Leggere Sherlock Holmes ci fa bene? Scopriamo l’effetto terapeutico dei gialli

A 130 anni dalla prima pubblicazione de “Le avventure di Sherlock Holmes”, scopriamo come leggere gialli possa essere terapeutico.

Sir Arthur Ignatius Conan Doyle | The British Library
Sir Arthur Conan Doyle

Era il 31 ottobre 1892, quando Doyle pubblicò “Le avventure di Sherlock Holmes”, il cui protagonista sarà destinato a diventare un dei simboli di questo genere. I gialli, come tanti altri libri generi letterari, possono essere terapeutici, possedendo inoltre caratteristiche uniche.

Da genere sottovalutato a genere più amato

Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Marple: almeno una volta nella vita avrai probabilmente sentito uno di questi nomi, appartenenti a personaggi di uno di quelli che risulta essere uno dei generi più amati (in UK tra i 20 libri presi più in prestito, 15 fanno parte del genere “crime fiction”, ossia gialli).

In passato però spesso questo genere letterario non era apprezzato. I gialli venivano infatti considerati “letture usa e getta”, in quanto, per l’opinione di molti intellettuali dell’epoca, l’utilità di questi non poteva assolutamente essere paragonata alla “grande letteratura”, che arricchiva, sviluppava il soggetto e la sua conoscenza. Vi era quindi una divisione tra utili, che meritavano di essere letti, e libri inutile, che facevano soltanto perdere tempo al lettore.

Questa visione, con il tempo (anche se in alcuni ambienti persiste), è andata via via scomparendo, rivalutando allo stesso tempo il genere giallo. Una lettura di questo tipo è infatti capace di sviluppare nel soggetto capacità di riflessione e ragionamento, pensiero critico ed intuizione; ma ha anche un effetto benefico sulla nostra salute mentale. Di che si tratta?

Hardboiled vs Classic Detective Fiction | Novel Suspects

La biblioterapia

In generale, la lettura di libri può essere impiegata da psicologi e psicoterapeuti per risolvere problemi, migliorare e mantenere la nostra salute mentale, stiamo parlando della biblioterapia.

Il dizionario dell’APA (American Psychological Association) definisce la biblioterapia (o libroterapia) come una forma di terapia basata su materiali di lettura strutturati e che spesso si abbina alla psicoterapia per rinforzare concetti e strategie passati in rassegna durante le sedute e per stimolare cambiamenti nello stile di vita.

Questo tipo di terapia sembra avere diversi effetti benefici su individui con una salute mentale compromessa.

Prima di tutto, grazie alla lettura molti sperimentano una sensazione di rilassamento a livello fisico e mentale. Il che non è scontato se chi riesce a raggiungere questo stato di relax soffre di ansia o depressione.

In secondo luogo, nel corso del racconto il paziente incontra personaggi diversi tra loro con i quali si identifica. Questa identificazione è molto importante perché permette non soltanto di sviluppare la propria empatia, quindi mettersi nei panni di un’altra persona, ma anche di identificarsi con i problemi e gli obiettivi di questi.

Inoltre, la lettura dà in generale la possibilità di fuggire dalla realtà, non però nel senso di scappare dai propri problemi, ma nel senso di adottare dei meccanismi difensivi, riuscire a distrarsi mentre si affronta una situazione difficile (evitare l’overthinking, ruminare su problemi e preoccupazioni).

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Gialli do it better

Oltre questi, vi sono però effetti benefici caratteristici dei gialli.

Uno di questi è la catarsi, anche presente per altri generi. Questa infatti è la possibilità del lettore di sperimentare emozioni, sofferenze, speranze del personaggio pur rimanendo ad una “distanza di sicurezza”. La catarsi si rivela ancora più marcata quando si parla di gialli, in quanto la storia si sviluppa in un ambiente pericoloso, drammatico e violento.

Partendo però da quest’ultimo aspetto, ossia la violenza, notiamo come nei gialli solitamente ci sia una relativa assenza di quest’ultima, in quanto la vittima e la morte non vengono presentati come un fatto centrale, ma più come il pezzo di un puzzle, visti quindi da una prospettiva più ampia, e non nel particolare.

Pensando che le persone con problemi di salute mentale spesso affermano di non sentirsi capaci di controllare la situazione in cui si trovano, capiremo come i gialli riescano a confortare questi soggetti. Stiamo infatti parlando di racconti con una determinata e ripetitiva struttura circolare, abitualmente con lo stesso protagonista, accompagnato dalla sua spalla destra. Se ci pensiamo, un giallo è composto da un crimine iniziale, un’indagine centrale, che, anche se cambia di volta in volta, porterà ad una risoluzione finale. Questa ripetitività farà percepire il tutto come familiare (“nuova forma di una vecchia storia”), il che garantirà un senso di sicurezza, inoltre il lettore è consapevole che, nel caso non dovesse riuscire a risolvere da solo il caso, tutto verrà comunque a galla.

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