Con il saggio di Freud sul “perturbante” si apre la narrativa che ne descrive il peso, le sensazioni e le reazioni, ecco come lo fanno Landolfi e Murakami a 60 anni di distanza.

Il perturbante, spiega Freud, è quella sensazione di disagio che nasce dal riconoscimento del familiare nello sconosciuto, è accompagnato nella narrativa da elementi onirici, dell’orrore e visionari che coniugano la realtà con il sogno.
“Il mare delle blatte” di Tommaso Landolfi
Landolfi fa pubblicare questo racconto per la prima volta nel 1939 all’interno di una raccolta dall’omonimo titolo. Siamo quindi negli anni della psicanalisi e il racconto di Landolfi sembra riprendere ogni aspetto del celebre saggio di Freud “il perturbante” che esce vent’anni prima. Il mare delle blatte può essere definito un incubo, una visione, un delirio continuo, inizia in una giornata di sole che rispecchia un’estrema quotidianità, l’avvocato Coracaglina sta passeggiando un po’ preoccupato per il figlio Roberto, con cui, si capisce dalle prime righe, non ha un ottimo rapporto, proprio in quel momento compare il figlio che mostra una ferita sul braccio da cui fuoriescono diversi oggetti, tra i quali anche un vermiciattolo azzurro. Senza nessun’altro preambolo nè introduzione la scena cambia e viene descritta una nave, il racconto si trasforma in un racconto di pirati e l’incubo continua, il figlio dell’avvocato si fa chiamare l’alto Variago e presto si mette in competizione con il vermiciattolo per conquistare il cuore di Lucrezia, una ragazza che sembra essere prigioniera sulla nave.
Il racconto raggiunge l’apice del delirio con l’arrivo al mare delle blatte, un mare fatto solo di insetti neri e disgustosi che contribuiscono a dare al racconto l’ultima sfumatura di orrore che serviva per renderlo un vero incubo.

“Kafka sulla spiaggia” di Murakami
Passando invece alla letteratura più recente, uno degli scrittori che forse si coincilia di più con il tema del perturbante è Murakami che, nelle tecniche narrative è molto simile a Landolfi. Murakami racconta sogni visionari, ogni suo racconto e romanzo è un alternarsi di situazioni di estrema quotidianità e scenari onirici inconciliabili con la realtà. Il romanzo che descrive al meglio questo aspetto dello stile di Murakami è “Kafka sulla spiaggia”, pubblicato per la prima volta nel 2002, che parla nei capitoli dispari di Tamara kafka, un ragazzo di quindici che scappa di casa, con la passione per la lettura viene perseguitato da una profezia di tipo edipico: “ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre e tua sorella”; nei capitoli pari, invece, viene raccontata la storia di Nakata, un vecchietto che rappresenta l’innocenza, che ha avuto un incidente da bambino che l’ha lasciato senza memoria, non conosce nè il bene nè il male. Le due storie anche se completamente diverse sembrano sovrapporsi: quando Nakata porta a termina la sua missione, di uccidere un famoso scultore, Tamara si sveglia con la maglietta piena di sangue.
Il peso del perturbante
La più grande analogia tra questi due racconti è la presenza del perturbante ed è interessante analizzarla a così tanti anni di distanza.
In Landolfi è diretta, viene ripreso il saggio di Freud in cui viene esplicitata la causa della sensazione del perturbante che emerge dal riconoscimento del familiare in un contesto completamente nuovo: in Landolfi il racconto è un delirio continuo ed è possibile riconoscere il peso del perturbante attraverso l’identificazione nell’avvocato Coracaglina che è lo spettatore, lo spettatore dell’incubo. In Kafka sulla spiaggia l’elemento familiare, che tiene il delirio attaccato alla quotidianità sono i gatti, un elemento presente in quasi tutto ciò che Murakami ha scritto e non a caso anche in questo romanzo sono una presenza importante: Nakata adora i gatti e porta sempre da mangiare a quelli randagi vicino a casa sua, questi animali sono presenti anche nella storia parallela di Tamara e assumono quindi il ruolo dell’avvocato ne “il mare della blatte”: sono lo spettatore che sente tutto il peso del perturbante. Landolfi e Murakami rendono incisivo il disturbo del perturbante anche attraverso la tecnica narrativa con la carenza di informazioni: quando si presenta una situazione insolita e visionaria le informazioni calano drasticamente, non si capisce mai completamente come i personaggi sono arrivati nei luoghi onirici di cui si parla.
“Il mare a perdita di vista, senza una terra all’orizzonte, sotto la cappa affocata del cielo, appariva nero come l’inchiostro, e di una lucentezza funebre; una quantità sterminata di blatte, tanto fitte da non lasciar occhieggiare l’acqua di sotto, lo copriva per tutta la sua distesa. Nel gran silenzio s’udiva distintamente il rumore dei loro gusci urtati dalla prua. Lentamente, a fatica, la nave poteva avanzare, e subito le blatte si richiudevano sul suo passaggio.”