La malaria è la più importante parassitosi ed è la seconda malattia infettiva, dopo la tubercolosi, per mortalità e morbilità.

Il numero di casi totali è stato stimato intorno ai 229 milioni, con circa 409 mila decessi. Di recente si è concluso un piccolo studio clinico per un nuovo vaccino sperimentale contro la malaria, contenente parassiti vivi del Plasmodio che causa la malattia, e quasi tutti i riceventi sono risultati protetti da una nuova infezione.
NUOVO VACCINO
Il 30 giugno sulla celebre rivista scientifica “Nature” è stato pubblicato uno studio condotto su un nuovo vaccino antimalarico. Per adesso il campione preso in considerazione è comunque ristretto, pertanto i risultati si dovranno poi riconfermare su numeri più grandi. Il nuovo vaccino agisce in due step, prima inoculando una alta dose di parassiti vivi di Plasmodium falciparum e poi somministrando farmaci antimalarici in grado di contrastare la parassitosi. Questo nuovo approccio ha dimostrato un’efficacia notevole dell’87,5% poiché finora non si era mai arrivati ad una percentuale così alta. Nel dettaglio a ciascun individuo sono state iniettate tre dosi intravenose del vaccino combinato a distanza di un mese per ogni richiamo. I ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda (USA) hanno inoculato a 44 adulti sani le dosi di P.falciparum e a distanza di due o tre giorni hanno somministrato diverse dosi di farmaci antimalarici. Sono stati utilizzati clorochina e pirimentamina, già usati da tempo per il trattamento della malaria e soprattutto nella profilassi di prevenzione. Contro questa malattia esiste già un vaccino discretamente efficace, Mosquirix ®, approvato dall’EMA nel luglio 2015 che invece è a base di proteine. Il nuovo approccio è promettente ma potrebbe esserci un ostacolo nel suo utilizzo in Paesi con sistemi sanitari precari, per cui è difficile garantire continuità nelle cure dopo aver iniettato il parassita. Per risolvere questo importante problema si sta studiando il modo di somministrare le componenti contemporaneamente.

LA MALARIA
La malaria è ancora presente in 87 Paesi del mondo e circa il 94% dei casi e dei decessi proviene dalla regione africana. La malattia è causata da protisti appartenenti al phylum degli Apicomplexa e al genere Plasmodium. Le specie di Plasmodium che interessano l’uomo sono 5: Plasmodium falciparum (la forma più pericolosa) P. vivax, P. ovale, P. malariae e P. knowlesi. Il Plasmodio ha bisogno di un vettore per essere trasmessa fra gli ospiti vertebrati. I vettori sono zanzare che nel caso dei parassiti di interesse per l’uomo appartengono a specie del genere Anopheles. Gli ospiti sono due, l’uomo (ospite vertebrato) e la zanzara Anopheles (il vettore). Per la trasmissione della malaria si parla di «vettore biologico» perché il parassita svolge in esso una parte del suo ciclo. Pertanto il vettore è essenziale per il parassita, da qui gli sforzi anche nel controllo del vettore stesso. Il ciclo vitale ha diverse fasi, in breve vi è: una fase SPOROGONICA che avviene solo nella zanzara, una MEROGONICA che avviene solo nell’uomo e una GAMOGONICA che inizia nell’uomo e finisce nella zanzara. Supponiamo di fare iniziare il ciclo con la zanzara che succhia il sangue di un individuo infetto e prende i globuli rossi con all’interno i gametociti maschili e femminili del plasmodio. All’interno dell’insetto il parassita si porta alle ghiandole salivari della zanzara la quale, con il pasto di sangue successivo, li inietta con la saliva in un’altra persona. Gli sporozoiti con il flusso sanguigno arrivano nel fegato dove invadono gli epatociti ed in essi inizia la fase MEROGONICA (o schizogonica), detta anche fase eso-eritrocitaria. Gli schizonti che si liberano ad ogni ciclo penetrano in altri epatociti e così continua per circa 15 giorni (la durata del ciclo nel fegato dipende dalla specie di Plasmodium). Dopo la fase esoeritrocitaria gli schizonti invadono il flusso sanguigno avendo come bersaglio gli eritrociti dove compiono il ciclo schizogonico (o merogonico) come in precedenza negli epatociti. La fase eritrocitaria è quella che mostra i sintomi classici della malaria come il rialzo termico quando, in fase fra di loro, i globuli rossi scoppiano liberando gli schizonti (o merozoiti).

STERMINARE IL VETTORE SARÀ LA SOLUZIONE?
Nel mondo esistono circa 3.500 specie di zanzare, di cui solo un centinaio sono portatrici di malattie e circa una cinquantina trasmette malattie che possono colpire l’uomo. Tra le più pericolose citiamo: il genere Anopheles con diverse specie, Aedes aegypty, Aedes albopticus e Culex pipiens. Se le zanzare non fossero mai esistite avremmo evitato 52 miliardi di morti premature. Ricordiamo che la miglior cura è la prevenzione, infatti è fondamentale evitare la puntura della zanzara Anopheles con repellenti oppure proteggersi con zanzariere e vestiti che coprano tutto il corpo. Secondo molti biologi ed altri studiosi eliminare completamente le zanzare non sarebbe la scelta migliore, perché verrebbe a mancare all’ecosistema un numero enorme di specie, molti pesci e animali delle paludi inoltre si nutrono di larve di questi insetti. Questo potrebbe causare anche danni che in questo momento non siamo in grado di prevedere. Altri studi serviranno per capire se la loro scomparsa possa creare squilibri nell’ecosistema. In passato sono già state eliminate delle zanzare portatrici di malaria con insetticidi molto tossici per questo si stanno mettendo a punto tecniche più sicure per l’uomo e per l’ambiente. Un metodo su cui puntano all’Imperial College di Londra è quello dell’eliminazione selettiva della Anopheles gambiae, attraverso l’ingegneria genetica hanno modificato un gene chiamato doublesex in modo da ottenere maschi sani e femmine che non pungono e non si riproducono, così da far sparire la specie nell’arco di poche generazioni. Resta però una domanda fondamentale: se questo vettore sparisse altri insetti potrebbero prendere il suo posto nella trasmissione di questa malattia?
