Bene & Male, Inizio & Fine, Giusto & Sbagliato: la meraviglia della contrapposizione che rende il mondo fascinosamente intrigante.

La vita limitata terrena contro quella eterna olimpica: due mondi diversi ma abbastanza vicini da riuscire a toccarsi.
La leggenda dei sette mari
Un film – cartone animato uscito su tutti gli schermi per la prima volta nel 2003.
I registi, Patrick Gilmore e Tim Johnson, hanno deciso di rendere protagonisti del cartone le emozioni che comunemente vengono considerate “brutte”; la trama è, infatti, costellata da temi ricorrenti quali furti, gelosie, invidie.
Gli stessi personaggi sono simbolo di queste “emozioni nere”: Sinbad, un pirata furbo, arrogante e bugiardo; Eris, Dea della confusione e della discordia, malvagia e spietata.
È, il “male”, un degno protagonista di un cartone animato?

Eris
Eris è una Dea greca soprannominata “Dea della discordia”, figlia di Zeus e Hera e sorella di Ares, Dio della guerra.
Si narra che, a causa del suo carattere per niente accomodante, Eris non fosse stata invitata al matrimonio di Teti e Celeo, anche se d’altro canto, questo non le impedì di presentarsi in tutta la sua temuta magnificenza, tenendo per le mani una mela d’oro con scritto sopra “Per la più bella”. La caduta del frutto tra gli invitati creò caos e litigi che divennero le radici per lo scoppio della guerra di Troia.
Eris è distruttrice e al suo passaggio miete innumerevoli vittime, è crudele e priva di pietà e con suo fratello Ares, formano il “sinolo” del male per eccellenza, rappresentano tutti i falsi valori da cui Platone prima e poi il cristianesimo – che affonda le sue radici nell’insegnamento del grande maestro – hanno provato a liberarsi, cercandone di nuovi, puri, che però, come la storia ha mostrato, quasi nessuno è riuscito ad incarnare. È proprio da questo spunto che prenderà vita una delle tesi più importanti di Nietzsche: forza come volontà di potenza.

Le due Eris nell’Agone omerico
Nietzsche recupera la seconda versione del poema di Esiodo dando così due volti, e non più uno solo, alla tanto temuta Dea del caos, Eris.
Eris sorella di Ares, malvagia, annichilente ed Eris costruttrice, la quale coglie la competizione nel suo aspetto positivo, sublimando il terrore, trasformando il ghiaccio portato dall’ Eris cattiva in sentimenti liberi come l’invidia, la gelosia, che scorrono leggeri tra gli uomini.
Ai nostri occhi risulta problematico vedere la differenza tra le due Eris che ci appaiono “cattive” quasi allo stesso modo, ma Nietzsche evidenzia come sono proprio questi sentimenti a spingere l’uomo ad elevarsi: “Il vicino che guarda il vicino vuole essere migliore di lui”.
La forza, secondo Nietzsche, possiamo farla nostra tramutandola in salvezza e produttività.
Nietzche, nell’Agone omerico, sottolinea come per il greco l’invidia è uno stimolo all’azione; “Platone non avrebbe scritto il Gorgia se non avesse voluto essere il retore più alto di tutti i tempi”; Sofocle non sarebbe stato così grande se non avesse dovuto competere con Eschilo: la grandezza nasce dall’abilità di rivaleggiare con l’altro.
