalone è sicuramente un personaggio che non passa inosservato. Tra esibizioni scherzose e i film che li hanno garantito la scalata del successo, l’ingrediente che non li manca mai è proprio l’ironia.

Il “cozzalone” che la tocca piano

Checco Zalone, all’anagrafe Luca Pasquale Medici, lo si conosce principalmente per la sua carriera da comico ma definirlo solo tale sarebbe eccessivamente riduttivo in quanto il suo essere: musicista, regista, cantante lo portano ad essere considerato come un vero e proprio artista completo.
Seppur abbia composto canzoni che, per la maggior parte di loro si caratterizzano per essere abbastanza semplici e senza un significato profondo, a tutti sarà capitato di canticchiare il simpatico testo della canzone “Angela”.
Zalone nasce a Bari, principalmente a Capurso e, familiarizzare con la realtà, sotto certi aspetti meno globalizzata, del Sud, li ha permesso di esportare nel grande schermo, differenze che nella società persistono seppur in forme diverse.
Ogni suo film è un vero e proprio scenario di vita, rappresentato in maniere diverse dove Checco personifica il classico uomo del Sud, mammone e con idee poco aperte alla società del ventunesimo secolo. Nel film “Cado dalle nubi” è iconica la scena dove Zalone, appena emigrato al Nord per far successo come cantante, si lamenta per la presenza di una coppia di omosessuali nel vagone del treno, tanto da affermare la necessità di “uno scompartimento a parte solo per loro”. Anche in un altro successo del comico, “Quo Vado” riprende la classica aspirazione dell’uomo mediterraneo ovvero quella relativa al posto fisso che, una volta ottenuto, non si deve lasciare per nessuna ragione al mondo anche se l’ufficio viene spostato a chilometri di distanza, come accade nel film.
Per questo suo modus operandi di far ridere, venne chiamato sin dagli arbori “che cozzalone”, espressione da cui nacque il suo pseudonimo.
Ogni suo sketch, esibizione o battuta che sia, scatena sicuramente una risata ma, nei più riflessivi anche una considerazione profonda che cancella quella maschera e analizza la tematica presa in considerazione.

fonte: RSI

L’ironia e la “risata amara”, un rapporto di causa-effetto

L’ironia la si può definire come una vera e propria figura retorica basata sull’inversione pragmatica, ovvero sulla consapevolezza di utilizzare un certo linguaggio per esprimere un significato al fine di esprimerne un altro completamente diverso. Esistono vari tipi di ironia, tra cui:
-ironia sarcastica: dove si disprezza attraverso parole di elogio
-ironia bonaria: dove si elogia attraverso la critica per evitare l’elogio diretto
-ironia socratica: si mettono in evidenza stereotipi e critiche attraverso espressioni eleganti
-ironia scherzosa: utilizzata principalmente per sdrammatizzare una situazione critica
-ironia ecoica: usata al fine di fare “eco” riguardo un atteggiamento critico compiuto dall’interlocutore.
Essa viene utilizzata, come nel caso del comico, per far ridere ma soprattutto per far riflettere, per far scatenare quella “risata amara” che rende consapevoli gli individui di certi problemi di cui talvolta non se ne rendono conto o tendono a darli poco peso. Quest’arma però è anche molto delicata da usare perché, se mal interpretata, potrebbe essere vista come una sorta di “attacco” nei confronti di chi ascolta. Essa è bene utilizzarla quando si percepisce che l’individuo con cui conversiamo, ha lo stesso umorismo dell’altro.

fonte: Virgilio Notizie

Checco Zalone tra amore e odio: l’affetto e le critiche

Gli incassi di Zalone parlano da sé, non si può negare che sia uno dei comici più celebri in Italia ma ciò non toglie che certe sue espressioni lo hanno costretto a subire un vero e proprio “bagno di critiche”. In particolar modo, la sua esibizione all’ultima edizione del Festival di Sanremo dove, nella prima parte, rappresentava una favola tra calabresi e trans brasiliani doveva essere una critica all’omotransfobia ma ha causato diversi pareri contrastanti sul web. Tra questi emerge quello dell’attivista ed ex membro della Camera dei deputati Vladimir Luxuria che dice:
“Perché parlare di trans sempre abbinandole alla prostituzione? Va benissimo la critica all’ipocrisia dei falsi moralisti ma si può fare di meglio evitando le solite battute sugli attributi sessuali e il numero di scarpe. Meglio ridere che deridere”.
Altri invece hanno difeso Checco affermando che si trattasse semplicemente di ironia e per tale ragione non meritasse pesanti critiche. Sicuramente non si saprà chi ha effettivamente ragione in questa vicenda ma ciò che è sicuro è che l’ironia talvolta scatena una sorta di “risata amara” da parte di chi la comprende ed è conscio delle tematiche trattate oppure in certi casi è vista solo come una battuta di cattivo gusto e poco consona al contesto.

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