“Zitti e Buoni” è la canzone vincitrice del festival di Sanremo, ma non è un monito nuovo in filosofia.

Tutti siamo stati abituati a sentirci dire zitti e buoni, sentirci dire cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare, ma i Måneskin sono andati oltre questa visione e hanno voluto rompere gli schemi. Questi schemi che la filosofia politici inserisce nella dimensione del consenso e dell’assenso alle grandi dittature del 1900.
Il successo dei Måneskin
Fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana tipo spacciatori
Troppe notti stavo chiuso fuori
Mo li prendo a calci ‘sti portoni
Sguardo in alto tipo scalatori
Quindi scusa mamma se sto sempre fuori maSono fuori di testa ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa ma diversa da loro
Siamo fuori di testa ma diversi da loro
Siamo fuori di testa ma diversi da loro, no

La dimensione del consenso
Siamo contemporanei fin dove arriva la nostra comprensione. Se vogliamo sentirci a casa in questo mondo, anche al prezzo di sentirci a casa in questo secolo, dobbiamo cercare di partecipare al dialogo interminabile con l’essenza del totalitarismo
Hannah Arendt ci aiuta e viene incontro a noi in questa analisi: il mondo di oggi è un totalitarismo velato dove regna la globalizzazione democratica celata da libertà. Ma vi siete mai chiesti perché il totalitarismo ha preso così tanto campo? Non credo che lo avete mai davvero chiesto a voi e alla storia. Il segreto è nel SI che hanno ricevuto i despoti, i tiranni e i dittatori. Quel consenso che la Arendt chiama silenzioso, il consenso visto come chiave del successo dei totalitarismi del 1900. Si dice anche oggi che il silenzio è assenzo, ma anche questo silenzio è un SI che viene ripetutamente confermato. Siamo noi il SI che ha fatto far esplodere il totalitarismo, siamo noi il SI che ha fatto concretizzare gli stermini di massa. Il consenso equivale al terrore ed esso stesso è il fautore del male e di ciò che di malvagio accade intorno a noi
La verità è che io non ho mai avuto la pretesa di essere qualcosa d’altro o diversa da quello che sono, né ho mai avuto la tentazione di esserlo. […] ho sempre considerato la mia ebraicità come uno di quei fatti indiscutibili della mia vita, che non ho mai desiderato cambiare o ripudiare. […] Ciò che ti confonde è che le mie argomentazioni e il mio metodo sono diversi da quelli cui tu sei abituato; in altre parole, il guaio è che sono indipendente. […]
Perchè i Måneskin sono il simbolo della nostra generazione
La vittoria è lo specchio di una generazione che fatica a raccontarsi ed emergere, continuamente strumentalizzata e sottopagata, fraintesa dagli “adulti” e messa da parte dai “professionisti”, spesso accusata di qualunquismo, descritta poi come impreparata, debole e annoiata. Noi siamo la generazione di quelli che non si piegano ad un sistema lento e vecchio, quelli che non vogliono più stare incatenati ed essere fuori schema e i Måneskin con la loro musica hanno rotto un doppio schema: quello della classica musica melodica dell’Ariston, carta da sempre vincente, e quello della generazione dei ventenni/millennials sono ragazzi vuoti non in grado di competere con il mondo intero. Quindi grazie Damiano, Victoria, Ethan e Thomas per non dipingerci come tutti credono e che ci aiutate a dire quel NO che tutti dovrebbero dire.