Le strade degli italiani: scopriamo le diverse fasi dei flussi migratori nel nostro paese

La Comunità di italo-discendenti nel mondo viene stimata in circa centottanta milioni di persone. La portata umana, culturale e professionale di questa presenza è di valore inestimabile”. Queste le parole del Presidente Mattarella durante il suo intervento presso la fondazione Migrantes

L’ignoto e la scoperta di luoghi lontani ed esotici hanno sempre esercitato un attrazione magnetica sull’animo umano: che sia stato per necessità o per diletto i popoli si sono sempre spostati attraverso i continenti. In particolare gli italiani, fin dagli albori della storia, hanno nutrito un grande interesse per l’estero; basti pensare ai tanti cittadini romani che lasciavano l’antica Italia per trovare fortuna nelle sperdute provincie dell’Impero, o ai prestatori di denaro lombardi a cui sono dedicate le vie del commercio nelle principali città europee. Questi casi sono emblematici e ci aiutano ad introdurre il viaggio che percorreremo alla ricerca delle strade degli italiani.

L’epoca dei viaggiatori

Quando pensiamo agli italiani all’estero nel passato, la mente corre veloce ai grandi esploratori e navigatori al servizio delle Corone straniere, primo fra tutti Marco Polo. Dalla sua Venezia gli affari commerciali di famiglia lo portano in Cina: è il 1271 quando lascia l’Italia alla volta dell’oriente. Alla corte dell’Imperatore il giovane veneziano acquista prestigio, tanto da diventare uno dei più fidati uomini del Gran Khan Kubilai. Rimarrà in Cina per oltre vent’anni, arrivando a ricoprire la carica di governatore di Hang-chou, e solo nel 1295 tornerà a Venezia. Circa duecento anni dopo, un navigatore genovese residente in Spagna ha in mente un progetto grandioso: raggiungere l’asia navigando verso occidente. Il suo nome è Cristoforo Colombo. Trovata l’approvazione dei sovrani spagnoli Isabella e Ferdinando, e raccolti i fondi per la sua impresa, Colombo parte alla volta delle Indie il 3 agosto 1492. Sarà solo il primo dei suoi viaggi verso l’America, un viaggio che inaugurerà la modernità e cambierà per sempre il mondo. Pochi anni dopo la spedizione di Colombo un altro esploratore italiano, originario di Firenze, si trovava in Spagna al servizio dei Reali: Amerigo Vespucci. Tra il 1497 e il 1498, prende parte ad una spedizione sotto il comando di Juan Diaz de Solis, raggiungendo la laguna di Maracaibo, nell’attuale Venezuela. Mentre tra il 1499 e il 1500 arriverà da solo, primo europeo, alla foce del Rio delle Amazzoni, capendo che quelle terre non appartenevano al Levante, ma facevano parte di un nuovo e inesplorato continente, a cui legherà il suo nome per sempre: America.

Gli indesiderati

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.

Questi, nelle parole dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano, erano gli italiani negli Stati Uniti nei primi anni del ‘900. Tra il 1876 e il 1915 il nostro paese fu interessato da un massiccio flusso migratorio, rivolto principalmente verso le Americhe. É stato stimato che, nel periodo di tempo compreso tra il 1861 e la Grande Guerra, furono circa 9 milioni gli italiani emigrati. A partire erano in prevalenza gli uomini, più della metà contadini provenienti dal sud: costretti dalla miseria, affrontavano viaggi che potevano durare anche mesi, per cercare fortuna in terre lontane. Tuttavia, quello che la maggior parte delle volte queste persone trovavano al loro arrivo erano persino peggiori di quelle che avevano lasciato: condizioni di lavoro precario, discriminazione, ancora miseria caratterizzeranno per anni ed anni le esperienze dei tanti connazionali all’estero.

La fuga dei cervelli

L’Italia, nell’ultimo decennio, è stata interessata da un sempre crescente fenomeno migratorio: gli effetti della crisi economica e le scarse opportunità lavorative hanno spinto moltissimi, soprattutto giovani, a lasciare la penisola per l’estero. I nuovi flussi hanno spesso come meta paesi europei vicini, con in testa la Germania, ma non solo: Australia, Sud America, Canada e Stati Uniti continuano a rappresentare una meta ambita per quanti desiderano lasciare in paese in cerca di nuove prospettive. Il fenomeno, spesso ribattezzato “fuga dei cervelli”, interessa circa 300.000 italiani ogni anno e secondo Confindustria le perdite relative ad un così massiccio capitale umano ammontano a 14 miliardi di euro annui. Quello che preoccupa soprattutto è che nella maggior parte dei casi a queste partenze non corrisponde poi un ritorno. Secondo il Rapporto Migrantes 2021 :” […] a lasciare l’Italia inesorabilmente sono i giovani nel pieno della loro vitalità personale e creatività professionale, è su questi che si deve concentrare l’attenzione e l’azione. Urgono analisi e politiche finalizzate a un cambiamento di rotta nell’interesse dell’Italia tutta, dei suoi sempre più numerosi anziani che restano e dei suoi territori sempre più abbandonati e deserti”. Insomma, secondo gli esperti, se non si trova rapidamente una soluzione a questo problema le ripercussioni saranno gravi. L’Italia, da sempre culla di talenti e innovazione, potrebbe essere sulla via del non ritorno.

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