La serie tv più vista di Netflix presenta numerosi riferimenti all’arte, primo tra tutti la rappresentazione modificata della “Relatività” di Escher.

Se pensiamo all’acclamata serie tv sudcoreana “Squid Game” di sicuro non possiamo dimenticare la musichetta inquietante che accompagnava i singoli giochi, i colori sgargianti della location oltre che i bagni di sangue…
Squid Game domina gli schermi
Chi non conosce “Squid Game”? La serie tv sudcoreana ha vinto diversi premi e ha battuto ogni record, raggiungendo più di 140 milioni di visualizzazioni a ottobre 2021. Un’escalation rapidissima considerando che è stata distribuita sulla piattaforma Netflix a partire dal 17 settembre; nel giro di un mesetto è divenuto un fenomeno globale e a gennaio 2022 era ancora nella top 10.
Il colosso nordamericano ha scoperto Squid Game e l’affare ha comportato un guadagno superiore ai 900 milioni di dollari.
Un successo planetario legato non tanto ai temi trattati, quanto al modo innovativo con cui questi vengono trattati: la tematica principale -da un punto di vista sociale- è la denuncia del capitalismo. Altro tema centrale è il combattimento per la sopravvivenza, o meglio per il denaro; si tratta di combattimenti feroci, bagni di sangue, pieni di violenza. Qui, i germogli di umanità stentano a fiorire e anche le alleanze sfoceranno, presto o tardi, in tradimenti.

Le scale di Squid Game
Nella serie sudcoreana 456 persone (disperate, povere, sommerse dai debiti) scelgono di partecipare a un torneo di giochi per cercare di vincere 45,6 miliardi di won. I giochi, all’apparenza tranquilli e innocenti (perché ricordano l’infanzia), si rivelano essere veri e propri bagni di sangue.
La violenza, però, non è tutto: chi ha visto Squid Game, difficilmente dimenticherà i colori scintillanti (e, al contempo, sinistri) dell’ambientazione: quei corridoi, quelle sale, quelle scale dai colori accesi, tra il blu elettrico, il rosa e punte di giallo canarino.
A proposito di scale, è impossibile non cogliere il riferimento all’opera più celebre di Escher. Le scale labirintiche della serie richiamano quelle di Escher, con la differenza che le rampe di Escher sono in bianco e nero. Entrambi i gruppi di scale sono costituiti da gradini che susseguono in un vortice senza fine, non c’è un inizio, né una fine, vi sono scale e corridoi, si sale, si scende, si corre, si marcia, ci si insegue, ci si nasconde… Un vero e proprio labirinto in cui lo smarrimento è assicurato. Inoltre, nell’opera di Escher, tutte le figure che salgono e che scendono le scale indossano gli stessi abiti con il volto coperto, rimando diretto alle tute dei giocatori e dei guardiani mascherati in Squid Game.

Optical Art & illusioni
Maurits Cornelis Escher (1898-1972) è stato un incisore e un grafico olandese, appartenente al movimento dell’Optical Art.
L’optical Art nasce intorno agli anni ’60 del Novecento ed è un sottogenere dell’arte astratta: illusione è la parola d’ordine, la chiave per leggere e interpretare le opere che non sono mai quello che sembrano.
La realtà rappresentata è fluida, soggetta a cambiamenti repentini e imprevedibili, un punto non è mai fisso, le figure bidimensionali paiono fuoriuscire dalla tela; e distogliere lo sguardo per un attimo può dare vita a forme sempre nuove. Sono molteplici le letture possibili: le illusioni ottiche sono legate al movimento e alla cosiddetta “arte cinetica”; semplici linee ortogonali e modulari possono confondere lo spettatore, gettandolo in uno stato di incertezza, di instabilità percettiva. L’illusione coinvolge lo spettatore e lo destabilizza.
La “Relatività” di Escher, realizzata nel 1953, raffigura delle rampe di scale salgono, che scendono, porte e pianerottoli, dritti e inclinati; è impossibile seguire un percorso, è facile perdersi, cadere, precipitare e ritrovarsi su un’altra scala, più in basso, più in alto, in una sequenza infinita.
Tutto è relativo, questo il messaggio di Escher, da qui il titolo dell’opera; esistono più piani della realtà e non è possibile scinderli, non è possibile separare realtà e finzione, dimensione lucida e onirica.

Arte e cinema
I riferimenti artistici nel cinema, sul grande e sul piccolo schermo, spesso concernono il set e l’ambientazione scenica; è la ricerca di un valore aggiunto che sprona i registi a inserire citazioni e allusioni artistiche. L’espressività estetica si arricchisce di simboli ed è il risultato di uno stretto rapporto tra cinema e arte, destinato a rafforzarsi nel tempo.