A 58 anni dall’elezione di Saragat a Presidente della Repubblica, ripercorriamone le orme

Risale al 28 dicembre del 1964 l’elezione di Giuseppe Saragat a quinto Presidente della Repubblica italiana. Da lì, il resto è storia.E’ il 28 dicembre del 1964 quando, dopo ventuno lunghissimi turni di votazione, Giuseppe Saragat viene finalmente eletto quinto Presidente della Repubblica italiana. Il suo settennato, che va dal 1964 al 1971, è ricco di accadimenti in politica interna ed estera, tutti affrontati da Saragat con grande compostezza. Rappresentante del Partito Socialdemocratico Italiano, di cui è uno dei fondatori (grazie alla scissione di Palazzo Barberini dal Partito Socialista Italiano del 1947), è il primo Capo dello Stato palesemente di sinistra, oltre ad essere uno dei fautori della Resistenza antifascista.

Il passato di Saragat

Giuseppe Saragat nasce a Torino nel 1898 da una famiglia di origini sarde. Studia ragioneria e frequenta la Scuola Superiore di Commercio, per poi lavorare alla Banca commerciale italiana di Mattioli a Torino e a Milano. Nel 1922 si iscrive al Partito Socialista Unitario: crede nel socialismo riformista e nella conciliazione economica fra liberalismo e marxismo. Con l’instaurarsi del regime fascista, va in esilio a Vienna. Da lì sostiene il patto d’unità d’azione con il Partito Comunista Italiano, già dal 1934. Nel luglio del 1943 torna in Italia, ma viene arrestato dai fascisti, poi liberato da Buozzi. Nel medesimo anno si iscrive al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, per poi essere di nuovo arrestato, nel 1944, dai nazi-fascisti. Viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli a Roma, insieme a Sandro Pertini, per poi essere liberato da suoi compagni di partito. Si rifugia in Vaticano fino alla fine della guerra, quando inizia la sua carriera diplomatica.

La Costituente e la scissione di Palazzo Barberini

Già nel 1946, Saragat condanna pubblicamente il fusionismo fra i partiti comunisti e socialisti e denuncia il PCI, dicendo che solamente il socialismo democratico può portare pace e progresso. Con le elezioni del 2 giugno dello stesso anno, il PSIUP è la forza operaia più forte e Saragat viene eletto Presidente dell’Assemblea Costituente. Nel gennaio del 1947, però, al congresso straordinario del partito, il PSIUP subisce una scissione proprio per mano di Saragat: a Palazzo Barberini nasce il Partito Socialista dei Lavoratori, dalla corrente Critica Sociale in seno alla compagine originaria. Questo avrebbe fiancheggiato la Democrazia Cristiana, in contrasto col PSI, ancora troppo vicino al PCI. Il PSLI si rafforza con i finanziamenti americani e con l’entrata della corrente dei secessionisti lombardiani. Saragat, inoltre, è considerato uno dei veri e propri fautori del centrosinistra italiano: prima con il governo Fanfani IV, nel 1962, poi con il governo Moro I, nel 1963. Già da qui, Saragat si pone l’obiettivo di divenire Capo dello Stato, in quanto espressione concreta della nuova maggioranza.

L’elezione a Presidente della Repubblica

Alle elezioni presidenziali del 1964, la Democrazia Cristiana è indecisa sul suo candidato ufficiale: o Fanfani, gradito alla sinistra del partito, o Leone, ex Presidente della Camera, sponsorizzato dalla destra DC. Alla fine, opta per quest’ultimo, seppur i fanfaniani non siano per niente soddisfatti della scelta. Per il PSLI-PSDI c’è bisogno di alternanza tra Presidenti democristiani e laici, quindi candida proprio Giuseppe Saragat. PCI e PSI votano per Terracini e Nenni. Ci vogliono ben 21 votazioni per riuscire ad arrivare al risultato definitivo: Saragat viene eletto Capo dello Stato da PCI, PSI e DC, con il 67% dei consensi.

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