Vediamo come la matematica demolisce le tesi del populismo, in Italia con Pertini dal 1980

Il terremoto in Irpinia portò il presidente della repubblica dell’epoca ad adottare un atteggiamento populista. La matematica argina il populismo

41 anni fa il Presidente della Repubblica dell’epoca, Sandro Pertini, per la prima volta in Italia adottò un atteggiamento populista commentando la strage del terremoto in Irpinia. La matematica é spesso usata per studiare la politica ed il populismo.

Terremoto in Irpinia, Pertini e populismo

Il 26 Novembre 198o, tre giorni dopo il terremoto in Irpinia del 1980 che ebbe un triste numero di morti e feriti, il Presidente della Repubblica dell’epoca, Sandro Pertini si recò in Irpinia, nella zona colpita dal terremoto, per portare la sua solidarietà alle vittime della tragedia. Pertini arrivò nella zona molto prima dei soccorsi, assistendo a delle immagini catastrofiche. Pertini commentò “Qua non si tratta di politica ma di solidarietà umana”, completamente indisposto dalla mancanza dei soccorsi, scagliandosi quindi contro lo stato e la burocrazia italiana. Nonostante ai più questo sembrò un atteggiamento innocuo, ed anzi, un atteggiamento che stava a testimoniare l’empatia del Presidente della Repubblica. Storicamente tuttavia il discorso che Pertini fece a seguito del terremoto sancisce la nascita del populismo italiano: Pertini si scaglio contro la burocrazia italiana e lo stato italiano, contro la mancanza di soccorsi, ma Pertini stesso all’epoca era il capo di stato, la carica più alta della repubblica, quindi chi, se non lui, avrebbe dovuto garantire l’arrivo di soccorsi. Pertini, pur essendo il presidente della Repubblica, si scagliò contro lo stato, come se lui non ne facesse intrinsecamente parte, tentando quindi di avvicinarsi al popolo. Questo evento, nonostante Pertini rimanga uno dei presidenti della Repubblica più amati, sancì l’arrivo del populismo in Italia.

Le definizioni di populismo: aggregativo e morale

Negli ultimi anni, i populisti di molti paesi hanno affermato di rappresentare la “vera” volontà del popolo. Sostengono che solo loro sanno cosa sia questa volontà e che nessun altro, in particolare le cosiddette élite moralmente corrotte, dovrebbe avere il diritto di offrire un’alternativa politica. Usando argomenti matematici e logici tratti dalla teoria della scelta sociale, si dimostra che questa affermazione, il “populismo morale” è priva di significato. In primo luogo è opportuno confrontare due nozioni di populismo: una di I.Riker un d’eterno nell’applicare la teoria della scelta sociale alla democrazia e l’altra di II.Müller., un teorico democratico contemporaneo:

  • Populismo aggregativo: il governo dalla volontà del popolo che viene rivelato attraverso l’aggregazione di preferenze individuali nella società.
  • Populismo morale: rappresentazione del “vero” – I.e. Anti-elitista, moralmente puro -volontà del popolo.

Analisi matematica del populismo: teorema di Arrow

Consideriamo tre partiti, x, y e z e classifichiamoli in ordine di preferenza:

  • Votante 1: x, y, z
  • Votante 2: y, z, x
  • Votante 3: z, x, y

Secondo la regola di maggioranza un’opzione batte un’altra opzione se una maggioranza, cioè in questo caso al minimo due persone, la preferiscono alla opzione dei tre votanti appena illustrata. La società “ha una preferenza” per un’opzione se una maggioranza preferisce questa opzione alle altre opzioni. Ma in questo caso, creando una disuguaglianza tra partiti si avrebbe x>y>z>x. Non è affatto chiaro quale sia il partito preferito dalla società. |Nonostante tutti gli individui aventi preferenze “razionali” chiaramente definite sui partit, la preferenza della società potrebbe essere casuale e quindi essere “irrazionale”. Se ci sono più di due opzioni da cui gli elettori possono scegliere, nessuna regola di voto democratico soddisfa reciprocamente i cinque assiomi del teorema. Concesso che tutti gli assiomi siano criteri intuitivi che qualsiasi regola di voto democratica debba soddisfare, non possiamo garantire che la preferenza sociale sia “razionale”, e quindi che la volontà del popolo sia chiaramente definita.

La distruzione matematica del populismo

Se, sulla base di questi argomenti, accettiamo che per la maggior parte delle situazioni decisionali politiche la volontà delle persone sia priva di significato, il populismo aggregativo deve essere un ideale democratico privo di significato poiché in modo cruciale dipende dal voto che rivela la volontà generale. Inoltre, questa analisi comporta un rifiuto del populismo morale: se la volontà generale non esiste, non possiamo identificare alcun tipo di “vero”, moralmente puro, volontà del popolo. Sembra che entrambe le nozioni del populismo non siano prive di significato, e quindi che qualsiasi forma di democrazia che si affida meramente alla volontà del popolo sia infondata.

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