Il muro di Berlino: ricostruiamone la storia analizzando motivazioni, sviluppi, tensioni e conseguenze

Eretto nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, il Berliner Mauer ha diviso la Germania Est dalla Germania Ovest fino al 9 novembre del 1989.

Per 28 anni, il muro di Berlino non ha semplicemente determinato la divisione della città nelle due sue parti, ma ha rappresentato una scissione globale sintomatica della Guerra Fredda in atto. Al momento della sua caduta, avvenuta il 9 novembre 1989, nella storia umana si è aperto un nuovo capitolo.

La divisione della Germania

Dal 17 luglio al 2 agosto 1945, e dunque successivamente alla resa incondizionata espressa dalla Germania l’8 maggio 1945, ebbe luogo la Conferenza di Potsdam. In quei giorni venne progettata la divisione della Germania in quattro zone, la cui amministrazione venne attribuita rispettivamente a Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica. Venne così strutturato il c.d. “Consiglio di Controllo Alleato”, dove ogni comandante in capo era incaricato di esercitare la propria autorità nella propria zona di riferimento, impegnandosi però a cooperare con gli altri nelle materie riguardanti l’intero paese. Anche Berlino venne sottoposta ad una suddivisione interna, ed è proprio qui che si manifestarono significative tensioni. Difatti, le forze sovietiche espressero più volte la loro volontà di ottenere i pagamenti per i danni di guerra da parte delle potenze presenti nella zona Ovest della Germania. Un’opzione che venne rifiutata dall’allora presidente statunitense Harry S. Truman, il quale, a seguito della ritirata inglese e francese e il passaggio delle loro zone d’influenza in mano americana, introdusse il nuovo marco tedesco nella propria area d’influenza. La zona americana divenne la Repubblica Federale Tedesca il 23 maggio 1949, e Stalin reagì trasformando la zona sovietica in Germania in Repubblica Democratica Tedesca. Il 24 giugno 1948 inoltre, la potenza sovietica decise di bloccare gli accessi delle zone d’influenza britannica, francese e statunitense alla città di Berlino. La zona occidentale della capitale venne privata anche dell’energia elettrica, fonte energetica controllata dai sovietici. Da parte statunitense partì quindi il progetto di realizzare un ponte aereo per fornire alla città di Berlino i beni necessari. Il ponte aereo garantì la distribuzione di provviste, medicinali e altri viveri. Non fu comunque solo l’aviazione statunitense a prendervi parte, difatti fu affiancata da aeromobili inglesi, francesi e addirittura provenienti da Australia, Sudafrica e Nuova Zelanda. Il blocco di Berlino terminò solo il 12 maggio 1949.

La costruzione del muro di Berlino

La motivazione che sottende alla costruzione del muro di Berlino era la volontà di bloccare il consistente spostamento dalla Germania Est, sotto il controllo sovietico, alla Germania Ovest, sotto il controllo americano e ritenuta migliore in termini di qualità della vita. Nella notte fra il 12 e il 13 agosto 1961, il regime sovietico iniziò a disporre del filo spinato intorno ai tre settori occidentali, per poi aggiungere i blocchi di cemento già il 15 agosto, dividendo la città di Berlino in due parti, quella a est e quella a ovest. Tale decisione venne legittimata con il desiderio di creare un muro di protezione antifascista, che tutelasse la Germania Est da una possibile aggressione dall’Ovest, una giustificazione che mostrò da subito ingenti lacune. In totale vennero realizzate “quattro generazioni” di muro, che difatti veniva periodicamente rafforzato. A ciò si affiancavano misure di controllo sempre più forti, in modo da rendere praticamente impossibile la fuga. Con il passare degli anni infatti, il sistema di fortificazioni fu arricchito da una presenza sempre maggiore di cecchini e torri di guardia. Le vittime dei tentativi di valicare tale confine furono molti. La prima fu Ida Siekmann, che il 22 agosto 1961 tentò di raggiungere la parte occidentale della città saltando dal suo appartamento collocato nella Bernauer Straße. Tra queste sono registrati anche molti bambini, come Lothar Schleusener e Jörg Hartmann di 13 e 10 anni, Cengaver Katranci, di nove anni e Giuseppe Savoca, di sei anni.

La caduta del muro

Alla dimissione del leader della DDR Erich Honecker, che aveva addirittura affermato che il muro avrebbe continuato ad esistere per altri cent’anni, si cominciarono ad avvertire i primi segni di cedimento. Il nuovo governo insediato concesse ai cittadini dell’Est dei permessi per raggiungere la zona Ovest del paese. Difatti, il 9 novembre 1989, prima di una conferenza stampa, il Ministro della propaganda della DDR Günter Schabowski ricevette la notizia che il Partito Socialisa Unificato di Germania aveva deciso che i cittadini di Berlino Est avrebbero potuto attraversare il muro con un apposito permesso, ma non venne informato su come divulgare la notizia. Durante la conferenza, il giornalista italiano e corrispondente ANSA Riccardo Ehrman chiese quando sarebbero entrate in vigore le nuove regole di viaggio, e Schabowski rispose:

“Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente”

I telegiornali furono invasi dalle immagini della conferenza, e all’udire delle parole di Schabowski, migliaia e migliaia di cittadini della Berlino Est si precipitarono ai valichi di frontiera, chiedendo di accedere a Berlino Ovest. I soldati erano impreparati a fronteggiare tale situazione, e ogni telefonata e sollecito ai propri superiori per capire come agire fu del tutto vana. Non era possibile contrastare tutte quelle persone, e così vennero aperti i posti di blocco. Dopo 28 anni di sofferenze, Berlino non era più divisa. L’evento fu un duro colpo per l’URSS, che poco dopo conobbe una dissoluzione. Quest’ultima avvenne il 26 dicembre 1991.

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