Prima dello stabilirsi della scrittura, la comunicazione letteraria avveniva secondo altri canali. Vediamoli insieme, pensando a quello che succede oggi all’editoria con gli audiolibri.

Fino all’VIII secolo a.C. i Greci non usavano la scrittura come mezzo di comunicazione. Di conseguenza, le varie fasi della vita di un’opera letteraria erano regolate dal mezzo orale. Oggi stiamo assistendo ad un ritorno importante dell’oralità nella comunicazione, anche letteraria. Cerchiamo di approfondire i due argomenti.
ORALITÀ E SCRITTURA
Per mettersi a discutere di questione omerica questa non è la sede più adatta. Fatto sta che i poemi che ci sono stati tramandati sotto il nome di Iliade e Odissea, prima della redazione scritta sotto Pisistrato nel VI secolo, venivano composti, pubblicati e trasmessi oralmente. Questo vale per tutte le altre opere anteriori almeno all’VIII secolo. Ma questi tre momenti (composizione, pubblicazione e trasmissione) sono sempre da considerare. La fase più antica è quella dell’oralità, in cui tutti e tre i momenti conoscevano solo la voce come mezzo di comunicazione. Per tutta la fase arcaica fino al VI secolo, quando la pratica della scrittura si afferma, si entra in una nuova fase, quella dell’auralità: una modalità mista in cui la composizione è scritta, la pubblicazione è orale e la trasmissione è di nuovo scritta. Aurale deriva appunto da auris, che in latino significa “orecchio”, vero e proprio destinatario di questa comunicazione letteraria.

GLI AUDIOLIBRI
È da ormai qualche anno che la nostra società sta riscoprendo il piacere di ascoltare le parole delle opere letterarie direttamente dalla voce di attori, doppiatori e talvolta dagli autori stessi. E questa tendenza il mercato editoriale non se l’è lasciata sfuggire, tant’è che se prima si trattava solo di un fenomeno limitato, oggi possiamo osservare come esistono archivi vastissimi che comprendono i titoli più disparati. Sono ben divisi in categorie, con tanto di algoritmi per i suggerimenti di ascolto, impostazione di velocità di riproduzione, segnalibri, funzionalità social. Come dei Netflix per la letteratura. Alcune aziende come Amazon (Audible) o Storytel hanno capitalizzato i loro prodotti, offrendo ai clienti delle tariffe di abbonamento a prezzo fisso (ogni tanto è possibile usufruire di sconti!); ma esistono anche delle soluzioni a costo zero per ascoltarli, come ad esempio il progetto Liber Liber o il programma Ad alta voce, di cui sono disponibili le puntate su Rai Play Radio. Le letture consistono in registrazioni di alta qualità, che possono eventualmente essere editate con della musica e suddivise in capitoli per facilitare l’avanzamento.
UN BILANCIO
Tanto nella Grecia arcaica quanto nella nostra società, quanto in qualsiasi altra, la lettura conserva il suo altissimo valore sociale, al di là dei mezzi di comunicazione. Spesso non pensiamo al fatto che il libro stampato, così come la scrittura stessa, è solo una delle possibili soluzioni attraverso cui può essere veicolato un messaggio. È chiaro che ogni medium porta con sé pregi e difetti, ma se ci abituassimo a pensare al contenuto, più che al contenitore, ci accorgeremmo di quanto potrebbero diventare relative intere discussioni come ad esempio quelle sull’editoria digitale; ma questo è un altro discorso. Oggi ascoltiamo audiolibri, o podcast, grazie ai quali sta tornando di punta anche la radio valorizzata dal digitale, oltre ai nuovi social tutti basati sull’audio come Clubhouse. È chiaro che questo vada di pari passo con necessità di livello sociale, e su questi fenomeni indagano la sociologia, la teoria della comunicazione, i Media Studies, chi si occupa di letterature comparate e tanti altri settori. A noi per ora basti riflettere sul fatto che alla fine, seppur con presupposti e motivazioni differenti, non siamo così lontani, noi che in macchina o in metro ascoltiamo in cuffia quel romanzo che non avremmo mai avuto il tempo di leggere, e i nostri antenati greci che, radunati, ascoltavano un aedo che cantava e suonava le loro narrazioni, veri e propri “statuti di comunità”, parafrasando la definizione ben più celebre di Havelock di “enciclopedie tribali”.