Il Superuovo

47 anni fa ci fu il referendum sul divorzio: analizziamolo in relazione alla legge

47 anni fa ci fu il referendum sul divorzio: analizziamolo in relazione alla legge

Controverso e delicato, il tema del divorzio non ha conosciuto una facile trattazione in Italia, come dimostra l’organizzazione del referendum per abrogarne la disciplina.

Le vicessitudini storiche, ideologiche e politiche hanno causato una tardiva trattazione dell’istituto del divorzio in Italia. Un argomento che anche dopo aver ottenuto una concretizzazione sul piano giuridico ha conosciuto una forte opposizione.

La legge del 1970:

Il 1° dicembre 1970 fu introdotta la “legge Fortuna-Baslini”, la legge numero 898 di tale anno. Essa prende il nome dai suoi promonitori, ovvero Loris Fortuna (appartenente al Partito Socialista Italiano) e Antonio Baslini (membro del Partito Liberale Italiano), e inserì per la prima volta nel panorama politico e giuridico italiano la c.d. disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio. In realtà non fu il primo tentativo di addentrarsi in tale materia, dato che poco meno di settant’anni prima l’esecutivo guidato da Giuseppe Zanardelli presentò una proposta per prevedere lo scioglimento dell’unione matrimoniale, ma essa si rivelò scarna e spartana (poiché prevedeva la possibilità di agire verso tale direzione per casi dalla rilevanza particolare, come adulteri o registrazione di condanne ai danni di uno dei due coniugi) e al contempo non conobbe approvazione. Con il passare del tempo l’Italia fu inghiottita da nuovi sviluppi politici che resero del tutto impossibile proseguire un cammino legislativo di questo tipo, basti pensare all’avvento del regima fascista che riconosceva nell’unione coniugale e nella famiglia in sé dei capisaldi sociali su cui non si poteva transigere, dunque fu necessario attendere a lungo. La faccenda riemerse intorno agli anni ’60 proprio grazie a Loris Fortuna, che cominciò a mobilitarsi a favore dell’istituto del divorzio, affiancandosi anche alla Lega italiana per l’istituzione del divorzio. Con lui, Antonio Baslini collaborò al fine di raggiungere tale obiettivo e quando la legge fu presentata alle camere ottenne l’approvazione dei partiti di sinistra, mentre incontrò una forte opposizione dalla Democrazia Cristiana, la quale era molto legata all’idea di unione indissolubile tra i coniugi. La legge Fortuna-Baslini comunque venne approvata, prevedendo la possibilità di avviare le pratiche di divorzio qualora non sussistano più le motivazioni che hanno condotto alla scelta del matrimonio. Essa ha conosciuto poi degli aggiornamenti, i quali si sono rivolti soprattutto alla durata necessaria della separazione che deve sussistere per permettere il divorzio, passando da tre anni a un anno o sei mesi, in caso di separazione consensuale.

Il referendum del 12 maggio 1974:

Il risentimento della Democrazia Cristiana di fronte all’approvazione della Legge Fortuna-Baslini non cessò, difatti venne richiesto di indire un apposito referendum abrogativo. Gli ideali fondanti tale partito si trovavano in totale disaccordo con un testo giuridico di quel tipo, in quanto quest’ultimo prevede la possibilità di porre fine ad un’unione che invece nell’ottica religiosa viene valutato come indissolubile. Il panorama politico del tempo si trovò nettamente diviso, vedendo da un lato socialisti, radicali, liberali e repubblicani a favore di quanto approvato nel 1970, e dall’altro una Democrazia Cristiana guidata da Amintore Fanfani che mostrò da subito, con fare determinato e risoluto, la volontà di fare un passo indietro. I cittadini italiani furono dunque chiamati alle urne per rivelare il proprio punto di vista e fu la prima volta che in Italia veniva indetto un referendum abrogativo. Il quesito referendario interrogò dunque i cittadini italiani ad esprimersi in merito alla loro vicinanza o meno alla proposta di abrogare quanto previsto dalla legge Loris-Fortuna. Complice anche delle forti mobilitazioni promosse anche da personaggi appartenenti al mondo della cultura e dello spettacolo, il risultato fu straordinario: quasi l’88% degli aventi diritto al voto espresse la propria preferenza, mostrando dunque quanto il tema del divorzio fosse percepito come vicino e significativo dalla popolazione, e la vittoria spettò al “No”, ovvero a tutti coloro che si opposero all’abrogazione di tale legge. Fu un risultato rivoluzionario che mostrò apertamente l’inversione di rotta percepita nell’animo degli italiani, un cambiamento netto rispetto a quanto era sostenuto nel passato tradizionalista.

L’importante contributo di Marco Pannella

Leader del Partito Radicale, Marco Pannella è stato una delle figure di spicco nella mobilitazione a favore dell’introduzione prima, e del mantenimento poi, della legge sul divorzio. Egli fece tesoro del modello di rapporto diretto tra cittadino e sfera politica, difatti fece ricorso molte volte allo strumento della manifestazione. Quanto appena affermato trova conferma in quella che fu organizzata nel dicembre del 1965, evento durante il quale Pannella anticipò al suo pubblico la volontà di fondare un vero e proprio gruppo orientato ad introdurre un’adeguata disciplina dell’istituto del divorzio. Nacque così la Lega Italiana per l’Istituzione del Divorzio (LID), con la quale lo stesso Fortuna collaborò, e Marco adottò metodi anche drastici per sottolineare l’importanza del tema trattato e favorire la sensibilizzazione del tessuto sociale, come ad esempio il digiuno. Se da un lato la LID si impegnò nel garantire un’efficiente diffusione di materiale d’informazione riguardo al tema dello scioglimento dell’unione coniugale, dall’altro si concentrò anche nell’interloquire con i vari parlamentari presi singolarmente, in modo da permettere l’introduzione di una vera e propria legge. Ciò avvenne proprio nel 1970, ma con l’organizzazione del referendum abrogativo fortemente voluto dalla DC si rese nuovamente necessaria un’attenta mobilitazione, questa volta a tutela di tale disposizione giuridica. Ciò che si deve riconoscere a Marco Pannella, al Partito Radicale e alla LID in generale, è la capacità che hanno dimostrato nel trattare un argomento che fino a quel tempo veniva rilegato al contesto privato in un modo nuovo, attribuendogli un carattere sociale e d’interesse collettivo.

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