Frah Quintale e Francesco Petrarca ci raccontano di essere stati colpiti improvvisamente e incontrovertibilmente dall’amore

Le più grandi storie d’amore nascono spesso dai cosiddetti colpi di fulmine, quando in un incrocio di sguardi due persone già si percepiscono l’una destinata all’altra.
Il poeta trecentesco Francesco Petrarca e il cantante Frah Quintale parlano esattamente dei loro colpi di fulmine. Entrambi si sono innamorati a prima vista, è bastato quell’imprevisto incontro per incastrarli nello stato d’animo confusionario e destabilizzante di chi ama. Da alcuni sonetti del “Canzoniere” alla canzone “Chicchi di riso” vediamo come cambiano i tempi e il linguaggio, ma non i sentimenti.

Frah Quintale ricorda di essere stato ‘fregato già dal primo ciao’

“Chicchi di riso” è una canzone di Frah Quintale e Franco126 contenuta nell’album “Banzai (Lato arancio)”, pubblicato il 4 giugno 2021. In questo brano il cantante ricorda una relazione che non può essere cancellata, che nonostante sia finita continua a suscitare in lui sentimenti contrastanti. C’è una vena di malinconia e di sofferenza nelle note di questo pezzo determinata dall’obbligata accettazione della mancanza di lei. Per loro due non è servito molto tempo affinché scattasse qualcosa, è bastato infatti un semplicissimo ‘ciao’. Anzi lui si chiede se già non fossero in qualche modo destinati l’uno all’altra, come se la scintilla romantica fosse predeterminata, forse si erano già incontrati e amati in una precedente vita. Si domanda anche se sia stato un errore pensare che lei fosse giusta per lui, visto il “grande caos” rimastogli dentro, un caos al quale servirà tempo prima di tornare ordine.
Tengo d’occhio le lancette
Stiamo bene in due, ma faremo ritorno da soli
E mi hai fregato già dal primo “ciao” o forse anche da prima
Chissà, magari già in un’altra vita
Hai lasciato solo un grande caos e niente è come prima

L’amore colpisce quando meno ce lo si aspetta

Frah Quintale dice di essere stato ‘fregato già dal primo ciao’, cioè di essere stato colpito da lei all’improvviso senza poter fare nulla per difendersi, per evitare di essere così coinvolto e poi inevitabilmente tormentato. Anche il poeta Petrarca nel III sonetto del suo “Canzoniere”, opera realizzata tra il 1336 e il 1374, scrive di come Laura lo abbia ‘fregato’ imprevedibilmente in un istante. Il poeta è stato ferito dalle frecce di amore precisamente il 6 aprile 1327, giorno che fa convenzionalmente coincidere con il Venerdì santo, in un momento in cui tutto il mondo si volge alle celebrazioni religiose e alla preghiera. In questa circostanza di devozione religiosa egli non era preparato e non si aspettava di essere preso dalla passione. Amore, slealmente, a lei non ha mostrato nemmeno ‘l’arco’ da cui sono saettati i dardi che hanno trafitto il cuore di Petrarca, il quale da quell’attimo non riuscirà più a dimenticare i bellissimi occhi della sua donna. Anche il loro incontro era ineluttabile, come quello descritto nel brano precedente, e ne è testimonianza la corrispondenza fra la ricorrenza religiosa e la vita personale del poeta che conferisce al tutto una fatale solennità.

Era il giorno ch’al sol si scoloraro

per la pietà del suo factore i rai,

quando i’ fui preso, et non me ne guardai,

ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo

contra colpi d’Amor: però m’andai

secur, senza sospetto; onde i miei guai

nel commune dolor s’incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato

et aperta la via per gli occhi al core,

che di lagrime son fatti uscio et varco:

però, al mio parer, non li fu honore

ferir me de saetta in quello stato,

a voi armata non mostrar pur l’arco.

Non c’è via d’uscita al tormento amoroso

Non credo che ci sia una via d’uscita
Non so nemmeno più perché non riesco a stare
Due secondi senza che mi passi per la testa e penso
Non so nemmeno più se adesso vorrei dire
“Vai” oppure “resta”, “vai” oppure “resta qui con me
Non è possibile affrancarsi dalla tempesta interiore che scatena il trasporto per un’altra persona, infatti, quest’ultima diviene un pensiero fisso e martellante di cui, in fondo, forse non ci si vuole nemmeno liberare. Se da una parte il cantante vorrebbe allontanare la sua lei per poterla dimenticare, dall’altra desidera ancora intensamente un loro ricongiungimento. È a questi stati d’animo opposti e sconvolgenti che Petrarca dà voce nel CXXXIV sonetto della sopraddetta raccolta. Il celebre componimento è la perfetta e splendida espressione di ciò che ogni innamorato prova, ovvero uno sconquassamento interiore tale da provocare una scissione dell’io. Egli sperimenta tante emozioni diverse contemporaneamente che esprime per coppie antitetiche. Brucia di ardore e allo stesso tempo gela, è talmente esaltato per ciò che sente da pensare di poter abbracciare il mondo eppure si rende conto di non avere nulla senza la propria amata. Anche lui come Frah Quintale si rende conto che non c’è rimedio a questa situazione, entrambi infatti sono prigionieri e si trovano in questo stato a causa di una donna che sembra restare indifferente.

Pace non trovo, et non ò da far guerra,

e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;

et volo sopra ‘l cielo, et giaccio in terra;

et nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,

né per suo mi riten né scioglie il laccio;

et non m’ancide Amore, et non mi sferra;

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