fbpx
5 cose che (forse) ti starai chiedendo sul nuovo DPCM del 24 ottobre 2020

Facciamo chiarezza sulle novità introdotte dal DPCM del 25 ottobre 2020.

DPCM. Quattro lettere che, se ascoltate poco meno di un anno fa ci avrebbero forse fatto pensare ad un medicinale, una malattia o forse una strana parola tedesca e invece rappresentano il nostro peggior incubo. Sì, perché durante questo 2020 che sembra non smettere mai di deluderci, il significato della temuta sigla ci è molto chiaro, perché sono i vari DPCM, susseguitesi da gennaio fino ad oggi, che hanno scandito i ritmi delle nostre vite negli ultimi mesi, ridisegnando volta per volta i contorni e i limiti delle nostre libertà a seconda dell’andamento del contagio da COVID19. Non sempre però il governo è stato troppo chiaro, utilizzando alle volte parole troppo difficili e indecifrabili anche per gli esperti del diritto: è per questo che nel seguente articolo cercheremo di fare chiarezza sull’ultimo emanato.

1) Cosa è un DPCM? Perché il Presidente del Consiglio può intervenire così sulle nostre libertà costituzionali?

Il DPCM in realtà, prima dell’avvento di questa situazione di emergenza, era usato veramente di rado: questo perché esso è un atto amministrativo, quindi molto diverso da fonti come la legge, il decreto legge o decreto legislativo, quindi da queste completamente distinto. In realtà l’utilizzo del DPCM in questa situazione ha rappresentato una vera e propria novità, da molti non condivisa. Prima del funesto 2020 infatti, esso poteva essere impiegato per fini come nomine dirigenziali, mentre per situazioni di emergenza come queste era preferito il decreto legge, che rispetto al DPCM, forse presenta un elemento di maggiore democraticità. Gli effetti di un decreto legge infatti rimangono in vigore se, e solo se, esso viene convertito da parte del parlamento in legge entro 90 giorni dall’emanazione, passaggio non presente per il DPCM, espressione della volontà del solo premier. Il presidente Giuseppe Conte ha però giustificato l’utilizzo di questo strumento adducendo come giustificazione la necessità di rapidità di intervenire con delle misure restrittive per far fronte all’emergenza, nonostante la grave influenza che i provvedimenti hanno avuto su diritti inviolabili come la libertà personale. L’unico requisito che il DPCM necessita per essere legittimo è una legge o un atto avente forza di legge che giustifica la sua esistenza, cosa che nel caso del DPCM del 25 ottobre accade grazie alla presenza del Decreto Agosto.

2) Posso uscire dopo le 18?

In realtà il nuovo DPCM non prevede a livello statale e unitario un coprifuoco, che sarebbe l’unico impedimento alla libertà di circolare liberamente dopo un certo orario: dunque nessuna limitazione o autocertificazione per uscire o stare in giro, a meno che non sia la singola regione di residenza ad aver previsto un coprifuoco, come è stato previsto in Lazio o Lombardia. Certo è da sottolineare che all’art.1 si prevede anche la libertà dei singoli comuni di disporre la chiusura di centri urbani o piazze dopo le 21 per evitare gli assembramenti, cosa che ci fa pensare ad un forte disincentivo del governo a lasciare i cittadini liberi di muoversi per le città.

3) Ma cosa sono le raccomandazioni?

E’ necessario sottolineare che, soprattutto negli ultimi 2 DPCM, sono sorte delle raccomandazioni indirizzate ai cittadini. Esse riferite una volta al limite di persone da accogliere in casa propria (massimo 6) e un’altra alla possibilità di spostarsi dal proprio comune, essendo appunto delle raccomandazioni non costituiscono un obbligo giuridico. Sono più dei consigli, degli avvertimenti, come farebbe un vecchio zio. Quello che conta è che, in caso di violazione di questi preziosi moniti, è necessario sapere che nessuno può subire una sanzione, almeno finché queste raccomandazioni non si trasformeranno in un obbligo giuridico vincolante.

4) Sono legittime le manifestazioni?

A differenza di quanto successo durante i mesi di piena emergenza, ancora più cruciali a causa della scarsa conoscenza del virus, in questo DPCM non viene negato il diritto dei cittadini, costituzionalmente garantito, di manifestare. All’art.1 si prevede infatti che le manifestazioni pubbliche sono consentite solo in forma statica, a condizione che siano osservate le distanze sociali prescritte, presupposto, come vediamo nelle tristi immagini degli ultimi giorni nelle piazze italiane, non è sempre rispettato.

5) Perché sono stati chiusi cinema e teatri?

Una delle previsioni che ha destato maggior clamore e malcontento è proprio quella che dispone la chiusura di cinema e teatri, soprattutto se, leggendo i dati raccolti dall’inizio della pandemia ad oggi, consideriamo che i contagi avvenuti in questi luoghi sono inesistenti. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha risposto alle critiche e alle proteste derivanti dal mondo dello spettacolo non solo sottolineando la gravità della crisi e il rischio del contagio a suo parere sottovalutati, ma ha anche giustificato la scelta con il tentativo e la necessità di ridurre la mobilità delle persone.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: