Scopriamo insieme come si traducevano i colori nell’antica Roma in base alla lucentezza e all’intensità

Come si traducono i colori in latino? I Romani li distinguevano in base alla lucentezza, all’ opacità e in base all’intensità e alla gradazione.

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In generale ogni colore poteva essere accompagnato da un aggettivo come: ardentissimus  (= sgargiante), austerus  (= intenso), adustioris (=più scuro, abbronzato) o claro (= più vivo). Per indicare i colori non abbiamo usato il neutro (es. nigrum, album), ma il maschile singolare dell’aggettivo corrispondente, da cui in effetti il sostantivo del colore deriva.

1. Nero, nero e ancora nero

Per indicare il nero si utilizzavano diversi termini, alcuni indicavano esclusivamente il colore, altri avevano un valore figurato o simbolico. Ad esempio, il nero era associato a morte e sciagura. Si usavano: niger= nero, scuro, anche di carnagione; ater= nero, atro, fosco, oscuro e, in senso figurato, funesto, triste; nigrans = torbido, ombroso; fuscus=  fosco, scuro; tenebroso; rauco, cavernoso (di voce); e furvus=  scuro, tenebroso, nero, fosco e, in senso figurato, funesto. I termini indicanti il nero erano molti, come abbiamo visto, ma si tendeva a utilizzare in particolare niger o ater, a seconda della brillantezza del colore.

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2. Bianco/ candido come la neve

Così come per il nero, esistevano molti termini per indicare il colore bianco: primo fra tutti albus= bianco splendente, imbiancato, luminoso, propizio e favorevole; candidus= bianco, candido, argenteo, insomma un bianco più nitido rispetto ad albus, e -in senso figurato- sincero, leale; canus= di capelli bianco, biancheggiante, canuto, argenteo, anche anziano e antico; niveus= nevoso, coperto di neve, candido o puro come la neve. Infine blancus, che -in realtà- non è un termine propriamente latino, quanto piuttosto un prestito dalla lingua germanica: dall’alto tedesco “blank“= bianco lucente, colore opposto al nero; inizialmente stava a indicare soltanto la lucentezza di una lama, di una spada, poi ha esteso il suo significato al colore più chiaro e brillante.

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3. Tra il rosso e il viola

Il colore rosso si indicava sostanzialmente con due vocaboli: ruber= rosso, rosseggiante, rosso di carnagione, usato anche in espressioni come “rubrum mare“= mar Rosso; e russeus=rosso scuro, da cui in italiano “rosso”.

Il termine purpureus era, invece, un po’ ambiguo: indicava sia il rosso vermiglio, quindi scuro, ma anche il color porpora brillante, inoltre, metaforicamente poteva indicare il mare agitato. Per tradurre il viola, invece, si faceva uso dell’aggettivo violaceus= relativo alle viole e anche viola, viola intenso.

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4. Azzurro e giallo

In latino non vi era la distinzione tra blu e azzurro, per entrambi si usava caereleus. L’etimo glaucus era, invece, usato per diverse colorazioni, come il celeste, il verdastro, il grigio chiaro e il grigio scuro.

Per il giallo, usavano flavus= giallo, dorato e biondo (di capelli); fulvus per il giallo scuro e galbinus per il giallo pallido, quel giallastro tendente al verde. Infine, si poteva usare anche luteus= color tuorlo, quindi un giallo scuro, tendente all’arancione, anche se -poi- per l’arancione si usava flammeus , da una specie di fiore, l’adonide.

 

Come abbiamo visto il sistema dei colori latino era più complesso di quello delle lingue romanze, ma di certo più completo, attento a definire le molteplici sfumature di ogni colore.

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