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Cancro e Covid: il numero di screening si è ridotto drasticamente durante la pandemia

Cancro e Covid: il numero di screening si è ridotto drasticamente durante la pandemia

Durante l’emergenza COVID, il numero di screening effettuati a livello internazionale per la diagnosi precoce di cancro si è ridotta drasticamente. 

Durante il periodo della pandemia COVID, l’attenzione si è focalizzata sull’epidemia virale e numerose patologie gravi, come il tumore, sono purtroppo passate in secondo piano.

I nuovi dati epidemiologici in periodo post-pandemia dimostrano l’importanza della diagnosi precoce e denunciano un’impennata nelle diagnosi di tumore in fase avanzata e, purtroppo spesso, in fase terminale.

Il cancro è passato in secondo piano durante il COVID

Il dottore Choueiri, direttore del Lank Center associato al reparto di oncologia genitourinaria del Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha recentemente condotto uno studio per comprendere quale fosse stato l’impatto del COVID sugli screening effettuati dai pazienti. Il timore del medico, confermato poi dai dati sperimentali, è che l’ansia e la preoccupazione per le impennate di casi di COVID nei mesi precedenti abbiamo spostato l’attenzione sui tumori in secondo piano. Infatti, la mancanza di screening, che ha lo scopo primario di identificare i tumori nei primi stadi, ha portato ad un enorme quantitativo di mancate diagnosi, con la preoccupazione che dei carcinomi in situ, ad esempio, potessero metastatizzare e diffondersi a tal punto che non potessero essere più curabili in ospedale. Il suo studio è stato pubblicato su JAMA Oncology ed ha mostrato un grave calo negli screening nel periodo fra Marzo e Giugno del 2020 nel suo sistema sanitario, il Massachusetts General Brigham: più di 60.000 pazienti infatti erano soliti sottoporsi allo screening e durante la pandemia meno di 16.000 avevano varcato le porte dell’ospedale per lo stesso motivo. Dai dati risultava che per alcune forme di tumore, gli screening erano calati del 90% a partire dall’inizio della emergenza COVID, determinando quindi un aumento esorbitante delle morti per tumore nel periodo post-pandemia. Infatti, alcuni centri per tumore hanno iniziato a inviare dei report agghiaccianti relativi ad un incremento nelle diagnosi di tumori avanzati e terminali. Similmente, uno studio condotto da Velazquez et al., sempre pubblicato su JAMA nell’agosto 2021, ha dimostrato come, in confronto al 2019 (periodo prima della pandemia), ci fosse stato un calo di circa il 50% nel numero di pazienti che si erano sottoposte allo screening per il tumore alla mammella, un dato epidemiologico assolutamente da tenere in considerazione negli anni a venire per quanto riguarda l’incidenza della patologia neoplastica a livello internazionale.

Il numero di mammografie negli ultimi mesi del 2020 si è dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2019. Grafico tratto da Velazquez et al. (2021), Trends in Breast Cancer Screening in a Safety-Net Hospital During the COVID-19 Pandemic.

Gli stadi fondamentali per un corretto monitoraggio tumorale

Secondo le linee guida dell’OMS, ci sono differenti step da seguire necessariamente per poter applicare un metodo di prevenzione del tumore a livello nazionale ed internazionale, auspicando anche che ci sia una collaborazione fra vari stati per la formazione di reti di dati in grado di fornire nuove e continue informazioni circa la patologia nel mondo.

  • Prevenzione = è una pratica che va necessariamente integrata con la prevenzione delle malattie croniche e di altre patologie come HBV, HIV, malattie occupazionali e ambientali, offrendo il massimo potenziale da un punto di vista di sanità pubblica e il metodo più vantaggioso economicamente nella lunga durata. Oggi c’è abbastanza conoscenza per prevenire circa il 40% dei tumori a livello mondiale e spesso essi si associano al consumo di tabacco, delle diete smodate e degli agenti infettivi.
  • Diagnosi precoce = permette di identificare la patologia ad uno stadio precoce, quando c’è un elevato potenziale per le cure (ad esempio nel tumore mammario o della cervice). Gli interventi sono possibili e questo permette alla diagnosi precoce di essere un trattamento efficace in circa 1/3 di tutti i casi. Solitamente, viene svolta attraverso la diagnosi precoce (rendere consapevole il paziente dei sintomi e dei segni, inducendolo a presentarsi dal medico se compaiono) e attraverso lo screening degli individui asintomatici e delle persone apparentemente sane per mettere in luce delle lesioni precancerose o dei primi stadi di tumore, avviando un piano di diagnosi e trattamento immediato.
  • Trattamento = ha lo scopo di curare la patologia, di prolungare la vita, di migliorare la parte di vita che resta del paziente dopo la diagnosi di tumore. Il trattamento più efficace ed efficiente si associa sempre ai programmi di screening. Nei casi di tumore che, nonostante disseminati, siano altamente responsivi ai trattamenti, come la leucemia acuta e il linfoma, questa pratica di controllo tumorale potrebbe fare seriamente la differenza nella vita del paziente.
  • Cure palliative = sono designate per approcciarsi alle necessità del paziente di avere sollievo dai sintomi della patologia tumorale, ma anche delle famiglie con un supporto psicosociale. Questo è particolarmente evidente e necessario quando i pazienti sono in delle fasi avanzate del tumore e hanno davvero una bassa probabilità di essere curati, oppure quando si trovano a fronteggiare lo stadio terminale del tumore.

Monitorare il tumore: il parere dell’OMS

Il controllo tumorale (cancer control) è una pratica che mira a ridurre la incidenza, la morbidità e la mortalità del cancro e a migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici in una popolazione definita, attraverso l’implementazione sistematica di interventi EBM (evidence-based medicine) per la prevenzione, la diagnosi precoce, la diagnosi, il trattamento e le cure palliative. Nonostante il tumore sia un problema sanitario globale, molti governi non hanno ancora incluso il cancer control nelle loro agende nazionali. Ci sono differenti problemi di salute che possono competere fra loro per importanza e questi vanno scelti in risposta alle richieste di specifici gruppi, e non in base alle necessità della popolazione generale o sulla base del rapporto costo/efficacia ed economicità. Infatti, gruppi svantaggiati o con reddito basso potrebbero essere facilmente esposti a fattori di rischio tumorali facilmente evitabili, come carcinogeni ambientali, uso di tabacco, abuso di alcol e agenti infettivi. Solitamente questi gruppi hanno una bassa influenza politica, ridotto accesso alle strutture sanitarie e mancano di quell’educazione che potrebbe spingerli a proteggere e migliorare la propria condizione di salute.

Gli step fondamentali secondo le ultime linee guida dell’OMS per implementare i programmi di diagnosi precoce e migliorare le condizioni di salute, nonché i trattamenti farmacologici, per i pazienti oncologici.

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