Ti sveleremo cinque curiosità sulla vita di Montale tra opere segrete e donne misteriose

Sicuramente avrai sentito parlare di Eugenio Montale (1896-1981), uno dei più grandi poeti italiani del ‘900. Scopriamo qualche curiosità sulla sua vita privata, sulla vicenda redazionale delle sue opere e sulle sue poesie.

Eugenio Montale: vita, poetica e pensiero

Le sue poesie sono davvero conosciutissime, come “Spesso il male di vivere ho incontrato”, “I limoni”, “Meriggiare pallido e assorto”… Oggi, scoprirai il lato più intimo e originale di colui che, a detta di molti critici, è stato un poeta fondamentale per l’evoluzione della storia della letteratura italiana.

1. L’antifascismo di Montale

Eugenio Montale nato a Genova nel 1896, studioso di canto e autodidatta nell’approfondimento delle humanae litterae, si trasferisce a Firenze dove entra in contatto con il fior fiore del ceto intellettuale del tempo, orbitante attorno alla rivista “Solaria”.

Qui, nel 1929, viene nominato direttore del Gabinetto Viesseux e mantiene questa carica fino al 1938, quando, in seguito a sostanziali cambiamenti politici, viene licenziato.

Montale, infatti, convinto antifascista, firma il Manifesto degli intellettuali antifascisti, elaborato da Benedetto Croce;  e proprio per non aver aderito al partito fascista verrà licenziato e sottoposto a sorveglianza speciale.

Inoltre, durante le persecuzioni razziali, Montale aiuta Umberto Saba e Carlo Levi -entrambi ebrei- a nascondersi.

2. Le donne più importanti della sua vita

Montale, sempre a Firenze, conosce due delle donne più importanti della sua vita: Drusilla Tanzi (sua futura moglie) e Irma Brandeis. Intreccia una relazione sentimentale con entrambe, contemporaneamente.

Nel 1929 conosce Drusilla, moglie del suo affittuario, i due da subito entrano in sintonia e nel 1939, dopo la separazione di lei dal marito, andranno a vivere sotto lo stesso tetto.

Nel frattempo, nel 1933 conosce Irma Brandeis, studiosa americana di origini ebraiche, venuta a Firenze per approfondire gli studi danteschi. I due iniziano a frequentarsi e quando, nel 1938, Irma è “costretta” a lasciare l’Italia, anche in seguito alla promulgazione delle leggi razziali, Montale è sul punto di partire con lei. A fermarlo, c’è, però, Drusilla che minaccia il suicidio per avere Montale tutto per sé.

Nel 1862 Drusilla ed Eugenio si sposeranno, appena un anno prima della morte di lei, causata dalle complicazioni in seguito alla rottura del femore.

Omaggio al femminile nella poesia di Eugenio Montale

3. La donna nella finzione letteraria

La donna per Montale assume un ruolo fondamentale, incarna la salvatrice, la redentrice, la sola che ha il potere di salvare l’uomo.

Nella prima raccolta poetica montaliana, “Gli ossi di seppia”, la donna non occupa un posto privilegiato, ma è comunque centrale in alcune poesie.

Non stiamo parlando di Drusilla o Irma, bensì di Anna degli Uberti. Conosciuta da Montale durante le estati trascorse a Monterosso, Annetta/ Arletta è la “prima” donna di Montale, anche se il rapporto tra i due non sarà mai intimo.

Nella seconda raccolta poetica, “Le Occasioni”, compaiono numerose donne, come Gerti, Dora Markus, Paola Nicoli e Irma Brandeis che, poi, nella “Bufera e altro” assumerà il senhal di Clizia e, successivamente, dopo una metamorfosi, di Cristofora, la donna angelo, la sola che può salvare davvero il poeta.

A livello, invece, “carnale” compare la figura di Maria Luisa Spaziani, giovane studentessa conosciuta a Torino, che rappresenterà per Montale la riscoperta dell’eros. Ella compare nella penultima sezione, “Madrigali privati” della terza raccolta poetica con l’appellativo di Volpe.

Infine, nell’ultima raccolta poetica davvero importante, Satura, compare finalmente l’amata moglie, Drusilla, cui Montale dedica le prime due sezioni, Xenia I e Xenia II. Drusilla è per il poeta, Mosca, a causa della forte miopia da cui era affetta e che la costringeva a indossare pesanti e spessi occhiali.

Paradossalmente, come l’autore spiega negli ultimi versi di quello che è il componimento più famoso della raccolta “Ho sceso dandoti il braccio”, “le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le sue”; indicando la capacità di vedere oltre la realtà che era propria esclusivamente della moglie, nonostante la sua quasi cecità.

4.Una misteriosa foto di gambe

Dora Markus, a cui il poeta dedica la poesia omonima nelle “Occasioni”, non ha mai incontrato il poeta e Montale le dedica una poesia basandosi esclusivamente su una foto delle sue gambe, inviatagli dall’amico Bobi Bazlen e scattata da Gerti, amica di Dora e altra donna cara al poeta, cui -invece- Montale dedica “Il Carnevale di Gerti”.

Bazlen consiglia a Montale di scrivere una poesia per Dora, la donna “con delle gambe meravigliose”.

In “Dora Markus” il poeta immagina la donna sul porto di Ravenna mentre indica l’altra sponda, forse quella di fronte a lei, che rappresenterebbe la terra natia della donna, la Carinzia. Infatti, Dora è un’austriaca di origini ebraiche.

Al poeta la donna appare inquieta e crede che la sua “salvezza” e la sua forza dipendano da un portafortuna, da un amuleto capace di difenderla, “un topo bianco/ d’avorio“.

Trieste, due gambe in un pagliaio - La Stampa

5. Uno scherzo di ottimo gusto

Montale muore a Milano nel 1981. Prima della morte, aveva consegnato ad Annalisa Cima undici buste, contenenti ognuna sei poesie, da pubblicare una all’anno da 1986 al 1996, centenario della nascita.

L’ultima busta non conteneva sei poesie come tutte le altre, ma ventiquattro! L’ultima sorpresa del poeta.

Le poesie vennero raccolte in “Diario postumo. 66 poesie e altre”, dove “altre” si riferisce alle diciotto poesie supplementari dell’ultima busta.

Una curiosa strategia di marketing che, ancora oggi, suscita accese discussioni negli ambienti universitari, perché alcuni studiosi -capitanati da Isella- non credono che queste ultime poesie siano autentiche.

Montale aveva precedentemente affermato “nell’aldilà mi voglio divertire” e “ora che s’approssima la fine getto/ la mia bottiglia che forse darà luogo/ a un vero parapiglia”.

Quindi, è plausibile che tale idea tanto bizzarra quanto geniale sia stata propria di Montale e non una finzione pubblicitaria architettata dalla Cima.

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