La storia di Narnia incontra la filosofia di Hegel: i segreti del leggendario regno nell’armadio

É possibile guardare la storia di Narnia tramite gli occhi di Hegel? 

Fonte: https://unsplash.com/@thatsmrbio

Un leggendario leone parlante, una strega malvagia e quattro ragazzi (fratelli e sorelle), sono i protagonisti del primo film della saga Le cronache di Narnia, nata dai libri di C.S. Lewis: ma cosa direbbe l’idealista Hegel se l’avesse vista o letta?

Lo Spirito di Narnia

Il leggendario regno di Narnia è sotto attacco: creato dal leone Aslan (almeno nei libri), ora è sotto il pieno dominio e possesso della Strega Bianca, aprendo un periodo di terrore che durerà fino all’arrivo dei quattro umani, annunciato da tempo da un’antica profezia. La storia del regno sembra dispiegarsi attraverso delle tappe, ognuna necessaria affinché la successiva venga alla luce. Hegel stesso vede la realtà strutturata attraverso alcune fasi, nelle quali l’identità del mondo, il suo Spirito, ha la possibilità di esprimersi, di mostrarsi per com’è. In origine, Narnia era un posto di pace, nel quale le creature vivevano spontaneamente in armonia fra di loro, la natura era viva e gli alberi danzavano. É una fase ancora primordiale, nella quale l’identità del regno si mostrava ingenuamente: un po’ come i bambini, felici senza la consapevolezza di esserlo. Per Hegel questo sarebbe il momento in cui la realtà è in una fase “inconscia”, la sua identità è ancora astratta e ha bisogno di passare alcune “prove” per potersi affermare e venire alla luce. 

Fonte: d23.com

Un’identità spezzata

Le tenebre, infatti, non tarderanno ad arrivare: la Strega Bianca diventerà presto la regina, Aslan scomparirà, si avrà un inverno perpetuo (ma senza il Natale) e gli alberi e la natura saranno “muti”, tanto da far sembrare una leggenda poco credibile quella fase primordiale agli attuali abitanti di Narnia: devono essere solo delle favole, la realtà è invece questa, piena di contraddizioni e sofferenze. Hegel chiamerebbe questa la fase della coscienza infelice: quella in cui lo Spirito, diventato con il tempo qualcos’altro da sé, non si riconosce. É la fase delle scissioni: un periodo di sofferenza, dovuta alla perdita delle certezze che si avevano in precedenza. In cui ci si smarrisce. Rimane tuttavia qualcosa di quell’identità originaria, una profezia, o forse più una speranza: quattro umani, un giorno, avrebbero liberato Narnia dalle catene che l’avvolgono. Secondo Hegel, in ogni passaggio da una fase all’altra c’è sì un forte cambiamento, ma si conserva sempre qualcosa del passato, di ciò che si è stati: la nostra identità ha la forza di farsi sentire, anche solo leggermente, quando tutto intorno sembra andare in frantumi. 

Il leone Aslan. Fonte: narnia.fandom.com

Perderci per ritrovarci

Quella profezia rappresenta proprio quell’ultima briciola dell’identità originaria di Narnia, tanto da sembrare una vecchia favola: che, per realizzarsi, ha avuto bisogno di passare attraverso le prove della sofferenza. Già, perché quando Peter, Susan, Edmund e Lucy arrivano davvero a Narnia, ignari di ciò che gli sarebbe aspettato, attraversano timori e dubbi sulla volontà di rimanere: ma soprattutto, ciò che rappresenta di più questa fase è Aslan che, dopo essere tornato, si sacrifica per sconfiggere la malvagia regina. Il sacrificio è un atto molto forte, (che nel film ha un evidente richiamo a quello di Cristo) ma è efficace per comprendere come solo attraversando un periodo oscuro, di infelicità, tentennamenti e sofferenze possa emergere la propria autentica identità. Senza di esso Narnia non sarebbe mai tornata a un periodo di pace.

“Per Narnia”, urla nella battaglia finale Peter. Dopo aver sopportato tradimenti e delusioni si sentono finalmente parte del regno, contribuendo a riportare alla luce quel mondo di pace: l’armonia che distingueva Narnia dal mondo degli umani, ricco, invece, di guerra e violenza. Ma senza i travagli percorsi durante il periodo della Strega Bianca, Narnia sarebbe rimasta sì felice, ma come un bambino che non può ancora apprezzare l’importanza di ciò che gli sta intorno, senza comprenderne l’autentico peso e valore. Hegel vuole dirci che per essere chi siamo abbiamo bisogno di sacrifici, tentennamenti, e tanta lotta: altrimenti rimarremmo sempre nella prima fase, spensierati ma incompleti. Per essere chi siamo abbiamo bisogno di perderci per poi ritrovarci. 

 

 

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