Il Superuovo

Da grandi poteri derivano davvero grandi responsabilità? Ecco come Deadpool rovescia lo stereotipo dell’eroe classico

Da grandi poteri derivano davvero grandi responsabilità? Ecco come Deadpool rovescia lo stereotipo dell’eroe classico

È certamente un retaggio classico l’idea dell’eroe come figura straordinaria e moralmente ineccepibile; in questo schema, però, non rientra Deadpool.

Da Enea ad Ettore, il mondo classico è ricco di figure dai poteri sovrumani che accettano il loro fato, ossequiosi della volontà divina. Ma cosa succederebbe se uno di questi eroi decidesse di usare queste capacità per scopi squisitamente personali?

L’anti-eroe

Probabilmente non esiste espressione migliore per definire una figura controversa, istrionica, esuberante e fuori dal comune come quella di Deadpool. L’eroe nato dalla penna di Fabian Nicieza  e Rob Liefeld  è uno dei personaggi Marvel più amati degli ultimi anni. Alter ego di Wade Wilson, Deadpool è un eroe del tutto diverso dai suoi colleghi del mondo a fumetti e, in generale, degli altri prototipi di eroi della storia della letteratura. La storia della nascita di quest’eroe ha delle similarità  con quella di Wolverine: colpito da un cancro incurabile, Wade – ex militare espulso dall’Esercito per la cattiva condotta – decide di sottoporsi ad un trattamento genetico speciale offertogli dal misterioso dottor Francis Freeman. Questa procedura, in particolare, consiste nel potenziamento del gene X, lo stesso implementato in Wolverine, che dona a Wade una capacità curativa illimitata, salvandolo dal cancro e donandogli nei fatti l’immortalità. Durante un test svolto in una camera iperbarica col fine di aumentare la sua capacità curativa, però, l’uomo riporta delle serie lesioni al volto, deturpato in modo irreversibile. Nei fatti, il gene X si serve proprio del cancro per sanare le ferite di Wade, producendo però effetti nefasti sulla sua pelle. Spinto dall’ira, quindi, provoca un incendio nel laboratorio e, fuggito, giura vendetta verso Francis, per via del quale ha perso un aspetto umano e, dunque, la possibilità di sposare l’amata Vanessa. Nasce quindi Deadpool, dalle enormi doti in combattimento e da una sostanziale invulnerabilità: armi, queste, che però vengono consacrate alla ricerca e all’uccisione di Francis. In sostanza l’eroe spezza le catene dello stereotipo del personaggio, si disinteressa del tipico destino che spetterebbe ad un individuo dalle sue capacità – rifiutando ad esempio l’invito ad entrare negli X-Men – e sfrutta quest’ultime solo per  continuare il suo bizzarro viaggio di vendetta; tutto ciò con quell’aria esuberante e per lunghi tratti comica tipica del personaggio.

Il destino eroico dei grandi personaggi classici

Completamente all’opposto, invece, potremmo trovare i tantissimi eroi decantati nelle opere della classicità. I grandi protagonisti dei grandi poemi epici, ad esempio, sono consapevoli e delle capacità sovrumane di cui sono stati dotati e dell’altrettanto importante ruolo che è stato affidato loro dal Fato. Esempio più calzante è proprio la figura di Enea. Semidio, figlio di Anchise e Venere, l’eroe troiano è il protagonista dell’Eneide, il poema virgiliano che dà lustro alla genesi del popolo romano e della gens Iulia. Guerriero dalle capacità indiscutibili, l’uomo fugge da Troia nella notte in cui questa è messa a ferro e fuoco dai Greci, fuoriusciti dal ventre cavo del cavallo di legno. È giusto sottolineare, però, che Enea, uomo dalla moralità esemplare, mai avrebbe abbandonato città e compagni al loro destino: l’ordine di salpare lontano da Ilio giunge infatti dagli dei, che lo avevano designato come progenitore della futura stirpe romana, che sarebbe nata là dove Enea avrebbe fondato una nuova città, il Lazio.  Enea, quindi, non fugge dalle proprie responsabilità: sa bene di essere un predestinato, è conscio del fatto che non può decidere autonomamente della propria sorte. Proprio per questo, pur di mostrarsi ossequioso verso gli dei e la missione da essi affidatagli, rinuncia di fatto a tutto ciò che gli è più caro: la lotta e la morte eroica al fianco dei compagni nell’incendio di Troia; la moglie Creusa, persa nella fuga dalla città; l’amore di Didone, la regina tanto amata a Cartagine.

Enea e Deadpool: eroi che si scambiano di ruolo

Da un lato, quindi, Deadpool, disinteressato al destino di eroe; dall’altro Enea, del tutto convinto a ricoprire il ruolo di pius, quindi sposando in toto la vita che gli era stata prospettata da tempo. Due personaggi diametralmente opposti ma che, alla fine delle rispettive vicende, sembrano quasi scambiarsi i ruoli, uscendo dal proprio personaggio. Deadpool, infatti, giunge finalmente al compimento della sua vendetta: ignorando il consiglio degli X-Men – che comunque lo assistono durante la sua avventura – decide di giustiziare Francis, accettando, però, di entrare poi a far parte della loro organizzazione e di assolvere, quindi, finalmente al ruolo di eroe, occupandosi dei criminali. Enea, invece, tutt’altro che pius  e pietoso, conclude la guerra contro gli Italici e la vicenda tutta con un atto del tutto inconsueto per il suo personaggio: decide, infatti, di giustiziare Turno, nonostante questi, palesemente sconfitto in battaglia e incapace di difendersi, gli chieda di risparmiarlo, avendo pietà del padre. Il gesto di Enea, giustificato da Virgilio con la visione del balteo di Pallante che Turno indossava come trofeo per l’uccisione del giovane principe alleato dei Troiani, può essere invece letto quasi come un cedimento morale dell’eroe. Enea, ossequioso della volontà divina al punto da rinunciare a tutto, in un momento di disperazione e frustrazione, decide di uscire dal proprio ruolo e si abbandona ad un atto di crudeltà: l’uomo sceglie scientemente di contravvenire ai propri principi e uccide l’avversario, quasi a volersi vendicare di un destino in virtù del quale aveva già pagato un prezzo altissimo a livello personale. Una stanchezza che, del resto, già si era palesata nei versi immediatamente precedenti al duello finale, cioè durante il breve colloquio col figlio Ascanio: ad esso, infatti, augura di ereditare il suo valore in battaglia, ma non la sua sorte, di certo poco generosa nei suoi confronti:

disce, puer, virtutem ex me verumque laborem,             435
fortunam ex aliis. nunc te mea dextera bello
defensum dabit et magna inter praemia ducet.
tu facito, mox cum matura adoleverit aetas,
sis memor et te animo repetentem exempla tuorum
et pater Aeneas et avunculus excitet Hector.´                 440

Tr.

Impara, ragazzo, il valore da me ed il vero impegno,
la fortuna dagli altri. Ora la mia destra con la guerra
ti farà difeso e ti condurrà a grandi premi.
Tu fa sempre, quando poi l´eta crescerà matura,
di esser memore e, ricordando in cuore gli esempi dei tuoi,
ti sproni sia il padre Enea sia lo zio Ettore.                                     (Aen., XII, vv. 435-440)

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: