Il futuro per ognuno di noi è una grande incognita, ogni volta che prendiamo una decisione ci preoccupiamo cercando di immaginare che conseguenze avrà successivamente. Viviamo costantemente proiettati verso un “poi”, per il quale ci impegniamo e sul quale fantastichiamo.

Quanti di noi almeno una volta non hanno desiderato di conoscere il futuro, magari leggendo avidamente l’oroscopo o cercando di pianificare la propria esistenza al secondo? Eppure potrebbe essere meglio vivere nell’ignoranza del domani. Vediamo le riflessioni in merito a questo che si possono cogliere dal film “Mr. Nobody” e dal poeta latino Orazio.
“Mr. Nobody” e tutti i percorsi generati dalle scelte
“Mr. Nobody” è un film fantascientifico del regista Jaco Van Dormael del 2009. La pellicola è caratterizzata da un intrecciarsi di filoni narrativi che rendono difficile comprendere fin da subito il disegno complessivo che vanno tracciando. Il protagonista Nemo Nobody, interpretato da Jared Leto, è l’ultimo uomo rimasto mortale che cerca di raccontare la propria vita o, meglio, le proprie vite agli altri immortali. La sua storia procede confusamente in un continuo avvilupparsi di momenti diversi della sua vita, di cui egli traccia tutte le possibili direzioni che avrebbe potuto percorrere con i loro relativi sviluppi. Se ogni bivio pone davanti ad una scelta, Mr Nobody non sceglie. Vediamo realizzate nel corso del film tutte le esistenze generate da tre principali decisioni prese a tre età differenti: nove, quindici e trentaquattro anni. Si tratta di filoni esistenziali determinati che Nemo ha ben presente ed è proprio questa consapevolezza che lo paralizza nelle scelte.

Conoscere il futuro è un bene o un male?
Nel film tutti i bambini prima di nascere conoscono perfettamente gli eventi che avverranno nella loro parabola esistenziale. Tuttavia prima che s’insedino nel grembo materno, gli angeli dell’oblio pongono un dito sulle loro labbra, privandoli così di questa conoscenza. Unico a non essere sottoposto a questo trattamento è Nemo che, quindi, è in grado di sapere preventivamente il dipanarsi della propria vita in seguito ad ogni opzione. Proprio questa facoltà di prefigurarsi l’avvenire rende ogni bivio arduo da superare, comporta angoscia e terrore riguardo le prospettive che si profilano. Nel finale, infatti, vediamo che il protagonista bambino, di fronte alla prima grande decisione, se rimanere con il padre o partire con la madre, non opta per nessuna delle due alternative. Scappa invece solo verso un futuro ignoto, di cui non possa prevedere lo sviluppo. Sembra dunque emergere il fatto che sia meglio ignorare ciò che il destino ha in serbo per noi e il poeta latino Orazio non potrebbe essere più d’accordo.

“Carpe diem”: la necessità di concentrarsi sul presente
Poeta malinconico e ansioso, Orazio, nella limpidezza e dolcezza dei suoi componimenti lascia trasparire l’amaro sapore della vita. Nella celeberrima ode 11 appartenente al primo libro delle “Odi” l’angoscia per il futuro fa tremare la voce dell’io lirico. Egli si rivolge ad una certa Leuconoe, nome che rimanda al bianco e, quindi, alla purezza, esortandola a non affannarsi cercando di conoscere l’avvenire. Il domani è un nemico incombente, che si avvicina sempre più velocemente, opprimendo l’animo col pensiero della morte. L’invito a lasciar perdere l’oroscopo si traduce in un ripiegarsi nel breve spazio dell’oggi, unico ‘angolo’ di sicurezza. Non importa ancora quanto rimane ad ognuno da vivere, è necessario cogliere ad uno ad uno gli attimi, dimenticando la voragine che si apre sotto i piedi di ogni mortale che nulla può fare per essere padrone del tempo. Ecco il grande monito del poeta latino: godersi i piaceri del presente senza sperare in un futuro che non può arrecare altro se non ansia.
Tu non cercare, saperlo è peccato, qual fine a me, quale a te
Gli dei han destinato, Leuconoe, e non tentare gli oroscopi
Babilonesi. Come meglio, tutto ciò che sarà, sopportarlo!
Siano molti gli inverni assegnati da Giove, o sia l’ultimo questo
Che ora strema il mare Tirreno su scogliere corrose,
sii saggia, filtra i vini, e dallo spazio tuo breve
recidi la lunga speranza. Mentre parliamo, sarà già fuggito
maligno il tempo. Cogli ogni giorno che viene,
senza farti illusioni sul domani.(Traduzione di A. Traina)