Sono passati ben cinquant’anni dall’omicidio di Luigi Calabresi, uno degli eventi più segnanti il periodo della strategia della tensione italiana.
Il 17 maggio del 1972 moriva, freddato da due colpi di pistola, Luigi Calabresi, a pochi metri dalla sua abitazione milanese. Il commissario di polizia, pianto dalla moglie e dai figli, è l’ennesima vittima dell’estremismo politico mischiato a terrorismo. Si scoprì dopo parecchi anni, infatti, l’appartenenza dei due esecutori materiali a Lotta Continua, una formazione extraparlamentare di sinistra radicale. A sole tre primavere di distanza dalla strage di Piazza Fontana, la strategia della tensione si fa sentire forte e chiara nel Bel Paese, che, in quei giorni più che mai, è stato costretto camminare in equilibrio su un sottile filo di piombo.
L’omicidio di Luigi Calabresi
Come anticipato, Luigi Calabresi è commissario della polizia di Milano, oltre che addetto alla squadra politica della Questura meneghina. Accusato da parte della stampa e dei “maestri” dell’estrema sinistra di essere il responsabile della morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dall’ufficio dello stesso Calabresi, in Questura, in seguito a un interrogatorio sulla strage di Piazza Fontana, il commissario viene preso di mira già dal dicembre del 1969. Le inimicizie nei suoi confronti sono così forti da far sì che il giornale Lotta Continua (organo stampa dell’omonimo movimento) crei una vera e propria campagna contraria a Calabresi, presto seguito da altri giornalisti in solitaria, come Camilla Cederna. Una parte dell’opinione pubblica, quindi, è convinta della sua colpevolezza, tanto da accusarlo pubblicamente, sebbene la legge abbia sempre negato il suo coinvolgimento. Da qui, la decisione dei terroristi rossi di ucciderlo. Solamente negli anni ’90, però, la Corte di Cassazione riesce a dare un nome ai killer: sono Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, spinti da Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri.
Gli anni di piombo italiani
Ma facciamo un passo indietro. Contestualizzando il diletto Calabresi, vediamo che si verifica che nel 1972, tre anni dopo la strage di Piazza Fontana. Come abbiamo visto, i due eventi sono più collegati di quanto possa sembrare a primo acchito. Ma quello che bisogna aggiungere per una comprensione più completa è che entrambi si collocano durante gli anni di piombo italiani. Questo periodo, sicuramente il più difficile del nostro Paese in forma repubblicano-democratica, racchiude una dozzina di anni, a partire dal 1969. Infatti, non si sa esattamente quando finiscano questi terribili anni, ma si è certi al 100% della loro data d’inizio: guarda caso, proprio la strage di Piazza Fontana. Incominciato, quindi, con un attentato terrorista nero, questo periodo cruciale si è destreggiato fra pericoli all’ordine costituito provenienti da ogni dove.
La strategia della tensione
Ne abbiamo sentito parlare tutti, almeno una volta nella vita: la strategia della tensione è un termine famosissimo. Ma da dove deriva? Con questa espressione si vuole indicare una teoria politica che aveva l’obiettivo di destabilizzare lo status quo dell’Italia Repubblicana degli anni ’70 in maniera sovversiva. L’obiettivo? Prendere possesso dello Stato e, per gli ambienti più conservatori, spaventare i cittadini, così che volessero votare per i partiti più conservatori e moderati. Per far funzionare un piano così complesso, erano necessarie azioni drastiche. E proprio così fu: si contano innumerevoli stragi e attentati terroristici, sia da parte di sinistra radicale, che neofascista. Piazza Fontana è solo il primo, ma possiamo annoverare, per esempio, anche la strage di Peteano (1972), quella di Piazza della Loggia (1974), quella del treno Italicus (1974), quella di Bologna (1980) e quella del Rapido 904 (1984). Senza contare i tantissimi omicidi a carico di una personalità singola, sia questa di rilevanza politica, economica o sociale: o sapeva troppo, o rappresentava l’emblema di un ideale e, quindi, era da eliminare. Calabresi rientrava, sfortunatamente, in quest’ultima categoria e, proprio per questo, ha pagato con la vita.