Il Grinch e Heidegger ci raccontano la magia e la bellezza delle tradizioni

Il Grinch odia il Natale e qualsiasi tradizione ad esso legata, Heidegger invece le esalta con ogni mezzo

La magia delle feste si avvicina, e con essa anche le lamentele di chi proprio non le sopporta, proprio come il Grinch

COLUI CHE ODIA IL NATALE:

Il Grinch è un personaggio immaginario, panciuto e ricoperto di un ispido pelo verde, conosciutissimo da grandi e bambini, protagonista di omonimi fumetti e film. E’ in realtà un antagonista, anche se fortemente amato dal pubblico, perché nella vita ha un unico, terribile, scopo: rubare il Natale, e con esso la gioia che è in grado di portare, dalla cittadina di Chinonso. Vive in perenne isolamento su di una caverna e, la notte di Natale, si traveste da Santa Claus per rubare addobbi e regali, rovinando l’atmosfera creatasi nel villaggio. Ispirato dal profondo sentimento di festa e dalla gioia della piccola Cindy Chi Lou riesce a comprendere che quella festa in realtà racchiude in sé un significato ben più profondo di quello apparente, una ragione che risiede nei cuori della gente che da anni celebra quella festa come la più bella e importante dell’anno. La piccola sta crescendo, e con lei i dubbi e le incertezze sul fatto che la magia del Natale risieda davvero solo in luci e addobbi:

Io sto crescendo, io sto cambiando, ma il mio Natale cambia con me!

Ed è un sentimento pienamente condiviso, forse lo si ama così tanto perché, quel giorno, ci è stato tramandato da sempre come il più magico, il più gioioso e il più bello da vivere. E’ il giorno dei canti, delle risate, della famiglia e dei giochi. Almeno per un giorno, nella frenetica vita quotidiana fatta di lotte e corse, si depongono le armi e ci si gode la bellezza delle piccole cose, che poi piccole non sono: gli abbracci, gli amici, gli affetti. Sembra scomparire ogni preoccupazione in quella notte magica, sembra un ritorno indietro nel tempo, a quando si era bambini e tutto appariva fiabesco. E’ per questo che lo amiamo così tanto, che non possiamo farne a meno, che ci prepariamo molti giorni prima, e lo attendiamo con la gioia nel cuore. Alla festa più bella che c’è, che torna per ricordarci del bello che abbiamo attorno e di cui dovremmo fare tesoro per tutti i giorni dell’anno.

HEIDEGGER E LA TRADIZIONE:

La tradizione è vista in Heidegger come un’opera da proteggere e salvaguardare, in fieri e in movimento. Chi mi dice che in questo stesso istante io non stia istituendo una tradizione? Sia pur anche solo morale. Un qualcosa da custodire ma soprattutto da tramandare. Non è il passato, ha a che vedere con esso, ma è più presente e viva che mai. E’ ciò che è permanente, un complesso di idee e umori così radicati da essere totalmente difficili da mandar via. C’è da compiere, talvolta, delle piccole modifiche in esse, al fine di renderle agevoli nel tempo che si vive. Ma le tradizioni non sono da scacciare, perché, anche quando ci si perde, esse ci ricordano da dove veniamo… e chi siamo.

LE TRADIZIONI OGGI:

Solo quando pensiamo intensamente a cosa è già stato pensato comprendiamo il senso concreto di quello che è già stato pensato

Così Heidegger ci fa comprendere a fondo la sua visione del passato, un passato non da giudicare ma da comprendere, rispettare, contestualizzare. Solo così potremo capirne le radici profonde. Solo così sarà possibile comprendere il perché delle tradizioni, oggetto di così grandi controversie.

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