Il diritto di voto alle donne compie 77 anni: ripercorriamone le tappe fondamentali

Il primo febbraio del 1945 viene raggiunta un’importantissima meta per l’eguaglianza fra generi: il diritto di voto viene concesso anche alle donne italiane.E’ il primo febbraio del 1945 quando anche le donne italiane possono finalmente fregiarsi del diritto politico principe: il voto. Dopo una stagione politica, durata vent’anni, dove nemmeno gli uomini potevano esprimere veramente le loro preferenze, questa nuova disposizione legislativa irrompe in maniera inaspettata sul panorama tricolore. Come sappiamo, solamente dal 1946 entra veramente in vigore (con le famose elezioni politiche del 2 giugno, anche se qualche piccola votazione locale viene svolta anche prima), ma questo cambierà completamente le carte in tavola per tutti gli anni a venire.

L’istituzione del suffragio universale

Non è molto noto, ma le donne avevano qualche diritto di voto anche prima del 2 giugno del 1946. Certo, non si parla di suffragio universale, ma qualcosina, tra Ottocento e Novecento, c’era anche per loro. Per esempio, il voto amministrativo in vari territori italiani era aperto sia a uomini che a donne sopra i 21 anni d’età e con particolari requisiti economici. Però, la svolta arriva con il decreto luogotenenziale 23 del 1945: le donne sopra i 21 anni possono finalmente avvalersi del diritto di voto attivo. Unica eccezione: non possono votare le prostitute che svolgono il loro mestiere al di fuori delle case di tolleranza. Non si fa menzione del voto passivo, però, ossia della possibilità di essere candidate e votate alle elezioni: per questo dobbiamo aspettare il decreto luogotenenziale 74 del 1946. Questi provvedimenti sono concessi dal governo Bonomi, sostenuto da Democrazia Cristiana, Partito Comunista Italiano, Democrazia del Lavor0 e Partito Liberale, con grande slancio di Palmiro Togliatti e di Alcide De Gasperi.

Le prime elezioni a suffragio universale

Le primissime votazioni a cui hanno partecipato anche le donne sono le elezioni amministrative del 10 marzo 1946, strutturate su cinque turni. Con il suffragio universale e il diritto di voto passivo, le donne non hanno solo votato, ma sono state anche elette a delle cariche: alcune sono diventate parte delle amministrazioni locali, mentre ben due sono diventate sindaco. La stessa storia si ripete con le elezioni politiche del 2 giugno 1946. In quella sede, oltre al referendum istituzionale (monarchia o repubblica), si scelgono anche i membri dell’Assemblea Costituente, il consesso che redigerà la Costituzione Italiana. Vengono elette 21 deputate, di cui cinque faranno parte della Commissione per la Costituzione, ossia diventeranno parte integrante della scrittura del nostro testo costituzionale.

La lunga strada verso il suffragio universale

Incredibile ma vero, anche gli uomini non erano poi messi benissimo a diritti politici. Certo, hanno ricevuto il diritto di voto ben prima delle donne, però anche loro hanno dovute subire delle privazioni. Fino al 1882, infatti, votava solamente il 2,7% della popolazione italiana: maschi alfabetizzati, sopra i 21 anni, e con specifici requisiti di censo. Dal 1882, si è passati a requisiti un po’ meno stringenti economicamente parlando, ma fino al 1912 non si può parlare di un grande elettorato: solo il 7% degli italiani poteva votare. Dal 1912, invece, tutti gli uomini con più di 30 anni di età potevano votare, oppure anche i minori di 30 anni, ma solo se fossero alfabetizzati, avessero fatto servizio di leva o pagassero una cifra di denaro. Dal 1918 c’è il suffragio universale maschile, senza più alcun limite, se non quello dei 21 anni di età. Per le donne aspettiamo il 1945-46 e per le prostitute il 1947.

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