5 storie che non sapevi sulle vite di 5 grandi scienziati

Nel XIX secolo si è sviluppato in Europa il positivismo, una filosofia che si allontana dal pensiero metafisico per limitarsi allo studio delle scienze sperimentali, alle quali viene data massima fiducia. Quello che spesso si tende a omettere o dimenticare è l’imperfezione delle scienze: gli studi scientifici sono il tentativo umano di comprendere le cause della natura e usare queste conoscenze per difendersi da essa.

Il positivismo ha in parte omesso una premessa fondamentale della scienza: non la si dovrebbe considerare come oggetto di fede, quanto di continua messa in discussione. Osservando la Storia della Scienza non si può che notare quanto spesso si debbano al caso anche le migliori scoperte. Il che porta a comprendere quanto sia importante la fiducia nella sperimentazione, anche quando sembra non portare a nulla.

Foto dal Museo Galileo di Firenze

Galileo Galilei

Tutti lo conosciamo come l’inventore del telescopio: falso. Nel 1609 Paolo Sarpi portò in Italia un prototipo di telescopio, inventato da vetrai olandesi: confidando nelle abilità dello scienziato, Sarpi propose a Galileo di implementare lo strumento con lenti più potenti e usarlo per studiare lo spazio. Un anno dopo Galilei pubblicò il “Sidereus Nuncius” in cui espose le novità scoperte con il “perspicillo” (primo nome del telescopio), tra cui il famoso studio sulla faccia della Luna che scoprì non essere perfetta e sferica come la tradizione l’aveva descritta, ma dotata di fiumi e crateri proprio come la Terra.

Oggi gli è intitolato il museo di storia della scienza di Firenze, dove è conservato il dito medio della sua mano destra, che venne tagliato da un ammiratore quando le sue reliquie vennero spostate per una nuova sepoltura.

Nonostante non sia stato il vero ideatore del telescopio, Galileo fu certamente l’inventore del microscopio, strumento che negli anni successivi fu fondamentale per lo sviluppo degli studi medici e biologici. Questa scoperta però gli sembrò piccola cosa e preferì concentrare i suoi studi in ambito astronomico.

Johannes Kepler

Solamente con la Rivoluzione Francese lo “scienziato” divenne una professione prestigiosa. Prima di allora chi professava interesse nella scoperta scientifica difficilmente aveva modo di guadagnare dalle proprie ricerche, così i grandi scienziati furono obbligati a coniugare lo studio scientifico con la loro professione, ad esempio: Newton lavorò come direttore della zecca e Lavoiser come esattore delle tasse.

Keplero non venne meno: gli venne assegnata una cattedra presso la scuola di Graz che lo rese matematico della regione, grazie a questa carica il suo compito non si limitava all’insegnamento universitario, ma era sua responsabilità fare previsioni astrologiche. Nonostante non avesse particolare interesse nelle ripercussioni psicologiche dei suoi studi astronomici, i suoi oroscopi ebbero grande successo e nel 1595 riuscì a prevedere un inverno rigido, rivolte contadine e la guerra contro i Turchi.

Campanile di San Marco

Piazza San Marco è uno dei simboli più importanti della città di Venezia e uno dei campanili più alti d’Italia. Venne costruito nel IX secolo e nel corso della storia venne danneggiato e distrutto innumerevoli volte, a causa di incendi e terremoti, ma principalmente da fulmini.

Per la sua altezza venne scelto da Galileo nel 1609 come luogo della prima dimostrazione del suo cannocchiale, e Goethe nel saggio “Viaggio in Italia” affermò che proprio dalla cima di quel campanile vide “per la prima volta il mare e su di esso alcune vele”.

Intorno al 1750 Benjamin Franklin, studiando i fenomeni elettrici riuscì a creare un’armatura capace di scaricare a terra cariche di elettricità: il parafulmine. Lo scienziato propose di installarne uno sul campanile della basilica di San Marco, ma il doge di Venezia rifiutò l’offerta, dichiarando di non poter accettare una costruzione che cercasse di proteggere gli uomini dal volere divino, anche se sotto forma di fulmine.

Solo nel 1776 il campanile venne dotato di un parafulmine. Da allora l’unico crollo è avvenuto nel 1902, a causa di un errore di calcolo durante i lavori per la realizzazione dell’ascensore.

Antoine Parmentier

Durante la Guerra dei Sette Anni Parmentier, farmacista militare, venne fatto prigioniero dall’esercito prussiano e in prigione venne nutrito solamente con patate. In Germania infatti, già dal 1746 le patate erano coltivate intensamente in tutte le province del regno grazie al decreto “Kartoffelbefehl” firmato da Federico II per far fronte alla carestia dovuta alle continue guerre: la coltivazione delle patate, avvenendo sottoterra, non poteva essere distrutta dagli eserciti in marcia.

Il tubero era arrivato in Europa dalle Americhe già da molti anni, ma in Francia nel 1700 era ancora considerato solamente cibo per maiali e velenoso per gli uomini.

Una volta tornato in patria Parmentier volle portare la tradizione della coltivazione delle patate, così nel 1778 invitò alcuni tra gli scienziati più importati di Parigi, tra cui il chimico Lavoisier e lo scienziato Benjamin Franklin, ad una cena tutta a base di patate.

Parmentier venne ammesso all’Académie des Sciences e negli anni a seguire i chimici nei laboratori di Lavoisier studiarono metodi di cottura per rendere le patate digeribili anche per gli uomini.

Ambroise Paré

La chirurgia moderna nacque nel XVI secolo grazie ad un giovane e fortunato medico francese: nel 1537 Ambroise Paré partì verso Torino come medico dell’esercito francese. La polvere da sparo era appena stata inventata, dunque i medici dovevano ancora sperimentare i migliori metodi per guarire le prime ferite da armi da fuoco. La tecnica ordinaria consisteva nel bloccare le emorragie con olio bollente: procedimento particolarmente doloroso, dopo il quale spesso il paziente moriva a causa dei dolori e delle febbri provocate dalle ustioni.

Dopo una battaglia, finite le scorte di olio, il medico fu obbligato ad affidarsi ad un nuovo metodo sperimentale: utilizzò un unguento a base di tuorli d’uovo, essenza di rosa e trementina. Nonostante il rischio corso nel trasgredire le indicazioni mediche stabilite, Paré scoprì un nuovo metodo curativo molto meno aggressivo e doloroso.

Tornato in Francia scrisse un trattato sulle ferite da armi da fuoco e catturò l’attenzione del re che lo nominò suo personale chirurgo. Sotto la protezione del monarca potè procedere i suoi studi nell’ambito della chirurgia plastica, creando le prime protesi.

Mandatory Credit: Photo by Historia/Shutterstock (7665164mx)
Ambroise Pare French Surgeon (1510-1590) Pare Removes A Lance Head From the Face of the Duke of Guise 16th century
Historical Collection 91

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