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Il 30 gennaio 1969 sul tetto dell’allora Apple Records, i mitici ‘Fab Four’ cominciarono a suonare, sorprendendo la città, gli uffici e i lavoratori in pausa, vista la vicinanza all’ora di pranzo. Era mezzogiorno difatti, e piano piano una grande folla si raccolse sotto l’edificio al n.3 di Savile Row Street, con lo sguardo verso l’alto riconoscendo -chi non riusciva, all’epoca- il sound dei quattro di Liverpool, assistendo a quello che sarebbe stato il loro ultimo concerto, e il primo dopo 3 anni di assenza dal palco. I fortunati spettatori si accalcarono per la strada e alcuni di loro furono intervistati mostrando, soprattutto fra i giovani esaltati, interesse e positività verso l’iniziativa -tranne pochi, forse ignari dell’importanza dell’evento. Il tutto fu programmato pochi giorni prima: servivano delle scene da aggiungere al film Let it Be-Un giorno con i Beatles che sarebbe uscito un anno dopo e allora si ricercava una location particolare. Si pensò addirittura alle piramidi e al deserto del Sahara, ma qualcuno (non si sa bene chi) propose il tetto. Il concerto durò circa 40 minuti, fino all’interruzione della polizia, comunque rispettosa verso i colossi che erano i Beatles, con la riproduzione di una decina di brani. Alla fine la folla tornò alle sue normali attività, i tetti vicini, che si erano riempiti di gente, si liberarono, e i Beatles salutarono il mondo con un evento mozzafiato, emozionante anche a distanza di anni. Lennon, con la sua solita ironia, chiuderà con queste parole:

I’d like to say thank you on behalf of the group and ourselfes and I hope we passed the audition.” (Mi piacerebbe ringraziare a nome del gruppo e di noi stessi e spero che abbiamo passato i provini/le audizioni)

A distanza di anni, cosa rimane dei Fab Four?

La loro musica segnò un decennio. Dal 1962 al 1970, il gruppo dominò le classifiche senza mai cedere il posto, nemmeno a distanza di anni. Ma tutto questo perché? Ci sarebbe molto da dire, e molto si è detto, ma principalmente i Beatles furono i primi a parlare direttamente ai ragazzi attraverso la musica. Il vero talento fu questo. Dopodiché, si può parlare del loro talento musicale, dei loro esordi e del periodo che dedicarono alla sperimentazione, approdando nello psichedelico, nell’hard rock, nel blues, abbracciando le corde di Jimi Hendrix, rimanendo, indipendentemente dalla veste, sempre loro: i Beatles.

Al giorno d’oggi non è sicuramente più possibile avvicinarsi al loro successo, almeno considerando la grande fama, il grande flusso che da loro partì e la grande influenza che ebbero su tutto il panorama pop. Non si parla solamente di gusti musicali, semplicemente viviamo in una condizione sociale e musicale diversa -nel bene e nel male- da quei controversi, spaventosi, ma eccessivamente affascinanti, anni sessanta. Il loro stile è dunque sempre rimasto inconfondibile, considerando le elegantissime linee vocali di Paul McCartney e le sue linee melodiche, i testi di John Lennon e il doveroso contributo, spesso poco considerato, di George Harrison e Ringo Starr. Non rimane che ascoltare, queste liriche coinvolgenti, lasciandosi trasportare dalle fantasie di quattro giovani ragazzi che hanno cambiato il mondo.

Alessandro Martino

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