Quando la poesia incontra la recitazione: cosa è la spoken word e perchè è così efficace? Scopriamo come esprimere il proprio pensiero in versi possa essere un’arma più potente della prosa con i poetry slam e gli antichi “poeti-filosofi”.

La poesia, una delle arti più antiche e più apprezzate, durante qualsiasi secolo. Raccontare vissuti, emozioni, storie, da millenni la scrittura in versi si offre come squarcio sull’esistenza degli uomini. Con la sua forma sempre mutevole, ci permette di scavare nel profondo di coloro che affidano i loro pensieri alle rime, alle metafore. Una vita longeva quella della, come verrebbe chiamata in altri tempi, lirica che, già nell’Antica Grecia dominava la cultura dell’epoca.
UNA LUNGA TRADIZIONE: LA POESIA RECITATA E LA SUA STORIA
In effetti, la poesia recitata non è un’invenzione moderna: ad esempio, non è possibile parlare dell’Antichità senza nominare i famosi rapsodi – i cantori di opere epiche del mondo greco – o, ancora, gli aedi. Inoltre, la forma parlata dei versi non fu una pratica esclusivamente occidentale, si hanno testimonianze di forme di oralità persino nel lontano Oriente, in Giappone. Dai celti, che ascoltavano la voce dei bardi, alle popolazioni africane, dove si potevano osservare i griot cantare antiche tradizioni, l’oralità è sempre stata un’arte apprezzata e dallo sfondo popolare: non a caso, adesso, il suo utilizzo è principalmente legato alla critica sociale ed alla protesta civile.

LA NASCITA DEI POETRY SLAM E LA POESIA COME RIVOLUZIONE
La forza delle parole, che vengono liberate dalla carta per raggiungere chiunque voglia ascoltarle: è questo il vero potere della spoken poetry, il motivo per cui moltissimi hanno preferito, nel passato, cantare le gesta degli eroi, piuttosto che farle semplicemente leggere. È l’arte recitativa quella che raggiunge tutti, senza confini e che, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove tutto si muove velocemente e la lettura non sembra più qualcosa che possiamo permetterci, può salvarci. Le parole, legate alla loro componente espressiva, diventano esperienza e spettacolo: l’avvento degli slam poetry ne è la prova.
È il 1980 e dalle strade di Chicago, Marc Kelly Smith enuncia le sue poesie, chiedendo a gran voce il giudizio del pubblico. Vuole parlare della sua esperienza di uomo, delle sue sensazioni, dei suoi valori. Forse non si aspettava un successo così grande, ma le sue competizioni di poesia recitata, diventeranno talmente famose da attrarre un gran numero di persone: nel 1990 si terrà la prima gara internazionale di Slam Poetry a San Francisco.
È proprio grazie al suo carattere declamatore e popolare, che si è resa strumento delle proteste degli ultimi anni: la poesia è diventata mezzo per liberare gli uomini e per decantare i diritti di tutti. Nomi come quello di Saul Williams, Georgia Me, Mayda del Valle, Gabrielle Tuloup, Sabrina Benaim, sono solo alcuni di quelli che popolano il vastissimo e diversissimo panorama della spoken word: senza distinzioni di alcun tipo, ognuno può parlare di ciò che vuole, spaziando da argomenti come la salute mentale fino all’immagine di sè, dal razzismo all’omofobia, nessun argomento viene risparmiato dalle esibizioni di questi artisti.
La parola “poesia” ripugna le persone. Sapete perché? Per ciò che la scuola ha fatto alla poesia. Gli slam restituiscono la poesia alle persone…Abbiamo bisogno di parlarci poeticamente tra noi. È il modo che abbiamo per comunicare i nostri valori, i nostri cuori e tutte le cose che abbiamo imparato e che ci rendono quello che siamo.
-Marc K. Smith
I FILOSOFI-POETI E LA SCELTA DELLA POESIA COME MEZZO
Una scelta, quella della poesia, in particolare quella recitata, che spesso ha a che fare con il pubblico che si vuole raggiungere. Esempi di filosofi-poeti – e di poeti-filosofi – possono essere raccontati dalla storia della filosofia: nell’Antica Grecia, Senofane, Parmenide ed Empedocle rivestiranno un ruolo particolarmente importante per la questione poetica.
In effetti, la filosofia “scritta” nasce con la prosa di Anassimandro ed Anassimene (di cui, però, abbiamo solo pochi frammenti) e sono definibili “eccezioni” quelle dei tre filosofi prima citati. La poesia era necessariamente allontanata dalla filosofia, basta volgere lo sguardo allo Ione platonico ed alla Repubblica, perché legata al piacere, lontana dalla praticità e priva di techne: i poeti non scrivono perchè in possesso di capacità di scrittura, ma perchè ispirati dalla divinità.
È questo il caso per Parmenide ed Empedocle, che scelgono di esprimere le proprie dottrine tramite esametri per poter accingere a quella caratteristica divina che i versi portano con loro. Il carattere verifico della poesia è sostenuto da questa componente sovrannaturale: l’opera in esametri è come sacra e la divinità parla per versi.
Altra possibile motivazione per la scelta della poesia come mezzo può riferirsi alla grande popolarità che riscuoteva nel pubblico: la tradizione poetica viveva forte nel popolo greco ed avvicinava persone anche molto diverse fra loro, sia illetterati che sapienti.
Così come la spoken poetry può unire persone di tutte le età e provenienza, così la poesia filosofica poteva catturare l’attenzione del popolo, permettendo la grande diffusione delle dottrine di Parmenide, di Empedocle e di Senofane di Colofone.
Fonte: Simonetta Nannini, “Il poema filosofico”