Scappiamo, scappiamo da noi stessi il più delle volte: la paura di affrontarci tende a mortificare la bellezza che un viaggio dentro di noi potrebbe riservare.

Proviamo, qui ed ora, a fare un tuffo nell’immensità che ci caratterizza, a divorare ogni timore rendendolo energia per il futuro: Cartesio e Reok ci mostrano la strada da seguire.
Introspezione
Reok, un artista nuovo, strambo come i molti lo definirebbero, capelli biondi, viola o blu, insomma un po’ come gli gira la luna.
Ha scritto “Introspezione”, un brano che oserei definire coraggioso: percorre il viaggio dentro sé stesso, non tralascia neppure una tappa, anzi in quelle dove si scontra con i fantasmi più grandi decide di sostare un po’ di più.
Alla fine di una navigazione come questa se ne esce prosciugati, ci si vede allo specchio e a stento ci si riconosce o forse ci si guarda davvero per la prima volta.
Potremmo definire l’esperienza dentro sé stessi un vero e proprio pellegrinaggio, stando alla definizione che – come riportato nel dizionario “Pratica devota consistente nel recarsi collettivamente o individualmente a un luogo sacro per compiervi speciali atti di devozione, spec. a scopo votivo o penitenziale.” – non possiamo che riconosce come ineccepibile visto lo scopo del viaggio prefissatoci.
“Passo notti in bianco e guardo stelle nel silenzio e penso dal tetto del mio appartamento con lo sguardo perso, vedo te in questo cielo immenso e resto con me stesso, a dare corda paranoie che mi mangian dentro […]
[…] Solo Vans nella mia scarpiera mi gioco l’ultima chance sulla mia scacchiera, questa sera rimango io me stesso e la mia perla sfera, navigo da solo sopra questa Perla Nera, infondo sentimenti su reazioni chimiche, occhi rossi fino all’iride mentre scrivo le mie liriche, scolpisco le mie paranoie il cielo piange ormai da troppo, nella testa covo frasi liriche, penso che mi basta”
-Reok

Descartes
Descartes, noto maggiormente come Cartesio, è uno dei filosofi che piú ha polarizzato l’opinione pubblica: per alcuni è Il Filosofo per altri invece resta un grandissimo punto interrogativo.
Tre le sue opere più celebri, nonché la sua prima in assoluto, non possiamo che menzionare “Discorso sul metodo”, la cui peculiarità sta nella realizzazione di una unitarietà dell’ opera stessa.
Come lui stesso suggerisce la grandiosità dell’opera sussiste nella possibilità di scomporla, dividerla in sei pezzi per l’esattezza, ognuno dei quali preso singolarmente ha un suo significato chiaro. Va però sottolineato che la comprensione totale di ogni frammento risiederà solo all’interno del grande puzzle di cui è tessera.
«Se questo discorso sembra troppo lungo per essere letto tutto in una volta, lo si potrà dividere in sei parti. E si troveranno, nella prima, diverse considerazioni sulle scienze. Nella seconda, le principali regole del metodo che l’autore ha cercato. Nella terza, qualche regola della morale ch’egli ha tratto da questo metodo. Nella quarta, gli argomenti con i quali prova l’esistenza di Dio e dell’anima dell’uomo, che sono i fondamenti della sua metafisica. Nella quinta, la serie delle questioni di fisica che ha esaminato, in particolare la spiegazione del movimento del cuore e di qualche altra difficoltà della medicina e, ancora, la differenza tra l’anima nostra e quella dei bruti. Nell’ultima, le cose ch’egli crede siano richieste per andare avanti nello studio della natura più di quanto si è fatto, e i motivi che lo hanno indotto a scrivere.»
-Descartes

La morale cartesiana
Attraversando le massime presenti nel “Discorso sul metodo”:
1. comportarsi in un modo che potremmo definire sostanzialmente conformista ovvero adattare i propri comportamenti a quelli tenuti “dalla media sociale”;
2.-3. seguire l’obiettivo che ci si è prefissati anche alla condizione di andare contro tutto e tutti.
Ciò che emerge, specie dalla seconda e dalla terza massima, è che lo scopo primario della morale cartesiana sia l’inseguimento della felicità di chi la pratica: si adotta uno sguardo dunque completamente introspettivo ed è proprio la quarta massima a darne prova.
4. “Infine, a conclusione di questa morale, mi proposi di fare una rassegna delle diverse occupazioni che impegnano gli uomini in questa vita, per tentare di compiere la scelta migliore; e senza dire nulla di quelle degli altri, pensai di non poter far meglio che continuare nella mia, ovvero impiegare tutta la mia vita a coltivare la ragione e, per quanto mi fosse possibile avanzare nella conoscenza della verità.”
È dunque evidente che il cammino proposto da Cartesio è “buono per sé”; la quarta massima, sebbene sia un’appendice delle precedenti, rivela come persino il conformismo proposto inizialmente sia diretto ad evitare qualsiasi turbamento che possa derivare dal contatto con il mondo a noi esterno.
L’etica presente nell’opera “Discorso sul metodo” è una sorta di promemoria per sé stessi: perseguire ciò che il viaggio di introspezione ci svela si è rivelato essere il nostro obiettivo di vita.
