L’adolescente costruisce il proprio sé, contraddittorio e in crisi secondo la psicologia e i film occidentali, flessibile e sicuro secondo Margaret Mead.

Molti film ci raccontano che l’età più difficile per donne e uomini sia quella adolescenziale. Il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta viene visto come fondamentale per la definizione del proprio carattere e inevitabile causa di conflitti con il mondo esterno.

Adolescenti con il cuore a mille
L’adolescenza è l’età dell’euforia e della tristezza, dell’amore e dell’odio, della felicità e della rabbia, di tutti sentimenti contrastanti che convivono nel cuore del teenager. Si tende a parlare di un sé fluttuante: non si ha stabilità emotiva, certezza nelle opinioni né personalità coerente.
Nel film “17 anni e come uscirne vivi” l’impacciata studentessa di liceo Nadine vive una vera tortura: scopre che la sua migliore, e praticamente unica, amica Krista inizia ad uscire con il suo brillante fratello maggiore. Nadine si sente più sola che mai, ogni giorno si colora di sentimenti differenti. A volte cerca il metodo migliore per suicidarsi, a volte la spinta necessaria per buttare tutto alle spalle, a volte la speranza data dall’amicizia con un ragazzo riflessivo. Forse non è detto che le situazioni siano tutte così terribili né per lei né per tutti gli adolescenti. Ma chi glielo fa comprendere?

La favola del brutto anatroccolo
Il teenager è concentrato su di sé, sul suo “palco immaginario” in cui gira la sua “favola immaginaria“, come ritiene la psicologia, con il mondo esterno lì pronto a scrutarlo, lodarlo e anche criticarlo. È lui il protagonista indiscusso, è lui che ha i problemi più complessi da risolvere, è lui l’unico a potersi lamentare. Perché?
In fondo è lui “il brutto anatroccolo”: nella sua favola è lui a non essere bello quanto la società richiede.
Sì, confrontandosi con i coetanei, ha perennemente paura che la sua fisicità non sia appropriata. Il confronto con i modelli proposti dai mass – media conduce la ragazza o il ragazzo a una cronica inadeguatezza e critica delle sue “rotondità” e della sua sessualità.
Per esempio nel film “A.S.S.O” Bianca inizia a ritenersi l’Amica Sfigata Strategicamente Oscena: tutti la usano per ottenere informazioni e conoscere le sue due migliori amiche più popolari.
L’immagine di sé non rientra nelle proprie aspettative. Ma siamo sicuri che queste aspettative siano proprie dell’adolescente e non della società?
La crisi adolescenziale è influenzata dalla natura o dalla cultura?
In una società di tabù e limitazioni è il contesto ambientale a provocare la crisi adolescenziale.
I cambiamenti naturali della pubertà destabilizzano sì, ma è la società a fare di questi una crisi.
Margaret Mead, antropologa statunitense, negli anni 20 studiò l’adolescenza in una società primitiva sull’isola di Tau. Qui non risultò esserci una crisi adolescenziale! L’aspetto più rilevante fu la natura estremamente flessibile e dinamica della società che pareva non dare spazio a possibili fratture di ordine generazionale.
Nel mondo occidentale l’ignoranza per i fatti della vita, quali nascita, sesso, malattia e morte è sempre fonte di disagio e sofferenza. In quell’arcipelago al contrario questi fatti appartengono alla quotidianità, non sono tabù! Le ragazze si sento libere di vivere la propria sessualità e nudità senza vederne un dramma.
L’antropologa sostiene che una possibile soluzione per il mondo occidentale sarebbe educare alla scelta le persone, rendendole consapevoli dei diversi punti di vista per guardare il mondo.
Sarebbe probabilmente necessario insegnare all’adolescente come pensare e come guardare e non cosa pensare e cosa guardare per ridurre la favola dell’adolescente in crisi. E aggiungerei: per rendere l’adolescente più abile e consapevole di affrontare una realtà senza chiusure dettate dai tabù.