Il Partito Liberale canadese propone l’universal basic income: vediamo cosa ne pensa Rawls

L’ala più progressista del Partito Liberale del Canada riporta in auge la nozione di “universal basic income” dopo il successo del “Canada Emergency Response Benefit”. Cosa ne pensa il liberalismo moderno? La teoria di giustizia di Rawls può essere utilizzata come giustificazione della misura proposta?

 

 

La nozione di reddito base torna oggi a far parlare di sé: siamo in Canada e i liberali riesumano l’universal basic income come strumento per combattere la povertà e rilanciare l’economia. L’idea converge con i capisaldi del liberalismo e di fatti la Theory of Justice di John Rawls può essere utilizzata come una forma di legittimazione e giustificazione della misura. Ma cos’è l’universal basic income?

 

L’universal basic income

In termini molto semplici, si tratta di una quota mensile di denaro sufficiente a garantire il soddisfacimento dei bisogni primari: idealmente per soddisfacimento dei bisogni primari sono da intendersi la garanzia del diritto al domicilio, all’alimentazione e all’educazione. A prima occhiata la nozione di basic income sembrerebbe convergere con il concetto di disoccupazione o con il neonato reddito di cittadinanza. Occorre, quindi, specificare come essa si discosti nettamente e radicalmente da questi ultimi: l’universal basic income è una misura che viene erogata direttamente dallo stato senza necessità di fare alcuna richiesta né di soddisfare requisiti prestabiliti. Essa finisce direttamente nelle tasche del cittadino, il quale non è sottoposto ad alcun tipo di verifica o controllo per quanta riguarda la destinazione della risorsa economica ricevuta.

Si tratta di una policy che esula dalle prerogative del singolo schieramento politico, essendo stata fonte di riflessione tanto a destra quanto a sinistra, da Martin Luther King a Milton Friedman. Così concepito, l’universal basic income deve essere visto non già come una mera misura di sostentamento potenzialmente suscettibile di trasformare lo stato liberale in assistenzialista bensì come un diritto del cittadino alla stregua dei principi fondamentali: il diritto al basic income in quanto avente medesima dignità del diritto al lavoro.

 

Il caso canadese

Nel contesto canadese la proposta di un universal basic income muove dalle file del Partito Liberale. Il concetto è semplice: laddove un cittadino canadese percepisse un reddito al di sotto della soglia pensata come giusta e necessaria a garantire il soddisfacimento dei bisogni primari, riceverebbe un assegno da parte dello stato. L’idea torna in auge dopo il conseguimento degli ottimi risultati ottenuti con il “Canada Emergency Response Benefit”, con il quale il governo canadese ha combattuto la crisi economica innescata dalla pandemia da Covid-19. A livello di meccanismo base la policy emergenziale funziona come l’erogazione di un basic income. Ecco, quindi, che tra i deputati progressisti del Partito Liberale ha iniziato a farsi spazio l’idea di aggiungere tale misura all’agenda politica che verrà presentata ad aprile in occasione della convention del Partito Liberale. Tra i fautori della proposta Nathaniel Erskine-Smith spiega il basic income insistendo sulla nozione di “safety net sociale”: la proposta non è volta ad erogare assegni mensili ai canadesi ma a ridefinire i confini di sicurezza sociale affinché nessun canadese percepisca un reddito insufficiente a condurre uno stile di vita giusto e dignitoso.

Il panorama canadese non è poi estraneo all’idea di basic income: nel 1974 la cittadina di Dauphin iniziò ad erogare una quota di denaro mensile agli abitanti il cui reddito cadeva al di sotto della soglia di povertà. I risultati indicarono un trend positivo non solo relativamente al benessere economico ma soprattutto rispetto al well-being dei suoi cittadini, con particolare riferimento alle categorie di istruzione, sanità, sicurezza domestica e welfare.

 

Il basic income secondo Rawls

L’idea presentata incontra i favori del liberalismo moderno e trova giustificazione nella teoria della giustizia sociale di John Rawls. Scendendo nei dettagli, la nozione di basic income acquista legittimazione sulla base della nozione rawlsiana di giustizia come “fairness”. In altre parole, l’universal basic income soddisfarebbe tutti i requisiti individuati dal filosofo politico contemporaneo necessari al raggiungimento della giustizia come equità sia dalla prospettiva della posizione originaria che dal punto di vista dei due principi di giustizia.

Ora, la teoria della giustizia come equità di Rawls riprende la classica nozione liberale del contratto sociale: le parti contraenti sotto il cosiddetto “velo di ignoranza”, che non consente loro di conoscere l’identità assunta né quale ruolo rivestono nella società sulla base dei propri talenti ed inclinazioni, scelgono i principi di giustizia nella posizione originaria. Secondo Rawls questi ultimi vengono selezionati assumendo la razionalità dell’individuo nell’accezione economica del termine e il perseguimento dell’interesse generale. Ne deriva che i principi di giustizia ottenuti non attengono alla vita del singolo individuo bensì alle istituzioni sociali. Il secondo step consiste nella fase di equilibrio riflessivo in cui i principi di giustizia scelti sono analizzati alla luce dei giudizi intuitivi delle parti in modo da confermarne la preferenza. Per Rawls due sono i principi di giustizia che incontrano la volontà delle parti: il principio delle eguali libertà fondamentali e il principio di differenza, con il secondo subordinato al primo.

Ora, sulla base di quanto detto è possibile comprendere come sia plausibile che in posizione originaria dietro velo di ignoranza le parti siano suscettibili di scegliere un principio che assicuri un universal basic income così come è accettabile pensare che i due principi di giustizia non siano incompatibili con l’idea in esame.

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