La lingua cambia nel tempo: ogni anno il lessico di una determinata lingua si arricchisce e nuove parole vanno aggiunte al computo lessicografico. Vediamo insieme le principali new-entry del 2020.

“Sei un vero foodie!”; “non vedo l’ora che passi il periodo di lockdown“; “chi non rispetta il distanziamento sociale sarà soggetto a sanzione amministrativa”; “è importante anagrafare gli animali domestici”; “questa è davvero un’algocrazia!”;.. Avete capito, no? Conoscete i significati e le sfaccettutature di queste parole? Scopriamole insieme.
La trasformazione del lessico: tra antico e moderno
La lingua non è un blocco uniforme, non è immutabile, al contrario varia in continuazione. Si verificano cambiamenti nelle sue strutture e nel suo lessico. A questi si dà il nome di “mutamento linguistico” che viene studiato dalla linguistica storica. Ovviamente i mutamenti riguardano tutte le branche della linguistica: dalla fonologia alla fonetica, dalla morfologia alla sintassi, dalla semantica alla pragmatica. Noi ci soffermeremo sui cambiamenti legati al lessico, cioè alla disciplina che si occupa delle parole dal punto di vista del loro significato.
Il mutamento semantico o lessicale si manifesta, in primis, con l’arricchimento del lessico, quindi con l’ingresso di nuove unità all’interno dell’inventario dei lessemi di una lingua; tali unità sono precisamente definite “neologismi”.
Autore per eccellenza di molti neologismi-che tra l’altro, spesso sono anche hapax legomena o hapax legomenoi (ossia, sono stati utilizzati una sola volta all’interno del sistema letterario di una lingua)– è il padre della lingua italiana, niente di meno che il sommo poeta: Dante Alighieri (1265-1321). Tra gli altri, ricordiamo “trasumanare” che significa superare i limiti della natura umana (Pd, canto I); e “indracarsi” (Pd, canto XVI) traducibile con l’espressione “inferocirsi come un drago”.
Facendo, invece, riferimento al lessico in una prospettiva più attuale, sappiamo che ogni anno vengono introdotti nuovi termini nel vocabolario; ci si serve di meccanismi specifici di formazione di una nuova parola: tramite derivazione, prestito e calco.
La derivazione consiste nel formare una parola da qualcuna già esistente con aggiunta di prefissi o suffissi (es. canile da cane); il prestito consiste nell’appunto prendere in prestito una parola da una lingua straniera lasciandola immutata (es. computer) oppure apportando adattamenti morfologici (es. chattare da chat); il calco, infine, attribuisce a una parola o a una combinazione di parole già esistente un nuovo significato sul modello di un lessema straniero (grattacielo da skyscaper oppure finesettimana da weekend).

Facciamo due conti
Il numero di lemmi propri dell’uso corrente di una lingua può aumentare, così come può diminuire. Quindi l’ampiezza del lessico è un’altra caratteristica instabile della lingua.
Qual è la lingua moderna che annovera più parole? Difficile rispondere a questa domanda perché, come abbiamo detto, tutte le lingue sono in continua evoluzione, e poi non tutte sono state censite correttamente e con criteri rigorosi. Ad ogni modo, la candidata più probabile sembrerebbe l’inglese che conta 490 000 parole nel linguaggio corrente.
Mentre la lingua che ha meno parole è il sranan Tongo (conosciuta anche come “taki taki”) parlata in Suriname da 500 000 individui che conta soltanto 340 unità; è un creolo, quindi un sistema linguistico semplificato divenuto lingua materna di una comunità.
In Italia il dizionario curato da De Mauro (1932-2017, noto linguistica e lessicografo italiano che è stato anche ministro dell’istruzione) per la UTET consta di 270 000 lemmi ed è quello più fornito e costantemente aggiornato.
Considerando il fatto che un parlante colto conosce tra le 40 000 e le 50 000 parole è davvero difficile farsi un’idea di quante effettivamente siano tutte le parole esistenti. Il parlante medio ne usa solo 6 500 circa nel 98% dei suoi discorsi, di queste 2000 le utilizza ogni giorno.
Il vocabolo usato più di frequente è “cosa” e tra i verbi, ovviamente, gli ausiliari essere e avere e verbi come dire o fare. Tra quelle meno usate, invece, rientrano “lapalissiano” (=di cosa o fatto evidente, scontato); “girandolare” (=girovagare o anche fantasticare); “forbito” (=elegante, raffinato e colto); “algido” (=freddo, gelido); “inanità” (=inutilità)… Molte di queste sono rare, altre sono cadute in disuso e considerate forme arcaiche.

Il 2020 ci ha portato nuove parole legate al covid
Il lessico si arricchisce e si depaupera continuamente. Vediamo le principali entrate all’interno del dizionario italiano nell’anno appena trascorso, in tutto 600.
Molti dei neo-lemmi del 2020 hanno a che fare, indirettamente, con uno degli eventi più tragici degli ultimi anni che ha interessato e sconvolto l’intero globo: la pandemia da SARS-COV-2.
- Innanzitutto il termine “coronavirus” che propriamente indica un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. Comuni in molte specie animali e solo in rari casi infettano l’uomo.
- Molti studiosi (e il dizionario inglese Collins) considerano “lockdown” la parola dell’anno. Il termine indica letteralmente un confinamento, dall’inglese “lock” e “down” che uniti a formare la suddetta parola composta stanno a significare isolamento o blocco.
- Alcuni addirittura parlano del neo-concetto di “lockstalgia” (anche se può essere considerata una vera e propria entrata solo nel dizionario anglosassone e non in quello italiano), letteralmente “nostalgia per il periodo di lockdown”.
- Ancora “termoscanner“= strumento per la misurazione della temperatura corporea in tempo reale.
- “Droplet“ letteralmente “goccioline”, in generale l’insieme di goccioline di saliva emesse dalla bocca quando si parla, si starnutisce o si tossisce, la cui grandezza può essere di 5 o più micron, responsabili della trasmissione di agenti patogeni come i virus (fonte def. Accademia della Crusca).
- Non può mancare la sigla “DPCM” (= Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ), l’espressione ovviamente esisteva già precedentemente, ma solo in quest’ultimo anno è stata coniata la sigla a uso non esclusivamente giuridico.
- L’espressione “distanziamento sociale” di cui Treccani ha prontamente aggiornato la definizione come l’insieme delle misure ritenute necessarie a contenere la diffusione di un’epidemia.
- “Autoquarantena” parola formata dal prefissoide “auto” a se stesso e “quarantena” cioè isolamento.
- Una parola che ha acquistato un nuovo significato, quale “tamponare” riferito prima esclusivamente a un veicolo che urta contro un altro oppure, dal 2020, anche “eseguire o sottoporsi a tampone”.
- E poi tutti i vocaboli legati all’universo tecnologico che, in un modo o nell’altro, è entrato maggiormente nelle vite di ognuno di noi; la famosa e discussa “dad“, acronimo che sta per “didattica a distanza”; “smart working” cioè lavoro da remoto, ma letteralmente “lavoro agile” perché non vincolato a orari rigidi o a luoghi fisici; la parola “webinar“= seminario interattivo tenuto online; “aperizoom” espressione coniata per indicare un aperitivo fatto tramite webcam sempre online; “cashback” rimborso, ricevere soldi indietro, guadagnando facendo acquisti.
Neologismi non legati al fenomeno covid
Naturalmente non mancano entrate non dipendenti né correlate all’epidemia. Ad esempio:
- “microplastica“= piccole particelle di materiale plastico che possono essere facilmente ingerite; sono quasi impossibili da rompere o spezzare.
- “vegafobia” = discriminazione nei confronti di coloro che non aderiscono all’ideologia carnista; odio per chi non mangia la carne né i suoi derivati.
- “cisgender” che indica il sentirsi a proprio agio con il proprio genere biologico; il contrario di transgender.
- “algocrazia“= forma di società fondata sul dominio degli algoritmi.
- “anagrafare“= inserire dati identificativi relativi a una persona, un animale o un oggetto in un registro.
- “blastare“, termine usato nel gergo giovanile che significa attaccare o deridere pubblicamente, specie su social network.
- “camperizzare” consiste nel trasformare un mezzo come un furgone o un van in un camper vero e proprio.
- “disiscrivere” contrario di iscrivere.
- “domotizzare” che vuol dire rendere i dispositivi di una casa automatizzati attraverso sistemi informatici.
- “Feezare“= dall’inglese “to freez” congelare.
- “Sextortion“= estorsione di denaro, di favori sessuali o altro ai danni di una persona, dietro minaccia di rendere pubblici contenuti personali compromettenti di natura sessuale (messaggi di testo, foto o video).
- “Foodie” usato per indicare una persona amante della cultura gastronomica.
Le entrate rispecchiano la società, l’uomo, la sua evoluzione. Si coniano parole per poter descrivere meglio la realtà che ci circonda, che come la stessa lingua, muta. La trasformazione della lingua è più veloce di cambiamenti biologici o ambientali, ma più lenta di quelli culturali. Risulta difficile tenere testa al flusso linguistico costantemente in evoluzione.
Avete qualche idea per le parole che entreranno nel vocabolario italiano per il 2021?