Intervista alla scuola: Proterra, esponente dell’associazionismo studentesco, ci parla del ruolo degli studenti

Una conversazione con una delle voci più forti dell’impegno studentesco italiano, dall’importanza della partecipazione attiva alla volontà di costruire un patto sociale fra scuola e governo.

Federico Proterra, classe 2003 e maturo 2021, un poeta ed un’attivista, impegnato nella tutela dei diritti della scuola. Uno sguardo critico ed attuale, che esorta gli studenti gli studenti a chiedere a gran voce di essere ascoltati.

L’INTERVISTA

Buongiorno Federico, grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista. Essendo molto difficile presentare gli altri, lascio a te l’onere: che ruolo rivesti?

“Grazie a te Beatrice! Sono un normalissimo ragazzo neodiplomato, che ha avuto l’onore di rivestire svariate cariche, affidatemi dagli studenti. Sono partito dal rappresentanza di classe e d’istituto fino ad arrivare alla Consulta, organismo provinciale elettivo dove gli studenti hanno la possibilità di amministrare un bilancio annuale. Grazie alla Consulta Provinciale Studentesca di Pescara, abbiamo anche potuto interloquire con i ministri dell’istruzione Azzolina e Bianchi in merito al PNRR ed alla maturità (ndr. Il CPS pescarese propose l’inserimento della prova dell’elaborato all’esame di stato).”

Qual è stato il tuo iter?

“Il primo anno sono stato nominato dai consiglieri come presidente della commissione edilizia, ruolo che mi ha visto impegnato nella legislazione dell’ edilizia scolastica e nel rispetto di essa. Principalmente, mi sono occupato della sicurezza delle scuole. La situazione in Abruzzo è particolare: a Pescara abbiamo avuto anche un esempio particolarmente grave, che ha visto la morte di un ragazzo a seguito del crollo di una parte dell’intonaco del soffitto della sua classe. Altri esempi di criticità sono state riscontrate dal CPS teatino ad Ortona e Chieti. Successivamente, ho ottenuto la possibilità di rivestire la carica di rappresentante d’istituto del Liceo Scientifico Galilei di Pescara e di partecipare alla Consulta organizzando tavoli con il prefetto, con le aziende per il servizio dei trasporti regionale ed anche con la Giunta Regionale: ciò che abbiamo cercato di ottenere è stata una protezione a 360 gradi del diritto allo studio, grazie alla collaborazione con gli enti amministrativi locali.”

In vista del nuovo anno scolastico si è parlato molto di DAD, qual è l’opinione del comitato?

“Mi piacerebbe introdurre l’argomento partendo da un esempio nostrano. Recentemente abbiamo preso le difese del Liceo Marconi di Pescara, scuola che rischia l’annichilimento e l’attuazione di un progetto di ricostruzione tempestato di criticità. Si sta parlando dell’abbattimento di palazzi relativamente ancora giovani, in piedi da meno di 70 anni, e, come se non bastasse, a meno di un mese dall’inizio del nuovo anno accademico. È una situazione che ha lasciato interdetti molti di noi e che potrebbe condannare gli studenti a misure come la DAD totale. Questo ultimo punto ha particolarmente infastidito gli studenti.

La didattica a distanza si è presentata come uno strumento provvisorio e, purtroppo, il suo statuto è rimasto tale nonostante sia divenuta la quotidianità per molti di noi. È, ancora oggi, assente nel quadro normativo e si continua ad attuare per prassi consolidata. Noi della CPS di Pescara, insieme ad altre associazioni come la LAS (Libera Associazione Studentesca) e Priorità alla Scuola (un sindacato dei docenti, nato proprio in seno alla crisi sanitaria) abbiamo collaborato per formare un patto sociale, un contratto fra parti che potesse farci uscire dallo “stato di natura”, per citare Locke, e creare un manifesto, una Carta dei diritti e dei doveri degli Studenti.”

La Carta degli Studenti di cui parli, come è nata? Come è stata messa in atto?

“Ci siamo resi conto che non potevamo più accontentarci di una tabula rasa dei diritti degli studenti. Ci siamo riuniti ed abbiamo consegnato il nostro “manifesto di Ventotene”, se mi è concesso fare questa similitudine, al Consiglio regionale. È, sì, una proposta ambiziosa, ma che ha come fine quello di poter gettare le basi per una legge regionale per il diritto allo studio, che in Abruzzo è ferma al ’78-’79, anche prima della riforma della Buona Scuola. È inutile negarlo, la scuola è cambiata troppo in questi anni per far finta di nulla. Ogni rappresentante ha consegnato ai consigli d’istituto la Carta per far sì che venisse letta. Fra Gennaio e Marzo 2021 abbiamo ottenuto l’approvazione da parte unanime da tutte le scuole superiori di secondo grado della provincia.”

A qualche mese dall’approvazione, cosa si può dire sia cambiato?

“Ciò che volevamo era garantire un colloquio fra gli studenti e gli insegnanti, vitale per questo periodo dove il contatto avviene principalmente online. Ad esempio, gli studenti hanno la possibilità di organizzarsi e programmare il loro studio, le verifiche e le interrogazioni in modo più semplice ed efficace.”

Prima accennavi al progetto di una legge regionale, ci sono delle prospettive nazionali?

“Vogliamo poter uscire da questo “stato di natura” e tutelare la scuola in toto. Il primo obiettivo rimane la legge regionale, ma il nostro augurio è sicuramente quello di poter estendere il nostro lavoro anche agli altri studenti d’Italia. Come abbiamo potuto vedere, le problematiche dei nostri colleghi sono condivise anche al di fuori dell’Abruzzo. Noi abbiamo provato a dare una soluzione al problema, quindi perché non estenderla anche agli altri? In questo modo si è creata una discrepanza, un’Italia di serie A ed una di serie B.”

Come si potrebbe commentare in merito a questo divario?

“Come l’ennesimo fallimento della nostra Costituzione. Non possono esistere situazioni privilegiate e situazione svantaggiate in una Repubblica nel quale testo costituente vige l’articolo 2, l’articolo 3 e l’articolo 4. È il caso di citare anche l’articolo 32 ed il 34, il diritto alla salute e quello all’istruzione che spesso, durante la Pandemia, si sono scontrati. Impossibile non nominare il 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

L’arte che si fa “cultura tutta”, dalla politica alla letteratura ed all’arte in sé, e che collabora con la scienza. Questo è quanto chiediamo: che la priorità venga data alla cultura ed all’istruzione, che si incentivino gli investimenti sulla scuola.”

Sono molte le voci disfattiste in Italia, come rispondere a coloro che sviliscono l’attività delle associazioni studentesche?

“Come ricorda Montanelli, “siamo un Paese conservatore che non ha nulla da conservare”. Tendiamo sempre allo status quo, come se non si potesse mai ambire al miglioramento. Ci dimentichiamo di quello che è stato il ’68, ciò che ha reso possibile quello che facciamo oggi come comunità scolastica. Siamo disfattisti, è vero! Non siamo mai stati dei rivoluzionari – non c’è mai stata una jacquerie italiana. Questo è riscontrabile anche nelle maggiori voci del passato: a Voltaire contrapponiamo Verri e Beccaria, che non puntavano ad una rivoluzione ad sensum, ma nel più mero ambito giuridico, politico ed economico. Ciò si può desumere anche dallo studio della politica italiana durante la fase repubblicana, quando i maggiori partiti erano la DC, in primis, PRI, PLI e PSDI. Tali si contrapponevano ai due grandi partiti di massa, PSI e PCI, che bramavano una rivoluzione, in hoc caso, proletaria, seppur con prospettive diverse.”

Però, affermare che lo spirito rivoluzionario in Italia sia spento potrebbe risultare forzato, soprattutto se consideriamo i movimenti giovanili degli ultimi anni, non trovi?

“Ci sono e ci sono stati degli eventi rivoluzionari. Potremmo ricordare l’episodio del lancio dei rubli a Craxi del ’93. Ma non solo. Anche grazie alla potenza dei mass media, abbiamo potuto assistere ad eventi come il “Fridays For Future”, che hanno visto la partecipazione di moltissimi studenti italiani. Ed ancora, il più recente caso del referendum sull’eutanasia legale, dove le firme raccolte appartenevano prevalentemente a giovani.

Spostando lo sguardo sul mondo della politica, possiamo osservare come le nuove generazioni abbiano difficoltà nel confrontarsi con quelle precedenti: basta guardare al dibattito sul DDL Zan, che ha diviso anche membri dello stesso partito nei dure rami del Parlamento. Ora, è interessante notare che il motivo di tali scontri risiede in una semplice differenza: l’età minima per essere deputati è di 25 anni (cfr. art.56, Costituzione), per il Senato ce ne vogliono almeno 40 (cfr. art. 58, idem). La distanza è di almeno 15 anni.”

Per concludere, un’ultima domanda: a chi volesse intraprendere un percorso come il tuo, cosa consiglieresti di fare? Inoltre, quali sono le tue prospettive future?

“Diventare come me? Non lo auguro a nessuno! (ndr. viva l’autoironia). Sicuramente ci vuole molta passione per la politica e per l’amministrazione. Non si può trascurare l’importanza del dialogo e dell’ascolto e, ovviamente, la pazienza, altra virtù necessaria per potersi informare a dovere e per poter sopravvivere alla moltitudine di norme e riferimenti legislativi. Bisogna dare importanza a ciò che succede dopo le elezioni, non basta soffermarsi alla fiducia ricevuta dai cittadini (ndr. o dagli studenti, in questo caso).

Per quanto riguarda il mio futuro, sicuramente proseguirò con lo studio del Diritto, dopo aver rinunciato all’idea di un’eventuale CDL in Lettere Classiche, che viveva in me grazie alla mia passione per la letteratura e per la scrittura. Non a caso, ho avuto l’opportunità di pubblicare una raccolta di mie poesie (ndr. “Un Libello – Vicissitudini Umane”, BookSprint Edizioni, 2021; link). Nonostante tutto, il mio sogno rimane la magistratura e quello di potermi dedicare all’impegno civile tramite la giustizia.”

Dalle parole di Federico è impossibile non carpire l’eco di una volontà generale, un sintomo di quello spirito rivoluzionario che deve accompagnarci nelle nostre lotte, che deve spingerci a costruire ponti fra le amministrazioni e le realtà locali, che possa promuovere progetti e miglioramenti. Un impegno che deve riguardare tutti e che deve farci aspirare alla collaborazione per la tutela del nostro futuro, che può partire anche dall’esempio della scuola.

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